Un consumatore responsabile è alla ricerca di prodotti che:
-rispettino uomo e ambiente
-non incrementino la vivisezione
Per la prima problematica il metodo più sicuro è nella consultazione del già citato biodizionario;
Per la seconda bisognerà scegliere prodotti aderenti allo Standard internazionale “Senza crudeltà”, che impedisce alle aziende di effettuare (o commissionare) test su prodotto finito e su singoli ingredienti.
Questi ultimi rappresentano il vero problema perché, per legge, tutte le nuove sostanze devono essere sottoposte a controllo. Aderire allo Standard significa, dunque, che l’azienda s’impegna a non usare componenti nuovi, testati dopo una data fissa e specifica (che varia da un produttore all’altro), chiamata “cut-off date”.
In ogni caso meglio non fidarsi di bollini e generiche scritte sulle confezioni, del tipo“non testato su animali”, perché assai spesso ingannevoli o usati impropriamente.
Piuttosto andrà consultato l’elenco delle ditte “cruelty free” sul sito del comitato VIVO (http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html).
Ma attenzione: mentre col biodizionario si tiene conto della tossicità delle sostanze e non dei test su animali, per la lista VIVO il discorso è inverso, e può succedere di trovare aziende che utilizzano ingredienti nocivi nonostante sposino la causa “senza crudeltà”.
Nessun problema; semplicemente useremo entrambi i sistemi e contemporaneamente.
Bisognerà cercare se un’azienda è nella lista, e valutare i suoi prodotti attraverso il biodizionario.
E’ un nuovo inizio…ci proviamo tutti?
















Marianna Sansone 5 febbraio 2010 alle 14:35
Nelle liste “nere” veramente degli insospettabili!
Sonia Lay 5 febbraio 2010 alle 15:14
Esatto, ed ora mi chiedo: quanti ci proveranno davvero? E perchè chi sa, spesso preferisce non provare a fare diversamente? Ci siamo forse adeguati un pò troppo?
Ci stanchiamo di trovare una strada migliore?
Secondo me siamo diventati troppo “fraccomodi”
Marianna 5 febbraio 2010 alle 20:23
E allora aiutaci tu a scartare le aziende, i marchi, che non “si comportano bene”.
Sonia Lay 6 febbraio 2010 alle 08:52
Per me sarebbe un onore ed un piacere, ma ovviamente ognuno deve metterci il suo.
Nel senso, i mezzi per capire esistono.
Vivo e il Biodizionario ne sono un esempio, poi è normale che ognuno maturi una personale opinione.
Però queste sono indicazioni di base, io penso che abbiamo ormai capito tutti che è quasi tutto da scartare.
Pensa che io voglio imparare a farmi il sapone, eheh
Fiorella 7 febbraio 2010 alle 09:52
che ne dite di questa?
http://www.floralia.info/filosofia.htm
Sonia Lay 7 febbraio 2010 alle 10:45
Cara Fiorella,
.
grazie per il tuo contributo.
Cosa diciamo? Diciamo che l’azienda è il Saponificio Gianasso ( che tra l’altro ha anche un altro marchio, Il noto “I provenzali”) che ha aderito al non testato su animali ( come puoi vedere dalla lista VIVO )
Precisamente di Floralia non ho mai acquistato nulla, non so se siano proprio bio al 100%, si dovrebbe valutare l’INCI di qualche prodotto.
Ma ti posso dire con certezza che “I provenzali” ha da un pò realizzato una linea BIO (c’è scritto proprio sulla confezione), che è possibile trovare anche nei centri commerciali.
Direi che è comunque un buon inizio ;D