Brutte notizie per le povere balene (e credo anche per noi, di conseguenza): un recente studio mostra che i tessuti di questi mammiferi presentano altissimi livelli di tossine e metalli pesanti, finanche in quelli che si trovano nelle remote aree oceaniche della Terra.

Il biologo Roger Payne, della Ocean Alliance, nota: “nei tessuti delle balene analizzate abbiamo trovato alti livelli di Cadmio, Alluminio, Cromo, Piombo, Argento, Mercurio e Titanio. Dal Polo all’Equatore, le balene hanno ingerito sostanze inquinanti sversate dall’uomo anche migliaia di chilometri più lontano”.

E a noi torneranno, se tanto mi dà tanto.

Mercurio, pericolo enorme – Il mercurio, una tossina che tutti cerchiamo di evitare, è presente in quantità 16 volte più grandi di quello presente in squali e pesci spada, specie ittiche tradizionalmente conosciute come vere e proprie ‘bombe al mercurio’ potenziali.

La stessa media delle balene è (era?) 8 volte più bassa: e gli organi interni hanno probabilmente concentrazioni maggiori di quelle che è possibile trovare nei tessuti, oggetto della ricerca.

La più grande minaccia di sempre per l’uomo – Siamo al vertice della catena alimentare: tossine come quelle trovate nelle balene si trasmettono di madre in figlio. Che ci piaccia o no, ridurrà la nostra attesa di vita.

Speranze di sopravvivenza? – Le previsioni di Payne sono tutt’altro che rosee: “non vedo alcun futuro per le balene. Allo stato, non c’è alternativa alla loro estinzione,” dichiara il ricercatore. Poche parole, terribili.

Sostanze chimiche di scarto, derivate dalla lavorazione dei metalli, dai processi industriali e dagli imballaggi non spariscono nel nulla: si muovono di continuo e raggiungono luoghi impensabili: se vogliamo proteggere l’umanità dagli effetti terribili di questa minaccia, l’unica soluzione è cessare la produzione e l’utilizzo di queste sostanze. Tutti insieme e ciascuno per sè.