Imparare a leggere le etichette è il primo passo per un consumo consapevole.
La maggior parte dei prodotti in commercio vanta componenti dannosi per uomo e ambiente, ma comprendere quelle strane diciture appare un’impresa ardua ai più.
Consideriamo alcune nozioni basilari.
Dal 1997 ogni prodotto cosmetico deve esibire l’INCI, l’elenco degli ingredienti espresso secondo una nomenclatura standard. In questa lista le sostanze seguono un ordine decrescente, partendo dunque da quella contenuta in percentuale maggiore.
Resta un problema: imparare a conoscere i componenti.
Tra i punti di riferimento, il biodizionario (www.biodizionario.it) rappresenta oggi la più grande guida esistente in Italia sulle sostanze impiegate con maggiore frequenza nella produzione di cosmetici. Qualche esempio?
Il “propylene glycol” è un derivato del petrolio spesso usato come antigelo per radiatori, e impiegato nei prodotti cosmetici come umettante/solvente.
Altro derivato petrolifero è il “paraffinum liquidum”, normalmente presente nelle creme all’ossido di zinco per bambini.
Finalmente non abbiamo più scusanti, un consumo responsabile è oggi possibile e conviene.
A tutti.
















Gennaro Esposito 6 gennaio 2010 alle 20:39
Su queste cose ne sappiamo davvero poco…almeno fino ad ora. Queste indicazioni possono finalmente aiutarci a fare luce su un argomeno molto importate per la nostra salute.
Marianna 6 gennaio 2010 alle 21:24
Quindi occhio!
Econote » Blog Archive » INCI: occhio agli ingredienti cosmetici 6 gennaio 2010 alle 22:09
[...] Read the rest here: Econote » Blog Archive » INCI: occhio agli ingredienti cosmetici [...]
Fiorella 6 gennaio 2010 alle 22:59
già buttato un flacone….ma quindi cosa è meglio? i prodotti di erboristeria? tipo “antica erboristeria” o “l’erbolario”…..
Sonia 7 gennaio 2010 alle 09:59
Occhio si…. o meglio, impariamo ad aprirli questo occhi
Marianna Sansone 9 gennaio 2010 alle 14:37
Spero che Sonia ce lo sveli nelle “prossime puntate”.
Volevo riportare un commento utile alla discussione postato su fb in riferimento proprio al tema di cui parla Sonia nel pezzo, lo copincollo, è di Giuseppe:
Premetto che non voglio difendere i produttori di cosmetici, ma qualche precisazione dovrebbe essere fatta.
Per primo, non sarebbe possibile per ogni componente scriverne la derivazione, l’impiego, etc. La stragrande maggioranza delle sostanze contenute nei cosmetici, e non solo, se ricercate fuori dal contesto del prodotto, riportano diciture (le … See Morecosiddette “frasi di rischio” e “consigli di prudenza”) che possono lasciare perplessi riguardo la loro potenziale tossicità. Ma nel contesto di un prodotto va valutata non la tossicità assoluta di un determinato componente, bensì quella relativa, valutata in relazione alla quantità della sostanza considerata e a quella delle altre contenute nel prodotto, nonchè valutata in relazione alla frequenza di esposizione al prodotto singolo e la via di applicazione (cutanea e solo cutanea nel caso dei cosmetici). Non dovrebbe destare preoccupazione, tuttavia, sapere che una sostanza può avere più applicazioni. Non è detto, fra l’altro, che le sostanze derivate dal petrolio debbano essere necessariamente dannose.
Non da ultimo, va considerato che ogni prodotto cosmetico, farmaceutico, borderline, etc, commercializzato in Italia (quindi, anche se prodotto e confezionato in altro Paese), è soggetto ad una meticolosa prcedura di autorizzazione ad opera del Ministero della Salute che utilizza, quale organo tecnico di consulta, l’Istituto Superiore di Sanità. Lo scopo di tale procedura autorizzativa è appunto quello di valutare, innanzitutto, la sicurezza del prodotto e, solo successivamente, la sua eventuale efficacia.
Quello che la cronaca insegna, invece, si riferisce a vere e proprie frodi, prodotti contraffati che, come tali, non sono oggetto di controllo da parte degli organi competenti e presentano caratteristiche di composizione e metodi di produzione non attinenti alle norme vigenti.
Sonia 9 gennaio 2010 alle 19:46
Bene, sono contenta che se ne inizi a parlare veramente e si, sicuramente nelle prossime puntate racconteremo molte cose.
] . Antica erboristeria e l’erbolario sono esempi di “ecofurbate”!!!! (l’erbolario però ha creato una linea ,di pochi prodotti, bioecologica).
Ci tengo a dire, è bene che ognuno impari nel suo piccolo a distinguere quello che fa male e quello che può far bene.
Rispondo subito a Fiorella: mi spiace ma erboristeria non è sinonimo di bio o eco bio, non confondete questi termini con la dicitura naturale.
Quelli che di solito vendono in erboristeria sarebbero “naturali” perchè mixano derivati vegetali ed elementi di sintesi….dunque, occhio, consultate il biodizionario ed informatevi sulle molecole maggiormente sotto accusa [ci saranno articoli al riguardo
Poi per quanto riguarda la risposta postata da Marianna c’è molto da dire. In primis è vero che il prodotto va valutato in base alla percentuale dei componenti ( va da se, dunque, che se un componente dannoso è messo all’ultimo posto dell’INCI potremmo anche chiudere un occhio perchè significa che ce ne sta davvero poco….).
Non mi trova daccordo sulla valutazione della tossicità, perchè sebbene si debba guardare al prodotto nel suo contesto di ingredienti (nonchè di posizioni), un ingrediente tossico resta comunque un ingrediente tossico!!! Un derivato del petrolio resta comunque un derivato del petrolio e per quanto alcuni li possano valutare non troppo negativamente, preferisco un derivato vegetale ( e indovinate perchè…).
Tra l’altro ci sono degli studi (non troppo esposti ovviamente) che mettono in evidenza certe problematiche e certi rischi che deriverebbero dall’utilizzo di talune sostanze ( anche di questo ne parleremo).
In ultimo c’è la questione delle procedure di autorizzazione: non voglio assolutamente sminuire il lavoro di chi “cerca” di “assicurare un prodotto…ma la certificazione non è sempre sinonimo di sicurezza (altro nodo da sciogliere), e poi si sa, il commercio è prima di tutto commercio (yuhuuu!). Dunque??? Imparare a leggere e a conoscere i componenti, imparare a conoscersi per difendersi soprattutto da chi cerca di ingannarci.
La vera sicurezza sta nella consapevolezza….ricordatelo sempre.
Sonia 9 gennaio 2010 alle 19:52
Ah, quando parlo di tossicità mi riferisco sia per l’ambiente sia per l’uomo…eco&bio insomma
.
Anche se un componente può essere poco tossico per l’uomo, può esserlo molto per l’ambiente , e non vale tanto dire “ce ne sta poco”, perchè il danno sta nel…mhhh…. potenziale cumulativo, chiamiamolo così. Se io lo uso, tu lo usi, lui lo usa, noi lo usiamo, ecc, siamo troppi ad usarlo nonostante ce ne sta poco nel prodotto, e gli effetti si avvertono comunque a livello ambientale, perchè magari può essere difficile da smaltire.