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	<title>Econote.it &#187; deforestazione</title>
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	<description>Storie da un mondo più verde</description>
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		<title>La Gran Bretagna vende le foreste</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 07:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La crisi in Gran Bretagna si fa sentire, e anche tanto. E per porre rimedio e cercare di contenere il debito pubblico, si provano davvero tutte le soluzioni: infatti, Cameron e il governo britannico hanno visto la soluzione per uscire dalla crisi nella vendita delle foreste. Per la precisione, la metà dei 748mila ettari di [...] <a href="http://www.econote.it/2010/10/25/la-gran-bretagna-vende-le-foreste/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4229" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/10/sherwood-forest.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4229" title="sherwood forest" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/10/sherwood-forest-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p>La crisi in <strong>Gran Bretagna</strong> si fa sentire, e anche tanto. E per porre rimedio e cercare di contenere il debito pubblico, si provano davvero tutte le soluzioni: infatti, Cameron e il governo britannico hanno visto la soluzione per uscire dalla crisi nella<strong> vendita delle foreste.</strong></p>
<p>Per la precisione,<strong> la metà dei 748mila ettari di foreste del Regno Unito potrà essere venduta a privati entro il 2020</strong>. La notizia è stata data dal giornale Sunday Telegraph, che ha descritto e svelato il piano ideato da <strong>Caroline Spelman</strong>, ministro per l&#8217;Ambiente, per contrastare la crisi.</p>
<p>Tra le altre idee del ministro, c&#8217;è anche la proposta di modifiche sostanziali per la gestione delle foreste, la cui legislazione è in parte antichissima (alcune leggi sulle foreste sono addirittura inserite nella Magna Charta del 1215): volendo, i privati potranno tranquillamente agire su queste proprietà, una volta acquistate.</p>
<p>Una notizia che non ha precedenti ma che permetterà al governo, in questo modo, di fare cassa e risparmiare miliardi di sterline. E che ha fatto ovviamente molto discutere, e siamo certi lo farà in futuro. Una decisione che permetterà ai miliardari di turno di prendere possesso di <strong>ampie porzioni di verde e modificarle a loro piacimento, ad esempio disboscando o costruendo campi da golf. </strong></p>
<p>Sinceramente, però, ci auguriamo che le vendite &#8211; nel caso in cui il piano sia accettato &#8211; siano ben ponderate, caso per caso: <strong>la salute e il rispetto delle foreste sono troppo importanti</strong>, per essere considerate semplice merce in vendita, come un qualsiasi capo di abbigliamento al mercato.<br />
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		<title>Al macero le foreste indonesiane, complice anche l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 09:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Esposito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[Sinar Mas]]></category>

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		<description><![CDATA[Greenpeace punta il dito contro importanti marchi internazionali come Walmart, Auchan, Kentucky Fried Chicken, Burger King e Shiseido. Nel rapporto “Pulping the planet. Come Sinar Mas manda al macero il pianeta” viene denunciata la collaborazione commerciale con Sinar Mas, il “campione della deforestazione”. L&#8217;abbattimento di alberi accellererebbero i cambiamenti climatici, con preoccupanti conseguenze per molte [...] <a href="http://www.econote.it/2010/08/11/al-macero-le-foreste-indonesiane-complice-anche-litalia/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="Sinar Mas"><img class="aligncenter size-full wp-image-2907" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/07/deforestazione.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p><strong>Greenpeace </strong>punta il dito contro importanti marchi internazionali come Walmart, Auchan, Kentucky Fried Chicken, Burger King e Shiseido. Nel rapporto “<strong>Pulping the planet. Come Sinar Mas manda al macero il pianeta</strong>” viene denunciata la collaborazione commerciale con Sinar Mas, il “campione della deforestazione”. L&#8217;abbattimento di alberi accellererebbero i <strong>cambiamenti climatici</strong>, con preoccupanti conseguenze per molte specie animali: la tigre di Sumatra e l’orango indonesiano sarebbero destinati all&#8217;estinzione.</p>
<p>Sin Mas avrebbe provocato una vera <strong>ecatombe sull&#8217;isola di Sumatra</strong>: il rapporto è corredato da decine di immagini che mostrano il drenaggio delle torbiere e il taglio a raso delle ultime foreste pluviali indonesiane.</p>
<p><strong> Chiara Campione</strong>, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia, afferma: “<em>Questi preziosi depositi di carbonio e biodiversità &#8211; denuncia Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia &#8211; sono stati distrutti illegalmente da APP, la longa manus di Sinar Mas per la produzione di carta: APP esporta poi i propri prodotti cartacei anche nel nostro Paese</em>”.</p>
<p>Molte aziende avrebbero risposto a questa denuncia interrompendo i rapporti con le aziende collegate ad gruppo Sinar Mas. Ma bisogna far notare che: negli ultimi anni <strong>l&#8217;Italia è diventata il maggior imporatore di carta dai paesi indonesiani</strong>, si moltiplicano gli uffici di APP che, nel nostro paese, hanno sede a Verona. In merito, Campione dice: “<em>Anche in Italia da diversi mesi stiamo monitorando la filiera della carta italiana e considereremo corresponsabili, proprio come Sinar Mas, tutte le aziende italiane che continueranno a vendere sui nostri mercati la distruzione e i cambiamenti climatici</em>”.<br />
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		<title>Catastrofi ambientali in corso da decenni</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Esposito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre il mondo è in apprensione per i danni procurati dalla marea nera nel Golfo del Messico e si interroga sull&#8217;efficacia del tappo per arrestare il flusso di petrolio (Econote se n&#8217;è occupato a più riprese), Foreign Policy elenca i peggiori cinque disastri accaduti e ancora in corso. Catastrofi delle quali si conosce poco e [...] <a href="http://www.econote.it/2010/07/21/catastrofi-ambientali-in-corso-da-decenni/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a rel="attachment wp-att-2783" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/07/CENTRAL_ASIA_Aral_Sea.jpg"><img class="size-medium wp-image-2783 aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/07/CENTRAL_ASIA_Aral_Sea-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Mentre il mondo è in apprensione per i danni procurati dalla <strong>marea nera</strong> nel <strong>Golfo del Messico</strong> e si interroga sull&#8217;efficacia del tappo per arrestare il flusso di petrolio (Econote se n&#8217;è occupato a più riprese), Foreign Policy <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/07/16/the_world_s_worst_ongoing_disasters?page=0,1">elenca </a>i peggiori <strong>cinque</strong> <strong>disastri accaduti e ancora in corso</strong>. Catastrofi delle quali si conosce poco e nulla, se ne scrive ancora di meno e che durano da decenni.</p>
<p>Dal <strong>1492 </strong>è in atto ad <strong>Haiti </strong>un&#8217;opera di <strong>deforestazione</strong>, si calcola che dall&#8217;arrivo di Cristoforo Colombo circa il <strong>98% degli alberi è stato abbattuto</strong>. Il territorio si presentava coperto di alberi per circa i tre quarti della sua superficie, flora che è stata sfruttata per ricavare <strong>carbone vegetale</strong> (fonte primaria di energia nazionale) tramite la combustione di legno. Venendo a mancare le radici degli alberi, si <strong>perde la solidità e la stabilità del terreno</strong>. Le catastrofi naturali hanno effetti disastrosi più su Haiti che sulla Repubblica Dominicana, paese confinante che condivide le stesse condizioni climatiche e geografiche, ma che ha da tempo sostituito il carbone vegetale con il propano ed ha frenato, così, l&#8217;abbattimento di alberi.</p>
<p>Il <strong>lago Aral</strong>, situato al confine tra l&#8217;<strong>Uzbekistan </strong>e il <strong>Kazakistan</strong>, si è ridotto a due terzi della sua estensione. <strong>Cinquant&#8217;anni fa era il quarto lago più grande del mondo</strong>, ospitava venti diverse specie di pesci ed era circondato dalla vita brulicante dei paesi circostanti. Il suo prosciugamento è stato definito da<strong> Al Gore</strong> il più grande disastro ambientale in corso. Nei <strong>primi anni &#8217;60</strong>, il governo sovietico ha costruito 4<strong>5 dighe e 32000 chilometri di canali</strong> allo scopo di creare un&#8217;azienda di cotone. Oltre a perdere le sue risorse d&#8217;acqua, <strong>l&#8217;Aral è infestato da pesticidi delle fabbriche</strong>. Si stima che 75 milioni di tonnellate di polvere tossica e sale, vengono alzati ogni anno dal vento attraversando tutta l&#8217;Asia Centrale.</p>
<p>La rapida ascesa economica produttiva della <strong>Cina </strong>è stata possibile grazie all&#8217;energia prodotta dal <strong>carbone</strong>. In conseguenza di questo processo, la Cina è la prima nazione al mondo per l&#8217; emissioni di gas serra; inoltre, elevato è il numero di minatori che muore ogni giorno (se ne stimano circa 13) e <strong>frequenti sono gli incendi alle miniere di carbone</strong> che avvengono dal 1962. La <strong>Mongolia Interna</strong> è la regione più colpita dagli <strong>incendi</strong>, <strong>negli ultimi cinquant&#8217;anni se ne sono contati 62</strong>, che hanno distrutto milioni di tonnellate di carbone ogni anno. Gli esperti affermano che questi incendi, da soli, contribuirebbero ai 2/3 per cento dell&#8217;emissione di carbonio mondiale. La Mongolia Interna, un&#8217;area quasi completamente deserta e larga 5000 chilometri, beneficia di uno statuto indipendente ed ha in programma di dimezzare gli incendi entro il 2012.</p>
<p><strong>Da oltre cinquant&#8217;anni è in corso una perdita di petrolio nel delta del Niger</strong>, che, per gravità, supera di gran lunga il disastro della BP. Si parla di circa <strong>2000 diverse perdite e 546 milioni di galloni dispersi</strong>, ma i dati risultano poco precisi a causa delle scarse rilevazioni effettuate. Sulle cause e le responsabilità, le accuse sono incrociate. La <strong>Shell</strong>, tra le principali compagnie petrolifere coinvolte nel disastro, attribuisce la colpa ad eventuali sabotatori. Le associazioni ambientaliste parlano invece dei <strong>bassi livelli di sicurezza</strong>. Un costo non solo ambientale, ma quantificabile anche in termini di perdite di vite umane: Al Jazeera  afferma che solo nel 2008 sarebbero sarebbero stati 100 i lavoratori morti a cause delle esplosioni negli oleodotti.</p>
<p><strong>Nel </strong><strong>1997 viene scoperta nell&#8217;</strong><strong>Oceano Pacifico la più grande discarica di immondizia del mondo</strong> (ne abbiamo accennato <a href="http://www.econote.it/2010/07/12/le-isole-di-spazzatura-nei-nostri-oceani/">qui</a>). Tra la California e le Hawaii si estende un&#8217;enorme<strong> macchia di rifiuti</strong> (<strong>profonda circa trenta metri e larga più del Texas</strong>), composta principalmente da plastica. Una serie di correnti marine avrebbe creato questa curiosa macchia di rifiuti: raccogliendo l&#8217;immondizia dalle coste occidentali statunitensi e da quelle orientali asiatiche, I rifiuti continuerebbero a girare in una zona del Nord Pacifico. <strong>Preoccupanti le conseguenze anche per la fauna marina</strong>. I pesci che si nutrirebbero di pezzi di plastica e delle sostanze chimiche rilasciate nell&#8217;acqua, sono poi quelli che finiscono nei piatti dei consumatori americani.</p>
<p><strong>Eventi e numeri allarmanti</strong> di cui molte persone ignorano l&#8217;esistenza, ma che continuano da anni – e chissà per quanto ancora – a consumare tragedie ambientali di vastissime proporzioni.<br />
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		<title>Guerrilla Gardening: trasformare il cemento in fiori</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guerrilla Gardening, riqualificare uno spazio urbano in una notte, grazie a bombe di semi, bulbi, vanghe e terra. Avete capito bene. Sentiamo di solito parlare di atti di vandalismo, ne siamo testimoni tutti i giorni, sono azioni contro il bene pubblico che vanno dal buttare una cartaccia a terra al deturpare un monumento. Il Guerrilla [...] <a href="http://www.econote.it/2010/02/22/guerrilla-gardening-trasformare-il-cemento-in-fiori/">Leggi tutto</a>]]></description>
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<p><strong><span style="color: #008000;">Guerrilla Gardening</span></strong>, riqualificare uno spazio urbano in una notte, <strong><span style="color: #008000;">grazie a bombe di semi, bulbi, vanghe e terra</span></strong>.</p>
<p>Avete capito bene. Sentiamo di solito parlare di atti di vandalismo, ne siamo testimoni tutti i giorni, sono azioni contro il bene pubblico che vanno dal buttare una cartaccia a terra al deturpare un monumento. <strong><span style="color: #3366ff;">Il Guerrilla Gardening invece è un movimento ecologista, che svolge  “attacchi verdi”, blitz notturni degli attivisti, che nello spazio di una notte riqualificare uno spazio urbano pubblico.</span> </strong>E, non ci crederete, ma gli attivisti del Guerrilla Gardening richiano di essere multati perchè ciò che fanno è <strong>illegale</strong>.</p>
<p>Questa forma di giardinaggio politico e di azione non violenta, si ispira all’uso sostenibile delle risorse naturali, con una strategia fatta di <strong><span style="color: #3366ff;">f</span><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #3366ff;">i</span>ori e piante</span></strong> nel grigio delle nostre città assediate dall&#8217;inquinamento. Funziona così: lasciate un&#8217;aiuola spartitraffico la sera piena di cartacce ed erbacce e la mattina è un piccolo capolavoro di giardinaggio.</p>
<p>L&#8217;attività principale del gruppo che raccoglie sempre più Guerrilla-Gardener è quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città. <span style="color: #008000;"><strong>La</strong><strong> stessa popolazione in molti casi dona piante e materiali utili per gli attacchi verdi</strong></span><strong>. </strong>Una tipologia di &#8220;attacco verde&#8221; è la <strong>Bomba di semi</strong>. Ma come si fa? avvolgi in carta di giornale terriccio, fertilizzante, e semi di fiori imbevuti di acqua. Lancia la tua<strong> flower-bomb</strong> in un&#8217;area da riqualificare. Dopo qualche settimana potrai apprezzare splendide fioriture in luoghi dimenticati.</p>
<p>Per un attacco più incisivo e mirato occorre la <strong>pianificazione</strong>. La spedizione, consigliano i Guerrilla Gardener, deve essere preparata nei dettagli con perlustrazioni diurne. Poi bisogna recarsi sul posto con tutto l&#8217;occorrente: acqua compresa.  Occorre documentare, fare foto prima e dopo l&#8217;attacco. E dopo non dimenticatevi di annaffiare per 2-3 giorni le piante, coprendo la terra intorno con foglie, paglia, ghiaia o altro per ridurre l&#8217;evaporazione dell&#8217;acqua e mantenere terra umida.<br />
Il movimento è già noto nel mondo da anni, la prima volta che è stato utilizzato il termine &#8220;Guerrilla Gardening&#8221; era il 1973, in Italia è nato <strong>2-3 anni fa</strong> da un gruppo di giovani milanesi che ancora oggi segue e consiglia chi vuole aderire e cimentarsi in &#8220;<strong>attacchi verdi</strong>&#8220;.<span style="color: #008000;"><strong> Come spesso accade in queste piccole realtà controcorrente è la Rete a dare una mano e a coagulare le forse positive, ogni giorno nuovi &#8220;guerriglieri&#8221; si aggiungono facendo nascere nuovi gruppi in diverse città prendendo informazioni dal sito guerrillagardening.it</strong></span></p>
<p>Bello no?</p>
<p><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/02/guerillagardening-713031.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1451" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/02/guerillagardening-713031-300x225.jpg" alt="guerillagardening-713031" width="350" height="263" /></a><br />
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		<title>Anche Google contro la deforestazione</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Riccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei maggiori argomenti di discussione al summit sul clima di Copenhagen è stato il monitoraggio della deforestazione da parte dei governi, e i meccanismi per ridurre la scomparsa delle foreste (attualmente da sole &#8216;tagliano&#8217; di un quinto le emissioni di gas serra). In campo anche Google, che ha mostrato ieri un tool che può [...] <a href="http://www.econote.it/2009/12/11/anche-google-contro-la-deforestazione/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2009/12/googleearthimage.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1079" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="googleearthimage" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2009/12/googleearthimage.jpg" alt="googleearthimage" width="300" height="273" /></a>Uno dei maggiori argomenti di discussione al summit sul clima di Copenhagen è stato il monitoraggio della deforestazione da parte dei governi, e i meccanismi per ridurre la scomparsa delle foreste (attualmente da sole &#8216;tagliano&#8217; di un quinto le emissioni di gas serra).</strong></span></p>
<p><strong>In campo anche Google,</strong> che ha mostrato ieri un tool che può aiutare a tenere sotto controllo in tempo quasi reale l&#8217;andamento della deforestazione: triangolando i dati dei satelliti normalmente utilizzati per tracciare le sue mappe, il colosso di Mountain View con un software sviluppato da due ricercatori (Greg Asner del Carnegie Institution for Science e Carlos Souza della Imazon) è possibile avere un &#8216;colpo d&#8217;occhio&#8217; costante e distribuito ovunque. Terabytes di immagini satellitari e statistiche disponibili su centinaia di migliaia di computers, un balzo enorme per tutti i ricercatori e gli osservatori del fenomeno deforestazione.</p>
<p>L&#8217;unica pecca? Dalle parole dei portavoce di Google (&#8220;Questo tool fornirà informazioni più velocemente, più facilmente e con maggiore privacy&#8221;) ci fanno già temere <strong><span style="color: #008000;">un futuro climagate nel quale i governi saranno sempre più portati a &#8216;secretare&#8217; dati sensibili sui cambiamenti climatici.</span></strong><br />
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		<title>Giallo: la FAO promuove la deforestazione?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 09:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Riccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è un mistero al Congresso Mondiale delle foreste di Buenos Aires: i delegati governativi seguono il cerimoniale,  ma associazioni ambientaliste e rappresentanze indigene hanno disertato i lavori.  Perchè? Il nodo è nell&#8217;interpretazione della FAO, che tra le norme a tutela delle foreste ne ha inserita una che comprende tra queste anche le piantagioni. Per ambientalisti [...] <a href="http://www.econote.it/2009/10/23/giallo-la-fao-promuove-la-deforestazione/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><strong>C&#8217;è un mistero al Congresso Mondiale delle foreste  di Buenos Aires: i delegati governativi  seguono il cerimoniale,  ma associazioni  ambientaliste e rappresentanze indigene hanno disertato i lavori.  Perchè?</strong></span></p>
<p><strong>Il nodo è nell&#8217;interpretazione della FAO,</strong> che tra le norme a tutela delle foreste ne ha inserita una che comprende tra queste anche le piantagioni. Per ambientalisti e indigeni le piantagioni sono invece una delle principali  cause della deforestazione, specie nei paesi  tropicali.</p>
<p><strong>Chi ha ragione? -</strong> Secondo la  Pacific Indigenous Peoples Environment Coalition,<em> &#8220;le piantagioni non sono foreste: l&#8217;unica cosa  che hanno in comune è la presenza di alberi. Una  piantagione è un sistema agricolo altamente  uniforme, che solitamente sostituisce ecosistemi ricchi di biodiversità. Malgrado ciò la FAO e la Banca  Mondiale continuano a definire le piantagioni  come foreste.&#8221; </em></p>
<p><strong>Il World Rainforest Movement</strong> punta il dito  sull&#8217;espansione delle piantagioni ai danni delle  foreste naturali, &#8220;fabbriche di alberi&#8221; al posto  di giungle millenarie, ricche di vita e di specie  animali. Per questo avversa i  lavori del Congresso Mondiale delle foreste  promosso dalla FAO in Argentina:<em> &#8220;il Congresso sta sponsorizzando le grandi  piantagioni, fornendo una supposta credibilità  scientifica all&#8217;espansione delle piantagioni&#8221;</em> <strong>ha  commentato Ricardo Carrere, del WRM. </strong></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>La questione si fa spinosa, poichè presto arriveranno forti  sovvenzionamenti alle foreste in  base al meccanismo REDD: proteggere il clima  proteggendo le foreste e il sequestro di carbonio.</strong></span> <strong>Gli ambientalisti temono che i sovvenzionamenti  invece di andare alle foreste naturali,  convergeranno sulle più redditizie piantagioni,  creando così una nuova ondata di deforestazione. </strong></p>
<p>Anche la <strong>Global Forest Coalition</strong> ha espresso  forti critiche, soprattutto nei confronti della  scarsa attenzione ai diritti dei popoli indigeni  (molto critici verso l&#8217;espansione delle  piantagioni). E&#8217; per questa ragione che  l&#8217;associazione si è dimessa dall&#8217;Advisory Board  del Congresso Mondiale sulle Foreste.  Non molto diversa la reazione del Global Justice  Ecology Project, impegnato nel monitoraggio delle  attività industriali legate al mercato dei titoli  di carbonio.</p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Siamo di fronte ad un altro inganno per il Movimento Ambientalista Globale?</strong></span></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>REDD, clima e foreste: <a href="http://www.salvaleforeste.it/Foreste-e-Clima-REDD/">http://www.salvaleforeste.it/Foreste-e-Clima-REDD/</a><br />
World Rainforest Movement: <a href="http://www.wrm.org.uy/">http://www.wrm.org.uy/</a><br />
Global Forest Coalition: <a href="http://www.globalforestcoalition.org/">http://www.globalforestcoalition.org/</a><br />
International Alliance of the Indigenous and  Tribal Peoples of the Tropical Forests:  <a href="http://www.international-alliance.org/">http://www.international-alliance.org/</a><br />
&#8211;<br />
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		<item>
		<title>I 5 Fatti ecologici piu&#8217; importanti del 2009 &#8211; 5 &#8211; censire gli alberi con il codice a barre</title>
		<link>http://www.econote.it/2009/10/20/i-5-fatti-ecologici-piu-importanti-del-2009-5-censire-gli-alberi-con-il-codice-a-barre/</link>
		<comments>http://www.econote.it/2009/10/20/i-5-fatti-ecologici-piu-importanti-del-2009-5-censire-gli-alberi-con-il-codice-a-barre/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 10:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Riccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>

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		<description><![CDATA[5) Censire gli alberi con il codice a barre Trattare le foreste tropicali come un gigantesco ipermercato degli alberi può suonare strano e perfino triste, ma la Helveta, un&#8217;azienda tecnologica inglese, sta facendo proprio questa cosa. Qual è lo scopo? Combattere il taglio e il commercio illegale degli arbusti e dei tronchi, che rappresenta il [...] <a href="http://www.econote.it/2009/10/20/i-5-fatti-ecologici-piu-importanti-del-2009-5-censire-gli-alberi-con-il-codice-a-barre/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="../wp-content/uploads/2009/10/5.jpg"><img title="5" src="../wp-content/uploads/2009/10/5.jpg" alt="5" width="500" height="319" /></a></p>
<h2><span style="color: #008000;"><strong>5) Censire gli alberi con il codice a barre<br />
</strong></span></h2>
<p>Trattare le foreste tropicali come un gigantesco ipermercato degli alberi può suonare strano e perfino triste, ma la Helveta, un&#8217;azienda tecnologica inglese, sta facendo proprio questa cosa. Qual è lo scopo? Combattere il taglio e il commercio illegale degli arbusti e dei tronchi, che rappresenta il 60% (dico SESSANTA PERCENTO) della deforestazione attuale, con un business annuale di 10 miliardi di euro.</p>
<p>Per riuscirci, dovranno &#8216;etichettare&#8217; milioni di alberi in Africa, Sud-Est asiatico e Sud America. E ora? Vi sembra ancora una cosa tanto strana?A conti fatti sono le idee che salveranno il mondo!<br />
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