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	<title>Econote.it &#187; Economia</title>
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	<description>Storie da un mondo più verde</description>
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		<title>GreenWebEconomics, di Davide Reina e Silvia Vianello</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 12:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Verdi]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[È giunto il momento di pensare Green non solo nella vita di tutti giorni, ma anche a un livello più alto, in quelli che sono i principi economici che governano la nostra società. È una “nuova frontiera”, così come viene definita nel sottotitolo del libro, quella della GreenWebEconomics, che Davide Reina e Silvia Vianello illustrano [...] <a href="http://www.econote.it/2011/11/21/greenwebeconomics-di-davide-reina-e-silvia-vianello/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-11368" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2011/11/greenwebeconomics_copertina-591x620.png"></a></p>
<p>È giunto il momento di <strong>pensare Green</strong> non solo nella vita di tutti giorni, ma anche a un livello più alto, in quelli che sono i principi economici che governano la nostra società. È una <strong>“nuova frontiera”, così come viene definita nel sottotitolo del libro</strong>, quella della <strong>GreenWebEconomics</strong>, che Davide Reina e Silvia Vianello illustrano e descrivono nel loro libro uscito per Egea, la casa editrice dell’università Bocconi.</p>
<p>Un volume molto interessante che spiega come si debba ripensare dalle fondamenta la nostra economia perché, citando <strong>Ernst Friedrich Schumacher</strong> riportato nell’esergo al volume, <strong>&#8220;La crescita infinita dei consumi materiali, in un mondo finito, è impossibile&#8221;. </strong>E così, partendo da questo assunto di base,  delineare &#8220;un’economia più giusta, al servizio dell’uomo, fatta di imprese «a misura d’uomo». Un’economia il cui sogno non sia crescere all’infinito ma evolvere in armonia con l’ambiente&#8221;.</p>
<h3><span style="color: #008000"><strong>GreenWebEconomics è la parola d’ordine, insomma. Fondere un’attitudine e un&#8217;impostazione green alle incredibili risorse della rete globale di internet, e in questo modo dare il via a una nuova economia che sostituisca la GreyEconomy.</strong></span></h3>
<p>I due autori, come si dice in questi casi, hanno tutte le competenze per poter dettare nuovi paradigmi in questo campo: <strong>Davide Reina</strong>, infatti, è Marketing Professor alla Sda Bocconi School of Management, e viene da un’esperienza decennale come Director di imprese multinazionali nel consumer goods, retail e automotive, in Europa e Asia, mentre <strong>Silvia Vianello</strong>, dopo esperienze Professore e Advisor a Parigi, Houston e New York, ora è Marketing Professor alla Sda Bocconi School of Management, dove si occupa prevalentemente di Marketing Digitale, Green e Pricing.</p>
<p>Un libro che riesce a equilibrare il lato più tecnico e quello divulgativo: dall’economia della leggerezza al dettaglio della situazione italiana, passando per la geografia, le conseguenze e i nuovi clienti della GreenWebEconomics, fino agli opportunity gap da colmare e all’analisi del mercato dell’auto e della casa, gli autori riescono a trattare nel modo più completo possibile l’argomento, ponendo le basi di quella che possiamo considerare una verà e propria nuova società, la <strong>GreenWebSociety</strong>, che vede l’uomo al centro del ragionamento economico e sociale. Nello stesso tempo, è auspicabile  una <strong>sempre maggiore attenzione al Web e al Green</strong>, che “insieme trasformano i comportamenti delle persone perché ne aumentano radicalmente il potenziale di innovazione a livello individuale, la capacità di lavoro a livello collettivo, gli obiettivi di fondo”.</p>
<p><strong>C’è bisogno di innovazione, di una nuova e diversa forma di organizzazione del lavoro</strong>, di quella che gli autori chiamano “cooperazione in partnership”, in cui tutti quelli che operano nell’azienda ne sono anche soci. Bisogna valorizzare gli individui, non tenerli in competizione, soprattutto de-mercificare l’uomo.</p>
<p>Ecco un passaggio molto interessante: &#8220;De-mercificare l’uomo in una GreenWebEconomics fatta di piccole e medie imprese, riorganizzando il lavoro secondo logiche cooperative e associative, conviene. E conviene perché permette alla persona di esprimere tutte le sue potenzialità. Gerarchizzare, controllare e pagare una persona a elevato grado di conoscenza non per pensare ma per eseguire, seguendo la tipica logica del lavoro dipendente, non conviene perché determina un costo nascosto enorme fatto di idee non proposte, progetti non realizzati, innovazioni non lanciate.&#8221;</p>
<p>Queste sono le linee tracciate. Il percorso da seguire, stando attenti alla GreyEconomics che tenterà di sembrare Green rimanendo Grey, in un economia in cui “pochissimi possiedono moltissimo e le briciole vengono lasciate ai più”. Ed è così che <strong>gli autori sottolineano la necessità di dover costruire un “mondo nuovo”.</strong> E mai come in questo periodo di crisi globale, economica ora ed energetica nel breve futuro, ma soprattutto di “crisi delle idee”, <strong>è evidente a tutti che c’è bisogno di un cambiamento</strong>. In fretta, anche.</p>
<p><strong>Davide Reina, Silvia Vianello<br />
<em>GreenWebEconomics<br />
</em>Egea 2011, 224 pagg., 18 euro</strong></p>
<p><strong>La pagina di <a href="http://www.sdabocconi.it/it/faculty_and_competence/docenti/reina_davide.htm">Davide Reina</a> sul sito della Bocconi</strong></p>
<p><strong>La pagina di <a href="http://www.sdabocconi.it/en/faculty/professors/vianello_silvia.htm">Silvia Vianello</a> sul sito della Bocconi<br />
</strong><br />
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		<title>Parte la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti: facciamo 2 conti</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 12:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbadituf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[govern]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
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		<description><![CDATA[Parte oggi la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, con manifestazioni italiane che vanno da L&#8217;Aquila (dove mettere le montagne di macerie? Il Governo latita anche in questo) a Terzigno per i problemi ormai sotto i riflettori da un po&#8217;. Ridurre i rifiuti è una pratica nella quale per il momento si impegnano più [...] <a href="http://www.econote.it/2010/11/20/parte-la-settimana-europea-per-la-riduzione-dei-rifiuti-facciamo-2-conti/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/02_dedica_Feltrinelli05112008-1024x743.jpg" alt="" width="498" height="361" /></p>
<p>Parte oggi la <strong><em>Settimana europea per la riduzione dei rifiuti</em></strong>, con manifestazioni italiane che vanno da L&#8217;Aquila (dove mettere le montagne di macerie? Il Governo latita anche in questo) a Terzigno per i problemi ormai sotto i riflettori da un po&#8217;.</p>
<p>Ridurre i rifiuti è una pratica nella quale per il momento si impegnano più i cittadini di buona volontà che la nazione, intesa nel senso istituzionale. Le persone più sensibilizzate alla questione ambientale (e anche qui, mai per merito di azioni governative) cercano detersivi e in generale prodotti alla spina; cercano di evitare prodotti sovraccarichi di imballaggi nella spesa quotidiana per la quale preferiscono acquistare quanto più possibile alimenti che non abbiano fatto il giro del pianeta prima di arrivare in tavola; non fanno scorrere inutilmente  l&#8217;acqua dal rubinetto mentre si lavano i denti; preferiscono la doccia al bagno, spengono le luci quando escono da una stanza; e così via. Tutte ottime cose, che potrebbero magari anche diventare oggetto di &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=y5utrioWDt0&amp;feature=related">Pubblicità Progresso</a>&#8221; al posto di certi <a href="http://enviinfo.blogspot.com/2009/04/rifiuti-napoli-la-pubblicita-progresso.html">vergognosi quanto menzogneri spot</a> autocelebrativi.</p>
<p>Il resto della popolazione, quella meno sensibilizzata, comunque docilmente si presta ad ogni tipo di richiesta dall&#8217;alto giunga per diminuire il danno antropico sul pianeta: quindi raccolte differenziate dei rifiuti di vario tipo e grado.</p>
<p>Fin qui l&#8217;azione dei singoli. Che fa invece il Governo Italiano per la riduzione dei rifiuti? Delibera inceneritori. Ovunque in Italia il Governo attua per lo smaltimento dei rifiuti il cosiddetto ciclo integrato, che consiste nel ritirare i rifiuti dalle città, più o meno differenziati a seconda delle situazioni, non mettendo in atto alcuna politica di riduzione a monte degli imballaggi, e portarli in discarica e all&#8217;inceneritore (solo una parte infinitesimale viene riciclata perché gli enti locali hanno l&#8217;obbligo di legge di fornire rifiuti agli inceneritori che se non bruciano abbastanza non convengono economicamente). La parte del ciclo meno nota è che in questo modo i rifiuti non spariscono affatto ma anzi si moltiplicano, come nel miracolo dei pani e dei pesci. Solo che in questo caso non si tratta né di pani e né di pesci, ma di materiali altamente tossici per il sistema ambiente, ovvero per i vegetali, per gli animali e per l&#8217;uomo.</p>
<p>A prescindere dall&#8217;inquinamento ambientale da fumi e nanoparticelle con i conseguenti danni anche sulla salute antropica, che non è un dettaglio trascurabile, l&#8217;assurdità dell&#8217;incenerimento è matematica. <strong>L&#8217;incenerimento raddoppia i rifiuti invece di eliminarli. </strong></p>
<p>Dal Settecento sappiamo che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E&#8217; il cosiddetto <strong>Primo Principio della Termodinamica</strong>. Quindi i rifiuti bruciati non spariscono ma si trasformano (in questo caso in fumi e nanoparticelle incontrollabili per ovvie ragioni). Se non ché, per bruciare i rifiuti occorre immettere in caldaia ciò che è necessario per la combustione, di massa pari al quantitativo di rifiuti immessi. Di conseguenza, se bruciamo 10 tonnellate di rifiuti, ce ne ritroviamo a respirare 20 tonnellate.</p>
<p>Ecco. <strong>Questo è quanto il Governo Italiano sta facendo per la riduzione dei rifiuti. Li aumenta sistematicamente del doppio.</strong> E&#8217; questo il vero miracolo italiano.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-4777" href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/11/02_dedica_Feltrinelli05112008.jpg"></a></p>
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		<title>Guida al perfetto Carpooler</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[automobili]]></category>
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		<category><![CDATA[carpooling]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendiamo questo viaggio nel Carpooling, abbiamo iniziato lunedì con questo articolo. Su Internet, questa grande rete dove si trova di tutto di più, ho trovato moltissimi siti di Carpooling, e molti siti sono stati segnalati da voi tramite il form dei “Contatti” di Econote.it. Il Carpooling è un metodo per spostarsi in auto risparmiando e [...] <a href="http://www.econote.it/2010/04/17/guida-al-perfetto-carpooler/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo questo viaggio nel Carpooling, abbiamo iniziato lunedì <a href="http://www.econote.it/2010/04/12/carpooling-meno-co2-e-piu-risparmio-per-gli-spostamenti-in-auto/">con questo articolo</a>.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff">Su Internet, questa grande rete dove si trova di tutto di più, ho trovato moltissimi siti di Carpooling, e molti siti sono stati segnalati da voi tramite il form dei “Contatti” di Econote.it.</span></strong></p>
<p>Il <strong>Carpooling</strong> è un metodo per spostarsi in auto risparmiando e riducendo le emissioni. In tutti questi siti c’è uno spazio dove inserire il dove devo andare, quando e da dove devo partire.</p>
<h3><span style="color: #008000">Con il Carpooling infatti, condividi l’auto con altri viaggiatori che devono fare quel percorso o parte di esso e il gioco è fatto. Economico ed ecologico, del resto sempre più queste due esigenze vanno a braccetto.</span></h3>
<p>La pratica del condividere l&#8217;auto è maggiormente diffusa nei paesi del <strong>nord Europa </strong>e negli <strong>Stati Uniti </strong>dove esistono associazioni specifiche e &#8211; addirittura &#8211; la segnaletica stradale apposita. In <strong>Italia</strong> le cose stanno un po’ diversamente, ma come dicevamo anche l’altra volta qualcosa inizia a muoversi. Nel 2009 Autostrade per l&#8217;Italia ha promosso un’iniziativa per l&#8217;incentivazione al carpooling: sulle autostrade A8 e A9 riduzioni sull&#8217;importo del pedaggio autostradale.</p>
<h4>Ma vediamo insieme i vantaggi e gli svantaggi:</h4>
<p>- Le auto sono progettate per un 4-5 occupanti.</p>
<p>- <strong>Si risparmia</strong>. Il risparmio è in termini di costo pro-capite in carburante, olio, pneumatici, pedaggi, costi di parcheggio.</p>
<p>- Si <strong>inquina meno</strong>.</p>
<p>- Aumenta la <strong>socialità</strong> fra le persone (<strong><span style="color: #0000ff">da non sottovalutare!</span></strong>).</p>
<p>- Meno<strong> stress</strong> psicofisico (<strong><span style="color: #0000ff">e volete mettere di questi tempi?</span></strong>).</p>
<p>- Maggior possibilità di <strong>parcheggio</strong>, grazie al minor numero di autovetture in circolazione.</p>
<p>Per<strong> contro </strong>ci sono: complicazioni legali maggiori nel malaugurato caso di incidenti stradali, doversi accordare con gli altri per tempi e modalità, discussioni nell’abitacolo.<br />
CARPOOLING: ISTRUZIONI PER L&#8217;USO</p>
<p>È bene concordare tutto in anticipo con i tuoi compagni di equipaggio, anche riguardo alla suddivisione dei costi, la strada da fare, piccoli fastidi o preferenze.</p>
<h3><span style="color: #008000">Insomma il buon vecchio &#8220;patti chiari amicizia lunga&#8221; è sempre valido e  attuale.</span></h3>
<p>Chiarisci quindi sin da subito le tue esigenze, i tuoi dubbi e non esitare a richiedere informazioni: in questo modo eviterai di trovarti in difficoltà o in imbarazzo a viaggio iniziato. Una buona dose di buon senso e di rispetto per gli altri faranno il resto.</p>
<p><strong><span style="color: #008000">Ci sono poi altri consigli:</span></strong></p>
<p>- Fatti accompagnare da qualcuno all’appuntamento.</p>
<p>- Scambia i dati con gli altri per eventuali ritardi, disdette.</p>
<p>- Stabilisci con precisione il <strong>punto d’incontro</strong> e il tempo massimo d’attesa.</p>
<p>- Concorda in anticipo le <strong>modalità</strong> di suddivisione e il pagamento delle spese del viaggio.</p>
<p>- Concorda anche l’alternanza alla guida ma anche cosa è permesso fare in macchina, ad esempio fumare, bere o mangiare.</p>
<h3><span style="color: #008000">Scontata ma vale sempre la pena di ricordarlo: Guida con prudenza e attenzione.</span></h3>
<p><span style="color: #008000"><br />
</span></p>
<div id="attachment_1884"  class="wp-caption aligncenter"  style="width: 306px;"><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/04/capooling.jpg" class="galleryAndCaptionItem" title="Foto da Repubblica.it"><img class="size-full wp-image-1884" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/04/capooling.jpg" alt="" width="296" height="208"/></a><span class="wp-caption-text">Foto da Repubblica.it</span></div>
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		<title>San Benedetto amica dell&#8217;ambiente &#8220;- plastica + natura&#8221;: 70mila euro di multa</title>
		<link>http://www.econote.it/2010/03/26/san-benedetto-amica-dellambiente-plastica-natura-70mila-euro-di-multa/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 14:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settantamila euro, questa la multa alla San Benedetto per avere presentato nei messaggi pubblicitari le bottiglie di plastica come “amica dell’ambiente”. L&#8217;azienda fa capo al Gruppo Zoppas Finanziaria-Famiglia Zoppase ed ha adottato negli ultimi due anni la formula &#8220;eco-frendly&#8220;.  I messaggi di San Benedetto pubblicati   nel 2008 e nel 2009 su diversi giornali insistevano sull’ecosostenibilità [...] <a href="http://www.econote.it/2010/03/26/san-benedetto-amica-dellambiente-plastica-natura-70mila-euro-di-multa/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/sanbenedetto1.jpg"><img class="size-full wp-image-1711 alignnone" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/sanbenedetto1.jpg" alt="sanbenedetto1" width="155" height="190" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #0000ff;">Settantamila euro, questa la multa alla San Benedetto per avere presentato nei messaggi pubblicitari le bottiglie di plastica come “amica dell’ambiente”. </span></strong>L&#8217;azienda fa capo al Gruppo Zoppas Finanziaria-Famiglia Zoppase ed ha adottato negli ultimi due anni la formula &#8220;<strong>eco-frendly</strong>&#8220;.  I messaggi di San Benedetto pubblicati   nel 2008 e nel 2009 su diversi giornali insistevano sull’ecosostenibilità delle nuove bottiglie “<em>prodotte con meno plastica, meno energia e più amore per l’ambiente</em>”. Meno 30% di plastica impiegata e quindi meno energia consumata (-58% per il mezzo litro, -32% per il contenitore da  1,5 l e -43% per le bottiglie da  2 l).</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;AUTORITA&#8217; GARANTE</p>
<p style="text-align: left;">Ma secondo l’<strong>Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</strong> le pubblicità diffuse durante la primavera 2009 con lo slogan “<strong><span style="color: #008000;">– plastica + natura</span></strong>”, non fornivano prove rispetto alla riduzione di peso delle bottiglie. <strong>Non ci sono studi che dimostrino la veridicità di queste affermazioni.</strong></p>
<p style="text-align: left;">GREENWASHING</p>
<p style="text-align: left;">Si tratta forse della prima sentenza  italiana contro il <strong>greenwashing</strong>, questa &#8220;moda&#8221; di far leva su aspetti ecologici inesistenti da parte delle aziende (ne abbiamo già discusso su Econote.it). Questa sensibilità ambientale dei consumatori spinge molti marchi a dare risalto nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di ecosostenibilità dei servizi e prodotti offerti. <span style="color: #008000;"><strong>Una campagna marketing &#8220;green&#8221; fa indubbiamente presa</strong></span>, ma ci auguriamo che possa essere uno sposare la causa ecologica a 360° e non solo una scelta di facciata. E&#8217; d&#8217;accordo l&#8217;Antitrust, secondo cui &#8220;il ricorso ai temi ecologici è un potente strumento di “<em>marketing capace  di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori</em>”.</p>
<p style="text-align: left;">La San Benedetto ha fatto ricorso al TAR.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #0000ff;">Forse l&#8217;avrete pensato anche voi vedendo lo spot in tv. Ma come la bottiglia di plastica amica dell&#8217;ambiente? Non avete sbagliato. </span></strong></p>
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		<title>Yamamay lancia la campagna &#8220;Go Green&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo Carpisa, di cui vi abbiamo parlato qui, anche la lingerie si butta sull&#8217;ambiente. E&#8217; il caso del marchio Yamamay che ha avviato la svolta green con la campagna &#8220;Yamamay Go Green&#8221;. Yamamay ha abbandonato le buste di plastica e adottato lo shopper GoGreen, una borsa di cotone organico (il bio-cotone), la cui fibra è [...] <a href="http://www.econote.it/2010/03/09/yamamay-lancia-la-campagna-go-green/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <strong>Carpisa</strong>, di cui vi abbiamo parlato <a href="http://www.econote.it/2010/02/23/la-green-revolution-di-carpisa/">qui</a>, anche la lingerie si butta sull&#8217;ambiente. <strong><span style="color: #008000;">E&#8217; il caso del marchio Yamamay che ha avviato la svolta green con la campagna &#8220;Yamamay Go Green&#8221;.<br />
</span></strong></p>
<p>Yamamay ha abbandonato le buste di plastica e adottato lo <strong>shopper GoGreen</strong>, una borsa di cotone organico (il bio-cotone), la cui fibra è stata coltivata secondo rigidi principi di <strong>bio-coltivazione</strong>. Ma per averla dovrete aggiungere <strong>1 euro</strong> ad una spesa minima di <strong>49 euro</strong>, nei punti vendita Yamamay. I ricavi ottenuti con questa piccola donazione di 1 euro saranno destinati ad un progetto in collaborazione con <strong>WWF &#8211; Italia</strong> per la <strong><span style="color: #0000ff;">conservazione dell&#8217;Oasi di Macchiagrande</span></strong> (è il consumatore però a sovvenzionare il progetto).</p>
<p>&#8220;Yamamay Go Green&#8221; continua con il <strong>catalogo</strong> della Collezione <strong>Primavera-estate 2010</strong> che è a  &#8220;zero emissioni&#8221;. <strong><span style="color: #008000;">Yamamay ha compensato le emissioni di gas serra associate al catalogo primavera 2010,</span></strong> circa 289 tonnellate di CO2, relative ai consumi energetici, di materiali e dei trasporti, sono state compensate attraverso l&#8217;acquisto di 289 crediti di emissione, provenienti dal progetto di Forestazione in Italia e corrispondenti alla piantumazione di circa 400 alberi nel parco del Molgora, in provincia di Monza. <strong>Anche qui però, perchè non agire direttamente sulle emissioni piuttosto che compensare?</strong></p>
<p>La collezione &#8220;<strong>Spring 2010</strong>&#8221; di Yamamay è realizzata in <strong>cotone organico</strong>. <strong><span style="color: #008000;">L’Organic Cotton Collection ha ottenuto la certificazione OEKO Tex 100</span></strong>, rilasciata dall’Istituto Internazionale per la ricerca dell’Ecologia nel Tessile.</p>
<p>Zero emissioni, bio-coltivazione, certificazione OEKO Tex 100, conservazione dell&#8217;Oasi di Macchiagrande, non male come<strong> punto d&#8217;inizio</strong>,<span style="color: #0000ff;"> <strong>Yamamay Go Green.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong> </strong></span><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/EcoStyle_3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1617" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/EcoStyle_3-300x120.jpg" alt="EcoStyle_3" width="298" height="120" /></a></p>
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		<title>Per un solo piatto di datteri di mare desertificati 10 metri quadrati di fondali</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 13:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No, non ne vale la pena. Un danno del genere all&#8217;ambiente per mangiare un piatto di datteri di mare nelle festività natalizie. I datteri di mare sono proibiti, ne è interdetta la vendita dal 1988. Nonostante ciò le foto scattate dai volontari di Legambiente (sul corrieredelmezzogiorno.it) testimoniano che questi frutti di mare sono in vendita [...] <a href="http://www.econote.it/2009/12/28/ne-vale-la-pena-per-un-solo-piatto-di-linguine-ai-datteri-di-mare-desertificati-10-metri-quadrati-di-fondali/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non ne vale la pena. Un danno del genere all&#8217;ambiente per mangiare un piatto di datteri di mare nelle festività natalizie. <strong><span style="color: #3366ff;">I datteri di mare sono proibiti, ne è interdetta la vendita dal 1988</span></strong>. Nonostante ciò le foto scattate dai volontari di Legambiente (sul corrieredelmezzogiorno.it) testimoniano che questi frutti di mare sono in vendita al mercato alla vertiginosa cifra di <strong><span style="color: #3366ff;">80 euro al chilo. </span></strong>Se questi signori li vendono a questa cifra significa che c&#8217;è chi non bada a spese e sopratutto non è a conoscenza del danno che arreca al fondale marino, mentre mangia i datteri di mare. La legge italiana vieta molto chiaramente sia la detenzione che la vendita da più di vent&#8217;anni.</p>
<p>Il dattero di mare  è un <strong>mollusco bivalve</strong>, dalla forma allungata e sottile, di colore bruno che ricorda, appunto, i datteri. Ci impiega dai<strong> 15 ai 35 anni </strong>per raggiungere i 5 centimetri. Vivono su rocce calcaree che <strong>perforano</strong> per parecchi centimetri. Pescare datteri di mare crea un grave danno all’ambiente marino perchè <strong><span style="color: #008000;">la raccolta di questi molluschi viene fatta con martelli distruggendo letteralmente il fondo marino.</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Il prelievo del dattero di mare comporta la <strong>completa desertificazione dei fondali per decenni</strong> eppure la razzia continua e alimenta un giro crimonoso di affari stimato in 2 milioni di euro all&#8217;anno nella sola penisola sorrentina.</span><strong> </strong>Si stima intorno ai <strong>70 mila metri quadrati la desertificazione annuale dei fondali in Campania</strong>, 30 mila in Salento. Per questo abbiamo scelto una foto che ritrae il dattero di mare all&#8217;interno dello scoglio, dove deve restare.</p>
<p>E&#8217; vero che i datteri di mare nei decenni scorsi facevano parte del menù di San Silvestro, ma la tradizione va abbandonata se comporta un tale danno all&#8217;ambiente, non credete? E&#8217; una rinuncia facile dopotutto.</p>
<p><strong><span style="color: #00ccff;"><span style="color: #3366ff;">Portate sulla vostra tavola al Cenone del 31 prodotti tipici a km 0, inizierete un 2010 all&#8217;insegna del gusto, delle tradizioni e del rispetto dell&#8217;ambiente.</span> </span></strong>Per iniziare con il piede giusto,</p>
<p><strong><span style="color: #008000;">Buon Anno da Econote!</span></strong><br />
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		<title>In Campania si discute di centrali nucleari</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 18:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gli altri paesi europei si attrezzano per sfuttare il poco sole che hanno e convertirlo in energia pulita in Italia si parla di ritorno al nucleare. Segno di un paese, il nostro, che prende sempre spunto dagli esempi positivi (!). In particolare in Campania in questi giorni si discute di una centrale nella zona [...] <a href="http://www.econote.it/2009/12/15/in-campania-si-discute-di-centrali-nucleari/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;">Mentre gli altri paesi europei si attrezzano per sfuttare il poco sole che hanno e convertirlo in energia pulita in <strong>Italia </strong>si parla di ritorno al <strong>nucleare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">Segno di un paese, il nostro, che prende sempre spunto dagli esempi positivi (!)</span></strong>. In particolare in Campania in questi giorni si discute di una centrale nella zona di <strong>Sessa Aurunca </strong>(già sede di una centrale nucleare) dove potrebbero iniziare nel luglio del <strong>2015</strong> i lavori. Nel <strong>2020</strong> potrebbe entrare in funzione in Campania una centrale nucleare. Entro circa sei-sette mesi (luglio 2010) ci dovrebbe essere la pubblicazione dei criteri tecnico ambientali ai quali attenersi per la realizzazione delle centra­li.  Nel successivo mese di ottobre poi, si dovrà passare alla selezione dei siti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sottoposto ad un doveroso e confortante <strong>condizionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>nucleare</strong> non tutti sono d&#8217;accordo, <strong><span style="text-decoration: underline;">e io sono assolutamente in disaccordo</span>. </strong><span style="color: #3366ff;"><strong>In Italia si è ben lontani da un punto di vista comune sull&#8217;atomo, i timori sono tantissimi ma anche la necessità di essere indipendenti da una quantità di energia sempre maggiore, lo è. Senza dubbio.</strong> </span>L&#8217;approvvigionamento di energia attraverso il nucleare lascia molti dubbi e il <strong>referendum del 1987</strong>, con il quale gli italiani (all&#8217;indomani di  chernobyl bisogna aggiungere per correttezza) si schierarono contro le centrali nucleari in Italia, ha segnato un doveroso punto fermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la<strong> Campania</strong> è presa fra chi vede nel nucleare una possibile soluzione e chi contrappone un secco no. Un impianto nucleare in Campania era a Sessa Aurunca, nel Garigliano. <strong><span style="color: #008000;">Sarebbe ancora quell&#8217;area ad essere un possibile luogo dove avviare le procedure e poi i lavori. Ma questa ipotesi  viene smentita dall’Enel.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Regione, attraverso le parole dell’assessore all’Am­biente <strong>Walter Ganapini </strong>è contraria a tornare all&#8217;atomo. I sindacati si dividono, la Cgil si dichiara fortemente contraria e la Cils assume un punto di vista più morbido.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il nucleare sono invece <strong>Giorgio Fiore</strong> e <strong>Gianni Lettieri</strong>, leader di Confindustria Campania e Napoli, che però sono anche fermamente convinti anche della necessità di assoluta sicurezza: «non dobbiamo perde­re l’occasione del nucleare: l’energia oggi co­sta moltissimo. Soprattutto al Sud».</p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #3366ff;">Tommaso Sodano, ex presidente della commissio­ne Ambiente del Senato, dal fronte del no sottolinea il problema delle scorie, che restano radioattive per millenni. Di contro l’ex ministro Luigi Ni­colais, quota Pd e docente di Tecnologie dei materiali alla Federico II, dice sì al nucleare: «purché di quarta generazione».</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Staremo a vedere. La domanda è: se nel 2020 apriranno una centrale nucleare, </strong><strong><span style="color: #008000;">a quando investimenti in energia pulita?</span></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2009/12/nuc.jpg"><img class="size-medium wp-image-1095 aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2009/12/nuc-300x238.jpg" alt="nuc" width="300" height="238" /></a></p>
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		<title>Simply Sma: l&#8217;eco-supermarket</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 09:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inaugurato ieri a Milano il primo supermercato eco-sostenibile d&#8217;Italia. 2.500 metri distribuiti su due livelli, Simply Sma si presenta con arredo e accessori ottenuti dal riuso: plastica di carrelli, gettoni, cestini della spesa, evidenziatori promozionali, separatori dei banchi frigoriferi e dei clienti alla cassa: sono state utilizzate ben 32 mila bottiglie riciclate. Inoltre, il legno [...] <a href="http://www.econote.it/2009/09/12/simply-sma-leco-supermarket/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mark-up.it/01NET/Photo_Library/381/simply_free.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 210px; height: 170px;" src="http://www.mark-up.it/01NET/Photo_Library/381/simply_free.jpg" alt="" border="0" /></a>Inaugurato ieri a Milano il primo <span style="font-weight: bold;">supermercato eco-sostenibile</span> d&#8217;Italia. 2.500 metri distribuiti su due livelli, <a href="http://www.smasupermercati.it/SmaSupermercati/index.php"><span style="font-weight: bold;">Simply Sma</span></a> si presenta con arredo e accessori ottenuti dal riuso: plastica di carrelli, gettoni, cestini della spesa, evidenziatori promozionali, separatori dei banchi frigoriferi e dei clienti alla cassa: sono state utilizzate <strong style="font-weight: normal;">ben 32 mila bottiglie riciclate</strong>. Inoltre, il legno dei pannelli della gastronomia; lo smalto delle piastrelle dei servizi ricavato da neon esausti. Ecco le dichiarazioni di <span style="font-weight: bold;">Antonello Sinigaglia</span>, Direttore Generale di  Sma spa, : &#8220;&#8216;Il supermercato Simply Sma di via Novara e&#8217; una tappa di  un percorso di responsabilita&#8217; sociale, che Sma sta  sviluppando in questi ultimi anni. Un progetto innovativo,  che associa il rispetto per l&#8217;ambiente con l&#8217;attenzione al  sociale. Siamo convinti che questa struttura riscuotera&#8217; un  grande successo, perche&#8217; i consumatori sono maturi e  soprattutto attenti alle tematiche socio-ambientali. E&#8217; anche  per questo motivo che abbiamo previsto ulteriori investimenti  in questa direzione nel prossimo futuro&#8221;.</div>
<p>Grazie a queste soluzioni innovative si stima annualmente un <span style="font-weight: bold;">risparmio energetico</span> di 296.800 kWh  (kilowattora), pari al 16% dei consumi del supermercato.<br />Inoltre, attraverso gli interventi tecnici e l&#8217;utilizzo di  <span style="font-weight: bold;">energia rinnovabile</span> si evita l&#8217;emissione circa 1 milione di  kg di CO2 all&#8217;anno.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(corriere)</span><br />
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		<title>NIMBY, NIABY e BANANA</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 18:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pagani</dc:creator>
				<category><![CDATA[banana]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[niaby]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai tutti conoscono la cosiddetta sindrome NIMBY, Not In My Back Yard; ovvero costruite centrali nucleari, inceneritori, tangenziali, rigassificatori, expo ecc da un&#8217;altra parte. I media (che difendono sempre in modo un po&#8217; troppo solerte i grandi progetti) dicono che la sindrome NIMBY è effetto di egoismo, particolarismo e provincialismo, di chi vuole le comodità senza [...] <a href="http://www.econote.it/2009/06/17/nimby-niaby-e-banana/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><strong>Ormai tutti conoscono la cosiddetta <em>sindrome</em> <em>NIMBY</em>, <em>Not In My Back Yard</em>; ovvero costruite centrali nucleari, inceneritori, tangenziali, rigassificatori, expo ecc <em>da un&#8217;altra parte</em>.</strong></span></p>
<p>I media (che difendono sempre in modo un po&#8217; troppo <em>solerte</em> i grandi progetti) dicono che la sindrome NIMBY è effetto di <em>egoismo</em>, <em>particolarismo</em> e <em>provincialismo</em>, di chi vuole le comodità senza pagarne i costi.</p>
<p>Seguendo (ma a rovescio) la logica di <a href="http://ecoalfabeta.blogosfere.it/tag/harding" target="_blank"><strong>Garrett Harding</strong></a>, i <em>cantori dello sviluppo </em>argomentano più o meno così: i <strong>vantaggi</strong> (di  solito dati per scontati) di una grande opera sono per tutta la collettività, mentre gli <strong>svantaggi</strong> (mai documentati però) sono per un piccolo numero, quindi l&#8217;opera <em>deve</em> essere realizzata.</p>
<p>Se fossero più onesti forse scriverebbero così:</p>
<ul>
<li>i <strong>grandi vantaggi</strong> sono per un piccolissimo gruppo (costruttori, appaltatori, banche);</li>
<li>la maggioranza ha <strong>vantaggi modesti o nulli</strong>;</li>
<li>mentre una minoranza (di solito marginale, con minore potere contrattuale ecc) si becca gli <strong>svantaggi</strong> che di solito si chiamano inquinamento, <strong>malattie</strong> e morte.</li>
</ul>
<p>Ecco allora che salta fuori il meno conosciuto <em><strong>NIABY</strong></em>, <em>Not In Anyone&#8217;s Back Yard</em>; se un&#8217;opera <strong>consuma risorse</strong> naturali e ha un impatto ambientale <strong>devastante</strong>,  non <em>deve</em> essere fatta in <strong>nessun luogo</strong>!</p>
<p>La coalizione dei vari NIMBY d&#8217;Italia sta in effetti portando ad affermare questo principio: <a href="http://www.notav.eu/index.php" target="_blank"><em>NOTAV</em></a>, <a href="http://www.nodalmolin.it/" target="_blank"><em>NoDalMolin</em></a>, <a href="http://www.chiaianodiscarica.it/" target="_blank"><em>ChiaiaNOdiscarica</em></a>, <a href="http://www.noexpo.it/" target="_blank"><em>NoExpo</em></a>, <a href="http://www.notangenziale.it/" target="_blank"><em>notangenziale</em></a>, <a href="http://www.noinceneritori.org/" target="_blank"><em>NOInceneritori</em></a> ecc non sono espressioni di egoismi locali, ma <strong>opposizioni di cittadini attivi</strong> a una visione novecentesca e inquinante dello sviluppo. Partendo ad esempio dall&#8217;opposizione all&#8217;inceneritore che vorrebbero costruire sotto casa, si passa a ragionare sull&#8217;insostenibilità di questi grandi progetti.</p>
<p>Qualcuno si preoccupa del <em>NIABY</em>? Allora è perchè non conosce <strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/BANANA" target="_blank">BANANA</a></em></strong>: <em>Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anyone</em>.</p>
<p>Visti i tempi che corrono, non è escluso che questo acronimo soppianti nell&#8217;uso principale del fonema il <strong>frutto giallo</strong> che viene da lontano&#8230;<br />
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