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	<title>Econote.it &#187; Clima</title>
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	<description>Storie da un mondo più verde</description>
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		<title>Nasce Think Tank Map, la rete mondiale sui cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 07:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet L’Iccg è l&#8217;International Center for Climate Governance, ed ha da poco lanciato un’iniziativa molto utile per chi è interessato ai cambiamenti climatici globali: ha infatti attivato la Think Tank Map, ovvero un progetto-osservatorio che intende unire le varie realtà che, a livello globale, si interessano ai cambiamenti del clima e del territorio globale. Questa [...] <a href="http://www.econote.it/2011/11/09/nasce-think-tank-map-la-rete-mondiale-sui-cambiamenti-climatici/">Leggi tutto</a>]]></description>
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<p>L’Iccg è l&#8217;International Center for Climate Governance, ed ha da poco lanciato un’iniziativa molto utile per chi è interessato ai cambiamenti climatici globali: ha infatti attivato la <a href="http://www.iccgov.org/Think_Tank_Map/think-global.php"><strong>Think Tank Map</strong></a>, ovvero un progetto-osservatorio che intende <strong>unire le varie realtà che, a livello globale, si interessano ai cambiamenti del clima e del territorio globale.</strong></p>
<p>Questa mappa si sviluppa come un utile strumento per conoscere le varie organizzazioni attive in tutto il mondo negli ambiti di ricerca relativi alla governance del clima, e in questo modo per permettere alle istituzioni di presentare le proprie attività di ricerca ad un pubblico prevalentemente specialistico. Come si può vedere sul <a href="http://www.iccgov.org/Think_Tank_Map/think-global.php">sito</a> ci sono già numerosissime realtà coinvolte in tutto il mondo, e per  l’Italia, nel dettaglio, abbiamo lo <em>IEFE</em> &#8211; Istituto di economia e politica dell&#8217;energia e dell&#8217;ambiente, lo stesso Iccg, il Kyoto Club e il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC).</p>
<p>In questo modo, nelle intenzioni dell’Iccg, ci sarà la possibilità di <strong>costruire connessioni, opportunità e discussioni su temi importanti come quelle collegate al clima e ai suoi cambiamenti</strong>: <strong><span style="color: #008000;">saranno ben nove le aree di ricerca dell’osservatorio: energie rinnovabili, impatti, adattamento, politica e istituzioni, clima e sviluppo, carbon finance, città sostenibili, acqua, foreste e uso del suolo.</span></strong></p>
<p>Sarà a partire da questi argomenti che l’osservatorio lancerà quindi una serie di studi e approfondimenti. La Think Tank Map sarà dunque “<em>un barometro delle trasformazioni delle istituzioni monitorate e della loro influenza sulla politica. Grazie alle ricerche dell&#8217;Iccg e ai contributi degli utenti, il Think Tank Map crescerà presto fino ad offrire una panoramica completa dei think tank attivi nel campo della governance del cambiamento climatico</em>”, ha riferito lo stesso Iccg.</p>
<p>Di sicuro quindi un importante strumento che permetterà, a livello transnazionale, a numerose realtà di entrare in contatto e realizzare, si spera, nuovi progetti per il clima – e non solo – del nostro pianeta.<br />
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		<title>Where the hell is munnezza? Intervista ai The Jackal</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 01:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
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</p></div>
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<p>Li conosco già da un po&#8217;, e come me chiunque frequenti la rete e in particolare YouTube si sarà prima o poi imbattuto in uno dei loro video.<br />
Sono i <a href="http://www.thejackalweb.it/chi-siamo"><strong>The Jackal</strong></a>, un gruppo di videomaker napoletani che hanno inanellato, uno dopo l&#8217;altro, una serie di tormentoni sul web: da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DfmQSoKbxgY">Lasciarsi su Facebook</a> a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QxLzPDKQCq0">Io sono molto Leggenda</a>, fino a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BpJi0k2ElG8">The Washer</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bUYmNbcFEKE">30 Denari</a>.</p>
<p>Sempre meglio, sempre più cliccati, sempre più virali. E ora, prendendo spunto dal noto video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zlfKdbWwruY">“Where the hell is Matt”</a>, realizzato da Matt Harding qualche anno fa in giro per il mondo, <strong>gli Sciacalli hanno deciso di scendere in campo nell&#8217;emergenza e, attraverso un video, parlare di Napoli, della questione dell’immondizia e delle bellezze – nonostante tutto – della nostra città.</strong></p>
<p>Li abbiamo raggiunti via mail per qualche domanda, mentre il loro video ha già superato le 150000 visite: <strong>Dov&#8217;è Napoli? Where the hell is munnezza.</strong></p>
<p><span style="color: #008000"><strong>Prima di tutto parlateci un po’ del vostro progetto. Cos’è Jackal e che rapporto hanno i suoi componenti con l’ecologia?</strong></span></p>
<p><em>The jackal è un gruppo di produzione video che si concentra sulla creazione di video per il web, ma non solo. Nei nostri lavori parliamo del mondo che ci circonda, di attualità e politica in chiave ironica. <strong>È logico quindi che l&#8217;ecologia sia spesso al centro dei nostri corti</strong>: l&#8217;abbiamo fatto con &#8220;Where the hell is munnezza&#8221;, ma anche con &#8220;Io sono molto leggenda&#8221; e con il video che abbiamo girato per invitare la gente a votare SI al referendum contro il nucleare.</em></p>
<p><span style="color: #008000"><strong>Secondo me il video che avete girato è originale e a tratti commovente. Come mai avete voluto dedicare un video di questo tipo alla vostra città? Avevate pensato anche ad altri plot?</strong></span></p>
<p><em><strong>Siamo amanti dei video viral più famosi e pensando al video di Matt, che nel genere è un classico, ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se il protagonista avesse visitato Napoli in periodo emergenza rifiuti. </strong>In corso d&#8217;opera però ci siamo accorti che il video poteva essere l&#8217;occasione per lanciare anche un messaggio e non solo per strappare una risata. Di idee per rappresentare il problema rifiuti ce ne sono venute tante, ma appoggiandoci ad un video così famoso eravamo certi di suscitare l&#8217;interesse del pubblico del web.</em></p>
<p><span style="color: #008000"><strong>Avete avuto qualche difficoltà nel girare il video, sacchetti a parte?</strong></span></p>
<p><em><strong>Sì, mentre giravamo il video molte persone ci urlavano contro prendendoci per gente che volesse mostrare solo il brutto di Napoli. </strong>Ci dicevano frasi come &#8220;riprendi il mare, non riprendere la munnezza&#8221;. Personalmente non penso che l&#8217;abbiano fatto con cattive intenzioni: c&#8217;è un grande orgoglio dei cittadini nei confronti di questa città, nonostante tutto quello che accade. </em></p>
<p><strong><span style="color: #008000">Nel video scrivete: Da soli non si può fare molto. Bisogna essere in tanti. Secondo voi la cittadinanza non è molto attiva da questo punto di vista, o vi riferite anche all’amministrazione provinciale e al governo nazionale? Cosa cambierebbe davvero la nostra situazione?</span></strong></p>
<p><em><strong>Sì, insieme indica proprio tutti: lo stato incolpa il cittadino accusandolo di essere incivile, il cittadino accusa lo stato di essere inefficiente.</strong> Possono essere vere entrambe le cose, ma proprio per questo bisogna che tutte le parti in gioco si facciano forza e si sostengano a vicenda. Nei commenti, si evidenzia anche come gli altri cittadini d&#8217;Italia siano molto preoccupati per questo problema, e anche un aiuto da parte loro è gradito. Certo, dopo un primo aiuto sarebbe meglio se Napoli riuscisse a continuare da sola.</em></p>
<p><span style="color: #008000"><strong>Pochi giorni fa abbiamo <a href="http://www.econote.it/2011/07/18/cleanap-%E2%80%93-qui-ci-si-rimbocca-le-maniche/">intervistato il gruppo Cleanap</a>. Li conoscete? Potreste pensare di seguirli in una delle loro iniziative di Guerrilla di civiltà, sarebbe un bel modo di documentare il loro operato.</strong></span></p>
<p><strong><em>In realtà abbiamo già partecipato in prima persona</em></strong><em> a questo evento riprendendolo e aiutandoli a pulire Napoli. Potete trovare il video che abbiamo girato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qXVQXIqY4NU&amp;feature=related.">qui</a>.<br />
La loro è un&#8217;ottima iniziativa e li stimiamo molto per quello che continuano a fare per la nostra città.</em></p>
<p><strong><span style="color: #008000">Il video è già tra i più visti della settimana su YouTube e si candida ad esserlo per molto tempo ancora. E non è né un video di calcio, né sexy, né su Berlusconi. Come mai, secondo voi, questo successo?</span></strong></p>
<p><strong><em>Di sicuro, il merito è di Simone che è un gran ballerino <img src='http://www.econote.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />   e poi c&#8217;è il tema che è di grande interesse e una buona dose di ironia. </em></strong></p>
<p><span style="color: #008000"><strong>Cosa pensate dei commenti critici, superficiali e razzisti che già stanno iniziando a comparire nei commenti al video?</strong></span></p>
<p><em>Il nostro video nasce come spunto di riflessione. Il fatto che tante persone lo usino come punto di riferimento per confrontarsi su questo argomento ci fa piacere.<strong> Su YouTube si vedono spesso commenti estremi ma pensiamo faccia parte del gioco e non ci sembra il caso di censurarli.</strong> Inoltre, c&#8217;è anche tanta gente che riesce a rispondere in modo serio e intelligente ai commenti più stupidi e razzisti, e speriamo che questo possa aiutare chi li scrive a maturare un&#8217;opinione meno superficiale. </em></p>
<p><span style="color: #008000"><strong>Infine, Econote.it vi chiede un augurio sincero alla vostra e alla nostra città.</strong></span></p>
<p><em>Semplicemente, <strong>speriamo che riesca a risolvere i propri problemi e poi a vincere lo scudetto!</strong></em></p>
<p><em><strong><a rel="attachment wp-att-9469" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/07/255011_2009555353339_1077369806_2320737_5630391_n.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9469" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/07/255011_2009555353339_1077369806_2320737_5630391_n-600x250.jpg" alt="" width="600" height="250" /></a><br />
</strong></em><br />
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		<title>Dall&#8217;Atmosfera all&#8217;Oceano</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Sansone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet A 10.901 metri sotto il livello del mare, nell&#8217;Oceano Pacifico, ad est delle isole Marianne, corre una lunga cicatrice sul fondo marino lunga 2.500 Km. È la Fossa delle Marianne, la fossa oceanica conosciuta più profonda al mondo, con un massimo di profondità di circa 10 Km (2 Km in più rispetto all&#8217;altezza dell&#8217;Everest). [...] <a href="http://www.econote.it/2011/02/03/novita-dal-profondo-blu/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="bottomcontainerBox" style="">
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			</div>
</p></div>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-6547" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/02/461px-Marianatrenchmap.png" alt="" width="277" height="359" />A <strong>10.901 metri</strong> sotto il livello del mare, nell&#8217;<strong>Oceano Pacifico</strong>, ad est delle<strong> isole Marianne</strong>, corre una lunga cicatrice sul fondo marino lunga <strong>2.500 Km</strong>. È la<strong><span style="color: #339966"> Fossa delle Marianne</span></strong>,<strong> la fossa oceanica conosciuta più profonda al mondo</strong>, con un massimo di profondità di circa <strong>10 Km</strong> (2 Km in più rispetto all&#8217;altezza dell&#8217;Everest).</p>
<p>Proprio li, dove la luce solare non riesce ad arrivare, è giunta una sonda marina diretta da ricercatori internazionali. Dopo 3 ore di caduta libera per raggiungere il fondale, la piattaforma ha iniziato ad eseguire le sperimentazioni programmate. <strong>Dalle analisi fatte in loco, pare che quest&#8217;enorme fenditura sul fondale oceanico sia capace di contenere grosse quantità di CO<sub>2</sub>, sottratte dall&#8217;atmosfera. Tale </strong><strong>fenomeno rientrerebbe a far parte del grosso equilibrio di emissioni/sottrazioni che governa la composizione della nostra atmosfera e, quindi, l&#8217;ecosistema terra.</strong></p>
<p>Solo due uomini arrivarono sul fondo della Fossa delle Marianne: <strong>Jacques Piccard </strong>e<strong> Don Walsh</strong>, era il 1960. Al fine di render abbastanza pesante il batiscafo (di nome <em>Trieste, </em>della U.S. Navy) furono usate palle di cannone e benzina come zavorra. Piccard racconta: <em>&#8220;Il fondo appariva luminoso e chiaro, un deserto che faceva trapelare diverse forme di diatomee </em>[alghe unicellulari]<em>&#8220;</em></p>
<h4>Il risultato di quest&#8217;emozionanti esplorazioni ci insegnano quant&#8217;è complesso il nostro pianeta e di come tutto sia collegato e ben equilibrato. Una macchina perfetta capace di autorinnovarsi. Essendo noi parte &#8220;del tutto&#8221;, deve crescere e radicarsi la nostra responsabilità nei riguardi di quest&#8217;equilibrio, senza il quale la <span style="color: #339966">vita </span>come la intendiamo non si sarebbe sviluppata.</h4>
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		<title>Un 2010 ardente</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 07:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Sansone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[effetto serra]]></category>
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		<description><![CDATA[Tweet La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha pubblicato dati rilevanti sul clima del 2010. È stato registrato che la temperatura climatica nel 2010 sia stata di 0,62 gradi superiore alla media di quelle registrate in tutto il ventesimo secolo. Anche se un numero decimale può sembrare irrilevante in se, i suoi effetti sono [...] <a href="http://www.econote.it/2011/01/20/2010-ardente/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="bottomcontainerBox" style="">
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<p style="text-align: center"><a rel="attachment wp-att-6174" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/01/temperature_noaa2.jpg"><img class="size-full wp-image-6174 aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/01/temperature_noaa2.jpg" alt="" width="406" height="329" /></a></p>
<p>La <strong><span style="color: #339966">National Oceanic and Atmospheric Administration</span></strong> (NOAA) ha pubblicato dati rilevanti sul clima del 2010. <strong>È stato registrato che la temperatura climatica nel 2010 sia stata di 0,62 gradi superiore alla media di quelle registrate in tutto il ventesimo secolo.</strong></p>
<p>Anche se un numero decimale può sembrare irrilevante in se, i suoi effetti sono facilmente dimostrabili con i cambiamenti climatici (talvolta disastrosi) che avvengono in tutto il mondo. Periodi di grossa siccità, come è successo in Gran Bretagna tra gennaio e giugno scorsi, ed alluvioni, come in Pakistan, sono solo alcuni degl&#8217;esempi.</p>
<p><strong>La certezza matematica su eventi di scala globale è difficile raggiungerla, ma i dati parlano chiaro: negl&#8217;ultimi 50 anni il clima globale è cambiato severamente. Il nesso con le attività umane è quasi spontaneo.</strong></p>
<p>Il costante aumento di emissioni di<strong><span style="color: #339966"> gas serra</span></strong> nell&#8217;atmosfera viene subito in mente.</p>
<p><strong>L&#8217;<span style="color: #339966">effetto serra</span> è un fenomeno naturale.</strong> La presenza della nostra particolare atmosfera infatti fa si che il calore proveniente dalla terra (derivante dai raggi solari incidenti) non si dissipi del tutto. Basti pensare alla Luna, su cui non c&#8217;è atmosfera e quindi l&#8217;escursione termica tra &#8220;giorno e notte&#8221; (zone di luce e di ombra) è fortissima (da -233°C a 123°C). <strong>Purtroppo le attività umane dall&#8217;inizio dell&#8217;età industriale ha rotto l&#8217;equilibrio esistente, rendendo, con le emissioni di nuovi gas serra, ancor più &#8220;stringente&#8221; l&#8217;atmosfera, causando l&#8217;innalzamento della temperatura locale.</strong></p>
<h4><a rel="attachment wp-att-6168" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/01/ProtocolloKyoto.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-6168" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/01/ProtocolloKyoto.gif" alt="" width="220" height="219" /></a>Anche se non siamo in Pakistan o in Gran Bretagna, anche se un decimale per noi potrebbe contare quasi niente, <strong>dobbiamo prendere <span style="color: #339966">coscienza </span>che ogni nostra attività ha un suo effetto che si ripercuote come un&#8217;onda su una superficie d&#8217;acqua. Dobbiamo renderci conto dell&#8217;esistenza della relazione causa-effetto e dell&#8217;importanza che essa ha nelle nostre vite come in quelle future. Dobbiamo iniziare ad esser <span style="color: #339966">meno egoisti </span>e <span style="color: #339966">più coscienti</span> delle <span style="color: #339966">nostre responsabilità</span>, non come singoli, ma come <span style="color: #339966">Umanità</span>.</strong></h4>
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		<title>Una Boccata di Ozono</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Sansone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[buco nell'ozono]]></category>
		<category><![CDATA[effetto serra]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="bottomcontainerBox" style="">
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<p style="text-align: center"><strong><a rel="attachment wp-att-5011" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/terra.jpg"><img class="size-large wp-image-5011   aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/terra-1024x768.jpg" alt="" width="368" height="277" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left"><strong>L’</strong><strong><span style="color: #008000">Ozono</span></strong> (celebre per <em>“il suo buco”</em>) è una <strong>gas molto instabile</strong>, costituito da <em>tre atomi di</em> <strong><span style="color: #008000">Ossigeno</span></strong> presente principalmente nello strato atmosferico denominato <strong><span style="color: #008000">Ozonosfera</span></strong><strong>. E&#8217; classificato</strong><strong> fra i </strong><strong><span style="color: #008000">Gas Serra</span></strong><strong>, ma a differenza di quelli “maligni”</strong> (come l’acerrima <em>anidride carbonica</em>) <strong>esso non trattiene l’energia proveniente dalla terra (con il risultato di aumentare il riscaldamento del pianeta, il famoso “<span style="color: #008000">effetto serra</span>”) ma bensì parte di quella derivante dal sole (in particolare i </strong><strong>Raggi <span style="color: #008000">UV-B</span> </strong><strong>e</strong><strong> <span style="color: #008000">UV-C</span></strong><strong>). Di conseguenza questo gas ci scherma dalle radiazioni ad alta energia del sole, potenzialmente dannose per gli esseri viventi (sono infatti potenti mutageni e fotosintesi-inibitori), assorbendo la loro energia, scindendosi in Ossigeno biatomico e monoatomico.</strong></p>
<p style="text-align: left">Per <strong>“</strong><strong><span style="color: #008000">Buco nell’Ozono</span></strong><strong>”</strong> s’intende una diminuzione localizzata di percentuale di questo gas nell’atmosfera. Questo è un fenomeno ciclico naturale, che avviene nell’arco di alcuni mesi in corrispondenza dei poli terrestri. Qui le grosse masse di aria fredda di alcune correnti invernali generano dei vortici ricchi di <strong><span style="color: #008000">Cloro</span></strong>, che dissocia la molecola di Ozono. La diminuzione di questo gas finisce con l’arrivo della stagione primaverile e delle correnti tropicali (cariche di Ozono) che ristabiliscono il grado di concentrazione del gas.</p>
<p><img class="size-full wp-image-4984 alignleft" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/ozono1.jpg" alt="" width="248" height="210" /> Ma in tempi recenti si è notato che questo fenomeno si verificava a macchia di leopardo nell’atmosfera terrestre, con gravi conseguenze sull’ambiente. Ciò è dovuto principalmente dall’inquinamento atmosferico da parte delle attività umane, che riversa nell’aria sostanze (come i <em>Clorurati, Bromurati, Clorofluorocarburi&#8230;</em>) che danneggiano il fine equilibrio esistente fra le reazioni che disfano/rigenerano quest&#8217;importante molecola.  In natura l’Ozono si forma tramite le reazioni come:</p>
<h4 style="text-align: center"><strong>3O</strong><sub><strong>2</strong></sub><strong> → 2O</strong><sub><strong>3</strong></sub></h4>
<p>Queste reazioni sono di tipo <em>endoenergetico</em>, cioè richiedono una certa quantità di energia per attivarsi (l’innesco è provocato generalmente da fenomeni atmosferici come i fulmini e dalle stesse radiazioni UV del sole, spiegando così il perché la percentuale di Ozono è maggiore nelle zone maggiormente colpite dai raggi solari).  Oltre a queste, ci sono altri tipi di processi che sfruttano altre molecole presenti nell’atmosfera e la stessa energia proveniente dal sole. Le molecole coinvolte sono<span style="color: #008000"> <strong>NO</strong><sub><strong>2</strong></sub><strong> (biossido di azoto)</strong></span> e<strong> <span style="color: #008000">OH (gruppo ossidrile)</span></strong>. L’interazione tra queste genera <strong><span style="color: #008000">HONO</span></strong><sub><strong><span style="color: #008000">2</span></strong></sub><strong><span style="color: #008000"> (acido nitrico)</span></strong><span style="color: #008000"> </span>che solubilizzandosi nelle gocce di pioggia, finisce a terra<strong>. In questo modo i reagenti (biossido di azoto e gruppo idrossile) vengono sequestrati dall’atmosfera, diminuendo così gli elementi utili alla formazione di Ozono.</strong> Una recente ricerca (condotta dai Ricervatori del <em>California Institute of Technology </em>e del<em> Jet Propulsion Laboratory della NASA</em>) ha però studiato un altro tipo di reazione che avviene nell’Ozonosfera, ossia la formazione di <strong><span style="color: #008000">acido perossinitroso (HOONO)</span></strong>. Questa molecola è talmente <strong>instabile</strong> che si scinde subito dopo la sua formazione nei componenti NO<sub>2 </sub>e OH (senza quindi aver tempo di solubilizzarsi), restituendo così questi ultimi al ciclo di formazione naturale dell’Ozono.</p>
<h4 style="text-align: center"><strong>NO<sub>2</sub> + OH ⇌ HOONO</strong></h4>
<p style="text-align: center"><strong> </strong><strong>(la reazione è spostata verso sinistra)</strong></p>
<p>Di questa reazione non si conosceva bene la <em>cinetica</em> (tempi e velocità di reazione), ma i Ricercatori hanno fatto luce proprio su questi fattori, <strong>riconoscendo in questo processo (risultato più frequente di quanto si pensava) un ruolo importante di compensazione nella perdita dei reagenti </strong><em><strong>ozono-genici</strong></em><strong> nell’atmosfera.</strong> Si è calcolato infatti che le stime fin’ora effettuate sulla quantità di Ozono siano inferiori al circa 5-10% del dato reale.  Questo ci darebbe una <em>boccata di Ozono</em> <em>in più</em> che dovremo aver cura di non sprecare in <em>inutili chiacchiere.</em><br />
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		<title>Il progetto Weatherathome: gli internauti uniti per prevedere i cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 15:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet foto da Climateprediction Le previsioni meteo molto spesso sono indispensabili: per sapere come vestirci, se portare o meno l&#8217;ombrello, decidere se vestirci o meno a cipolla. E cosa accade se alle previsioni del meteo si unisce la potenza della rete? Entra qui in gioco il progetto weatherathome.net, partito il 17 novembre, in cui gli [...] <a href="http://www.econote.it/2010/11/19/il-progetto-weatherathome-gli-internauti-uniti-per-prevedere-i-cambiamenti-climatici/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="bottomcontainerBox" style="">
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			</div>
</p></div>
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<p lang="it-IT"><a rel="attachment wp-att-4762" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/clouds_saf.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-4762" title="clouds_saf" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/clouds_saf-300x187.png" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p lang="it-IT">foto da <em>Climateprediction</em></p>
<p lang="it-IT">Le previsioni meteo molto spesso sono indispensabili: per sapere come vestirci, se portare o meno l&#8217;ombrello, decidere se vestirci o meno a cipolla. E cosa accade se alle previsioni del meteo si unisce la<strong> potenza della rete</strong>?</p>
<p lang="it-IT">Entra qui in gioco il progetto weatherathome.net, partito il 17 novembre, in cui gli internauti sono chiamati a partecipare a un enorme <strong>esperimento sui cambiamenti climatici</strong>, per capire come questi ultimi, su scala globale, possano influenzare i fenomeni meteorologici locali e cambiare il nostro clima.</p>
<p lang="it-IT">È necessario però che migliaia di <strong>volontari </strong>mettano a disposizione i loro pc, quando sono spenti. Perché è solo con la potenza di calcolo di questi pc che i modelli climatici avanzati possono essere usati, in modo da poter <strong>mettere in relazioni le variabili meteorologiche e prevedere il clima in modo realistico nel futuro, zona per zona</strong>; modelli regionali che possano anche predire l&#8217;occorrenza nel lungo periodo – in un contesto come quello attuale, di riscaldamento globale in atto &#8211; di <strong>eventi devastanti e rari, come uragani, alluvioni </strong>e altro, per i prossimi decenni.</p>
<p lang="it-IT">Altro obiettivo del progetto (che al momento considera Europa, Africa e Stati Uniti) è quello di confrontare le condizioni ottimali dei modelli climatici con i dati reali, per comprendere quale sia stata l&#8217;influenza dell&#8217;uomo, con l&#8217;inquinamento, sul clima.</p>
<p lang="it-IT">In più, <strong>c&#8217;è da tener conto del risparmio energetico</strong>, e dell&#8217;utilizzo di ore di pc “riciclate” quando il pc non è usato dall&#8217;utente.</p>
<p lang="it-IT">In un&#8217;ottica di cambiamenti climatici repentini e inarrestabili, cercare di prevedere il futuro e stare all&#8217;erta nel futuro è una bella sfida, utile sia per i governi che per i singoli cittadini.</p>
<p lang="it-IT">Approfondimento sul tema:<br />
<a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2010/nov/17/weatherathome-climate-change-weather-project">Guardian#1</a><br />
<a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2010/nov/17/climate-prediction-system-launched">Guardian#2</a><br />
<a href="http://climateprediction.net/weatherathome/">Weatherathome</a></p>
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		<title>L&#8217;Italia che frana</title>
		<link>http://www.econote.it/2010/11/11/litalia-che-frana/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 06:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Sansone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Ben 480mila eventi franosi verificatisi in Italia e circa il 70% di comuni a rischio idrogeologico nel bel paese. Questi sono solo alcuni degli spaventosi numeri dati da Legambiente, riguardo la stuazione del nostro territorio. Ogni anno un deja vu di notizie corre lungo le testate giornalistiche, tutte con lo stesso comun divisore: il [...] <a href="http://www.econote.it/2010/11/11/litalia-che-frana/">Leggi tutto</a>]]></description>
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<h3 style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Ben 480mila eventi franosi verificatisi in Italia e circa il 70% di comuni a rischio idrogeologico nel bel paese. </span><span style="color: #008000"><strong><a rel="attachment wp-att-4526" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/smottamenti.jpg"><img class="size-medium wp-image-4526 alignright" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/smottamenti-300x216.jpg" alt="" width="297" height="213" /></a></strong></span></h3>
<p style="text-align: justify">Questi sono solo alcuni degli spaventosi numeri dati da <strong>Legambiente</strong>, riguardo la stuazione del nostro territorio. Ogni anno un <em>deja vu</em> di notizie corre lungo le testate giornalistiche, tutte con lo stesso comun divisore: <strong>il disastro idrogeologico</strong>. <span style="color: #008000"><strong>Ma è davvero così debole di natura il nostro Paese?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">L’Italia è naturalmente a rischio a causa di un territorio <strong>“attivo” </strong>geologicamente. Ma ciò non spiega la frequenza di fenomeni così gravi, come frane ed esondazioni. Infatti l’assiduità e la potenza di tali fenomeni va ricercata negl’interventi dell’uomo sul territorio.</p>
<h4 style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Il terreno, per quanto possa sembrare diversamente, è un sistema ricco di vita e molto complesso. La sua composizione è molto importante e ne determina la solidità, oltre che la vivibilità.</span></h4>
<p style="text-align: justify">Fenomeni come l’Urbanizzazione indiscriminata, la Deforestazione e l’Agricoltura arretrata e selvaggia, mettono in serio pericolo il Paese e la Popolazione, dal nord al sud.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, se al sud predomina l’espansione inco<a rel="attachment wp-att-4525" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/frana.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4525" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/frana-300x199.png" alt="" width="348" height="232" /></a>ntrollata dei centri abitati (un terzo del “territorio verde” italiano è scomparso sotto il cemento), senza piani regolatori che tengano presente dei limiti del territorio, con l’aumento dell’uso del cemento e l’associato disboscamento, con riduzionedel l’area filtrante e fertile del terreno, a nord prevale l’uso di tecniche agricole arretrate molto intensive che accelerano i processi di erosione e quindi privano i terreni dei loro componenti organico-minerali.</p>
<h3 style="text-align: justify"><span style="color: #008000">Gli effetti di tali pratiche sono facilmente immaginabili: se si diminuisce la superficie assorbente, quale è il terreno naturale, si aumenta il volume d’acqua non filtrata e quindi aumenta il rischio di alluvioni; il terreno privato di radici e componenti intrinseche (eroso) è facilmente franabile; la diminuzione delle piante induce un incremento dell’effetto serra locale; la fauna, oltre alla flora, locale tende a scomparire.</span></h3>
<p style="text-align: justify">Recente è il crollo della “<strong>casa dei gladiatori</strong>” a <strong>Pompei</strong>. La colpa è stata data alle copiose precipitazioni degli ultimi giorni. Ma è possibile che una struttura resistita a più di 2000 anni di storia (e piogge), possa crollare su se stessa? Eppure è strano. Il problema delle intense piogge era noto anche agl’antichi cittatidini di Pompei, i quali idearono l’ingegnoso sistema di “massi” alti più di mezzo metro che fungevano da strisce pedonali, in modo da poter camminare in caso di acqua alta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lungimiranti. Loro. </strong></p>
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		<title>RITORNANO LE ECO-BALLE: QUELLE DETTE IN TV</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 09:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbadituf</dc:creator>
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<p>Leggiamo e vediamo ovunque riportate le testimonianze delle (sacrosante) proteste dei cittadini di Terzigno, preoccupati per la loro salute, soli sia contro lo Stato che contro la Camorra.</p>
<p>In questi giorni in cui l&#8217;emergenza rifiuti in Campania si riaffaccia sul panorama mediatico (per pura coincidenza nel momento in cui bisogna convincere la popolazione della bell&#8217;idea di fare altri 3-4 inceneritori in Campania, quando basterebbe quello di Acerra che è il più grande d&#8217;Europa), ritornano in supporto dell&#8217;incenerimento anche una serie di eco-balle raccontate da opinionisti, politici e girotondisti di turno: &#8220;gli inceneritori (ops, in radio, tv e giornali continuano a definirli &#8220;TERMOVALORIZZATORI&#8221;, a dispetto del monito della UE, che multa l&#8217;Italia per questo termine a dir poco fuorviante, a dirla tutta mistificatorio) sono necessari&#8221;. Altrimenti che ne facciamo della monnezza? Ce la mettiamo in testa?</p>
<p>Stranamente, nemmeno una volta, quando queste sciocchezze escono dalla bocca dei prezzolati di turno, c&#8217;è MAI in studio qualcuno in grado di ribattere con un semplice dato di fatto: <strong>L&#8217;ALTERNATIVA AGLI INCENERITORI NON SOLO ESISTE, MA E&#8217; PIU&#8217; CONVENIENTE, PER LA SALUTE, PER L&#8217;AMBIENTE E PERSINO DA UN PUNTO DI VISTA STRETTAMENTE ECONOMICO</strong>.</p>
<p>Ricorderei, visto che sui mass-media tradizionali manca quest&#8217;informazione, che esistono e funzionano in tutto il mondo IMPIANTI PER IL TRATTAMENTO A FREDDO DEI RIFIUTI, ovvero TRATTAMENTO MECCANICO-BIOLOGICO (TMB), che si basano sulla divisione dei rifiuti per materiali, come una sorta di raccolta differenziata a valle, che riesce a &#8220;smontare&#8221; anche i materiali poliassemblati (cioè realizzati con carta e alluminio incollati insieme, ad esempio) con procedimenti tutto sommato semplici, come vasche d&#8217;acqua in cui la carta e i materiali leggeri vengono a galla mentre quelli pesanti finiscono sul fondo e simili ritrovati delle leggi della fisica, come forza di gravità e galleggiamento dei materiali. Il tutto SENZA BRUCIARE UN ACCIDENTI. E visto e considerato che qualsiasi cosa, anche innoqua di per sé, laddove bruciata si trasforma in nanoparticelle tossiche e invisibili nonché impossibili da fermare o gestire, direi che il TMB è non solo un&#8217;alternativa all&#8217;incenerimento, ma anche l&#8217;unica soluzione possibile. Del resto, in un mondo che ha bisogno di più aria pulita e meno inquinamento, laddove si possa scegliere tra bruciare e non bruciare, sempre meglio la seconda opzione.</p>
<p>Adesso passiamo all&#8217;analisi strettamente economica: qualcuno potrebbe pensare che il problema che ferma i politici di fronte al TMB riguardi i costi. Dunque facciamo un po&#8217; di raffronti: <strong>la costruzione di un inceneritore costa in media 360 MILIONI di EURO</strong> (quello di Acerra è costato 460 milioni di euro). A questo vanno aggiunti costi (altissimi) di gestione e l&#8217;effetto collaterale non indifferente delle ceneri tossiche che devono essere interrate da qualche parte con procedure di sicurezza degne di un ordigno nucleare, in quanto sono pericolosissime e INDISTRUTTIBILI. Questo senza contare i miasmi tossici che escono dalle ciminiere, che non è poco già di per sé.</p>
<p><strong>Un impianto per il trattamento a freddo, che non brucia e non inquina, costa, udite udite, 10 MILIONI DI EURO</strong>. Cioè, UN IMPIANTO PER IL TRATTAMENTO A FREDDO DEI RIFIUTI, CHE NON INQUINA, NON E&#8217; DANNOSO PER LA SALUTE, CHE CONSENTE DI RICICLARE I MATERIALI E RIVENDERLI, QUINDI REIMMETTERLI NEL CICLO PRODUTTIVO, SOTTRAENDOLI DA DISCARICHE E INCENERITORI, CON VANTAGGI ECONOMICI PER LA COMUNITA&#8217;, EBBENE <strong>UN IMPIANTO TMB COSTA UN CINQUANTESIMO DI QUANTO COSTA UN INCENERITORE</strong>.</p>
<p>Ma di che stiamo parlando allora?</p>
<p>Se queste cose le so io che faccio fumetti e non politica e nemmeno sono uno scienziato, come mai non ritrovo mai in tv, radio e giornali, in bocca a giornalisti e politici, MAI una voce che ricordi quanto ho scritto adesso, ma che ho detto, sentito, scritto e riscritto fino alla nausea, facendoci persino un libro a fumetti?</p>
<p>Perché Rutelli ad Omnibus su La7 ieri mattina faceva finta di non sapere? Perché i politici invitati a Linea Notte su RaiTre la sera prima fingevano di non sapere? Perché sull&#8217;Espresso di questa settimana c&#8217;è ancora una volta in copertina Veronesi, che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CAshh9Fis1g">HA OSATO DIRE IN DIRETTA TELEVISIVA NAZIONALE IN PRIMA SERATA TV</a> CHE GLI INCENERITORI COMPORTANO <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BAEtdVn0KYY">RISCHIO PARI A ZERO</a>, PER POI AMMETTERE, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B5Zou-1MXQg&amp;feature=related">SERRATO DALLE DOMANDE DI PRIVATI CITTADINI</a> (NON DI GIORNALISTI DELL&#8217;ESPRESSO, PURTROPPO) CHE DI INCENERITORI NON SA NULLA? SI PUO&#8217; DEDICARE UNA COPERTINA A UN PERSONAGGIO COSI&#8217; POCO CHIARO, FACENDO FINTA D NULLA? E STO PARLANDO DI UN GIORNALE PRESUNTO SERIO, NON DI UN TEATRINO DI MARIONETTE.</p>
<p>Perché voglio ben sperare che politici e giornalisti non ignorino le informazioni sull&#8217;esistenza di una più che valida alternativa all&#8217;incenerimento, altrimenti che si dimettano subito, per incapacità di intendere e di comunicare. Anzi, si dimettano in ogni caso, perché far finta di non sapere è ancora più grave.</p>
<p style="text-align: center"><a rel="attachment wp-att-4193" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/10/pesce-aprile.jpg"><img class="size-full wp-image-4193  aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/10/pesce-aprile.jpg" alt="" width="479" height="717" /></a></p>
<p style="text-align: center">(la vignetta mostra l&#8217;inaugurazione-farsa dell&#8217;inceneritore di Acerra, aprile 2009)</p>
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		<title>Il Summit Nagoya: stop alla perdita della biodiversità</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 12:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Il 2010 è l&#8217;anno della biodiversità, ed è in corso appunto la Conferenza sulla Convenzione per la Biodiversità (COP10), l’evento conclusivo per un anno dedicato a questi temi. L&#8217;anno si conclude però con un mancato raggiungimento degli obiettivi posti a tutela della biodiversità sul Pianeta. I delegati a Nagoya perciò, dovranno concordare nuovi obiettivi [...] <a href="http://www.econote.it/2010/10/18/il-summit-nagoya-stop-alla-perdita-della-biodiversita/">Leggi tutto</a>]]></description>
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<p><span style="color: #0000ff"><strong><a rel="attachment wp-att-4112" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/10/bio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4112" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/10/bio.jpg" alt="" width="280" height="202" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff"><strong>Il 2010 è l&#8217;anno della biodiversità, ed è in corso appunto la Conferenza sulla Convenzione per la  Biodiversità (COP10), l’evento conclusivo per un anno dedicato a questi temi. </strong></span></p>
<p>L&#8217;anno si conclude però con un mancato raggiungimento degli obiettivi posti a tutela della biodiversità sul Pianeta. I delegati a Nagoya perciò, dovranno concordare nuovi obiettivi e decidere i meccanismi di finanziamento per raggiungerli. Il WWF sarà presente con una propria delegazione internazionale. Bisogna fermare la continua perdita di ricchezza di vita e la continua erosione dei sistemi naturali.</p>
<p><strong>Il WWF ci ricorda che:</strong></p>
<blockquote><p>&#8220;La biodiversità è una vera e propria assicurazione sulla vita per gli abitanti del pianeta, assicura i più importanti servizi che la natura possa offrirci, come aria pulita e acqua per le nostre città, suoli fertili, risorse marine per la nostra alimentazione  e risorse genetiche e sostanze naturali per la nostra salute&#8221;.</p></blockquote>
<p>Guardiamo all&#8217;Italia: la <strong>Strategia</strong><strong> nazionale della biodiversità</strong> elaborata dal Ministero dell’ambiente e approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, e fortemente voluta dal WWF, è stata approvata il 7 ottobre scorso. <strong>Ora devono seguire azioni concrete. </strong>Il WWF ha inviato una lettera al ministro <strong>Stefania Prestigiacomo</strong> prima del vertice di Nagoya per segnalarle i passi più importanti: <span style="color: #0000ff"><strong>più </strong><strong>risorse finanziarie per la difesa della biodiversità, Piani d’azione regionali, creazione di indicatori di sostenibilità e la Legge Quadro sulla Biodiversità. </strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #008000">L’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità con 57.468 specie animali (8,6% endemiche) 12.000 specie floristiche (13.5%) endemiche, ma molto di questo patrimonio si sta perdendo. Sono a rischio attuamente il 68% dei vertebrati terrestri, il 66% degli uccelli, il 64% dei mammiferi e l’88% dei pesci di acqua dolce.</span></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Quattro sono gli impegni solenni che il WWF Italia chiede al nostro Governo in occasione di Nagoya</strong>:</p>
<blockquote><p>1.destinare <strong>adeguate risorse economiche</strong> alla tutela della biodiversità a partire dalla<em> </em><strong>finanziaria 2011</strong> (e non tagli!),  partendo da quei circa 30 milioni di euro necessari, a superare il taglio del 50% dei fondi per le aree protette previsto nella Manovra 2011-2012 varata lo scorso luglio;</p>
<p>2. procedere alla redazione e alla prima attuazione di <strong>Piani d’azione regionali</strong>, che rendano concreta e visibile l’intervento istituzionale;</p>
<p>3. tenere in conto la natura, definendo quegli <strong>indicatori di sostenibilità </strong>che sono previsti nella riforma della contabilità pubblica del 2009 (legge 196/2009);</p>
<p>4. procedere alla definizione di una <strong>legge quadro nazionale sulla biodiversità</strong>, come stabilito nella Strategia.</p></blockquote>
<p><strong><span style="color: #0000ff">Insomma, aggiungiamo noi, per tutelare il Paese europeo più ricco di biodiversità servono soldi ben spesi e persone competenti, che abbiano a cuore l&#8217;ecosistema e l&#8217;ambiente.</span></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><br />
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		<title>Riscaldamento globale: è possibile evitarlo?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
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		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet Spesso ne sentiamo parlare, ma ancora più spesso le notizie che riguardano il “riscaldamento globale” ci scorrono via sulla pelle, e se anche riescono a catturare la nostra attenzione dopo poco siamo distratti da altro. Sentiamo parlare di ghiacciai che si sciolgono, di temperature in aumento, ma il problema sembra non riguardarci mai più [...] <a href="http://www.econote.it/2010/10/04/riscaldamento-globale-e-possibile-evitarlo/">Leggi tutto</a>]]></description>
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<p>Spesso ne sentiamo parlare, ma ancora più spesso le notizie che riguardano il <strong>“riscaldamento globale”</strong> ci scorrono via sulla pelle, e se anche riescono a catturare la nostra attenzione dopo poco siamo distratti da altro. Sentiamo parlare di ghiacciai che si sciolgono, di temperature in aumento, ma il problema sembra non riguardarci mai più di tanto. Il motivo? <strong>È come se ormai ci fossimo <em>abituati</em> a questo cambiamento</strong>, rassegnati a non poter fare nulla per contrastarlo. E questo è vero?</p>
<p>I pareri in merito sono contrastanti, e si dividono tra i pessimisti, che credono che sia ormai impossibile arginare il problema, e gli ottimisti  che ritengono che sia ancora possibile fare qualcosa.</p>
<p>Il problema ha iniziato a essere discusso e analizzato anche all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica dagli inizi degli anni 80, ma è sempre sembrato qualcosa di distante, non di imminente portata. E invece<strong> il futuro è ben più vicino di quanto pensavamo</strong>. La quantità invece di anidride carbonica che la popolazione mondiale produce, invece, non sembra voler diminuire. Dovremmo cambiare presto i nostri comportamenti quotidiani, dal momento che la tecnologia, la crescita costante e il progresso portano con sé anche un maggiore inquinamento, e di conseguenza effetto serra e riscaldamento globale.</p>
<p>Ma cosa comporta questo riscaldamento? <span style="color: #008000"><strong>I primi a essere colpiti sono gli ecosistemi più deboli</strong></span>, che a causa del “global warming” si trasformano, vengono distrutti o modificati. <strong></strong></p>
<p><strong>A causa del cambiamento del clima muoiono e moriranno migliaia di specie animali e vegetali</strong>, e nonostante ci siano esperti che gridano alla “normalità” di queste morti (secondo il loro parere, da sempre le specie animali sono destinate a morire, e non è certo il nostro comportamento a influire più di tanto su di loro) noi riteniamo che il riscaldamento della terra sia la causa del loro aumento esponenziale. Ma non solo: il riscaldamento e il conseguente scioglimento dei ghiacci delle calotte polari porta all&#8217;ovvio<strong> innalzamento degli oceani</strong>. E quindi molte città costiere rischieranno di essere sommerse dal livello del mare, sempre più alto. Non c&#8217;è da aspettarsi uno scenario alla <em>Waterworld</em>, ma le città di costa di sicuro rischieranno, nei prossimi 60-70 anni di dover progressivamente spostarsi verso l&#8217;interno, se non peggio. In più il cambiamento del clima ha portato al diffondersi di un <strong>numero sempre maggiore di incendi</strong> su scala globale (pensate alla Russia, quest&#8217;estate) e al proliferare di <strong>uragani </strong>e altri particolari e inaspettati eventi climatici, anche in zone fino a vent&#8217;anni fa non toccate da simili fenomeni (per non parlare dei problemi relativi alla corrente del Golfo, minacciata dall&#8217;acqua fredda sciolta dai poli: il rallentamento di questa corrente potrà causare danni climatici irreparabili).</p>
<p>Cosa fare quindi per cercare di arginare il fenomeno? Secondo alcuni, come ad esempio lo studioso <strong>Clive Hamilton</strong>, è già troppo tardi e non possiamo fare più nulla: anche arrestando completamente la nostra produzione di anidride carbonica non sarà possibile evitare tragiche conseguenze per il nostro pianeta. Vogliamo invece essere maggiormente fiduciosi e pensare che le politiche nazionali e internazionali, e il buon senso di ciascuno di noi possa, nel breve-medio periodo, ridurre le emissioni di co2,<strong> arginare fenomeni tremendi</strong> come la deforestazione e quindi procedere, a brevi passi, verso un ritorno alla stabilità.<strong> Il tentativo è quello di ridurre entro i prossimi quarant&#8217;anni di almeno del 50 % le emissioni di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera.</strong> Come fare? Con politiche che perseguano le energie alternative e con l&#8217;adozione di stili di vita diversi, meno estremi, più attenti alla natura. In questo senso il Protocollo di Kyoto (sottoscritto da 150 nazioni) e le misure adottate anche dall&#8217;Unione Europea sono state grandi iniziative, ma non servono da sole. <strong></strong></p>
<p><strong>Anche noi singoli, nel nostro piccoli, dobbiamo impegnarci quotidianamente</strong> per inquinare di meno, evitare sprechi inutili, pensare quotidianamente che la terra non è un bene eterno ma un qualcosa che dobbiamo preservare e amare. In questi casi, l&#8217;unione fa la forza, io almeno ne sono sicuro.<br />
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