Le denunce dei cittadini europei: rifiuti e discariche

Le commissioni europee possono essere incaricate di elaborare una relazione su questioni legislative o non legislative. Di norma, la commissione è invitata ad elaborare una relazione su una questione particolare, che riguarda un settore politico di sua competenza.

Il 27 luglio 2011 José Iturgaiz Angulo membro della commissione PETI del Parlamento Europeo ha presentato un progetto di relazione, viste le petizioni ricevute riguardanti l’applicazione delle direttive sulla gestione dei rifiuti, delle discariche e degli inceneritori.

Nel corso del periodo 2004-2010 la commissione per le petizioni ha ricevuto e dichiarato ammissibili 114 petizioni che ipotizzano violazioni del quadro regolamentare in oggetto e provenienti dai seguenti Stati membri: Italia, Grecia, Francia, Spagna, Irlanda (oltre 10 petizioni), Bulgaria, Regno Unito, Polonia, Romania, Germania (da 3 a 10 petizioni), Austria, Ungheria, Lituania, Malta, Portogallo e Slovacchia (1 petizione ciascuno), elaborando cinque relazioni facenti seguito a missioni d’inchiesta relative a petizioni sui rifiuti in Irlanda, Fos-sur-Mer (Francia) , la discarica di Path Head (Regno Unito) , Campania (Italia)  e Huelva (Spagna).

In questo contesto la grande maggioranza delle petizioni sui rifiuti riguardano gli impianti di trattamento dei rifiuti, il 40% di esse ha come oggetto le procedure di autorizzazione per nuovi impianti previsti e un altro 40% riguarda il funzionamento degli impianti in funzione, di cui il 75% riguarda le discariche e il 25% gli inceneritori, mentre le rimanenti petizioni sollevano problemi relativi al trattamento dei rifiuti nel suo complesso.

In tutte le procedure relative alle petizioni i cittadini esprimono la sensazione che le autorità pubbliche non abbiano il controllo della situazione, infatti un recente studio  condotto dalla Commissione per esaminare la fattibilità di creare un’Agenzia UE per la gestione dei rifiuti ha mostrato che molti Stati membri non dispongono di capacità sufficienti per elaborare piani di gestione dei rifiuti e neanche per effettuare ispezioni, controlli e altri interventi per far rispettare adeguatamente la normativa sui rifiuti, l’esistenza di discariche abusive (più di 619) e spedizioni illegali di rifiuti, infatti ad ogg il 95% delle petizioni si riferiscono a inadempienze da parte degli enti locali o regionali.

Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse è uno degli obiettivi faro della Strategia Europa 2020 e la direttiva quadro sui rifiuti ha introdotto un obiettivo per il riciclaggio dei rifiuti urbani pari al 50%, da raggiungere entro il 2020, a questo va aggiunto un altro importante fattore, spesso trascurato, è che l’industria del riciclaggio offre potenzialità occupazionali pari a fino mezzo milione di posti di lavoro, in quanto taluni tipi di rifiuti costituiscono una risorsa produttiva che può contribuire a migliorare la sostenibilità ambientale e quindi appare assurdo il trascurare, da parte di alcuni Stati membri, di questo volano economico.

A questi fattori vanno aggiunte anche le inefficienze economiche, circa 1,1 miliardi annui (stime ottimistiche mancando un quadro veritiero del numero e quindi dei danni provocati dalle inefficienze amministrative locali).

Il relatore Iturgaiz Angulo, infatti suggerisce agli Stati membri alle prese con evidenti emergenze in materia di rifiuti di meditare sul fatto che strategie più efficienti offrono opportunità a livello occupazionale e di miglioramento delle entrate, garantendo nel contempo la sostenibilità ambientale attraverso il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dell’energia dai rifiuti.

Sollecitando la Commissione e gli Stati membri a promuovere, in tale contesto, una maggiore sensibilizzazione ambientale tra la popolazione circa i vantaggi di una gestione efficiente dei rifiuti ed infine proponendo che sia concordata una norma dell’UE relativa a un sistema di codici a colori per le categorie di rifiuti ai fini della selezione e del riciclaggio in modo da facilitare e migliorare la partecipazione dei cittadini al processo dei rifiuti e alla sua comprensione e ritiene che ciò possa favorire gli sforzi degli Stati membri tesi ad accrescere i livelli di riciclaggio in modo significativo e rapido.

Infine  il relatore raccomanda l’imposizione di sanzioni e penalità adeguate e dissuasive per lo smaltimento illegale di rifiuti, in particolare i rifiuti tossici e pericolosi, in parte per compensare i danni all’ambiente conformemente al principio “chi inquina paga”, principio ormai faro nella gestione delle esternalità negative provocate dall’inquinamento.