Dai Radiohead alla banderia bianca di Shell: la buona comunicazione di Greenpeace con Save the Artic

Cosa ci fa un orso polare al concerto dei Radiohead?

Indiscutibilmente per cantare le note di Karma Police e non solo. Si tratta di Paula, l’orso simbolo di Greenpeace per la campagna Save the Artic. Un attivista di Greenpeace travestito da orso polare si è aggirato all’intorno dell’Ipprodromo delle Capannelle durante il concerto che si è tenuto a Roma sabato scorso, ma ha fatto lo stesso ieri a Firenze e replicherà oggi a Bologna e mercoledì 26 a Codroipo in Friuli.

L’Orso Paula è la mascotte ufficiale che la band inglese ha simbolicamente adottato. La voce dei Radiohead Thom Yorke ha fatto appello ai suoi fan per firmare la petizione per salvare l’Artico.

Una petizione che ha già raccolto un milione e 700 mila firme tramite il sito www.savethearctic.org e che deve tagliare il traguardo dei due milioni.

Per raggiungere un obiettivo ambizioso Greenpeace ha giocato anche di comunicazione. A campagne viral come quelle degli orsi polari che hanno invaso le strade di parecchie città come Londra e Roma, è stato affiancato l’engagement di molti personaggi famosi e il social marketing. #SavetheArtic corre sul tweet per promuovere la petizione.

Alla comunicazione sono state affiancate azioni concrete. Molte compagnie petrolifere, infatti, si trovano lì per trovare carburante come Gazprom, Shell, BP ed Exxon. Lo scorso 24 agosto gli attivisti hanno occupato per due giorni una piattaforma petrolifera della Gazprom, Prirazlomnaya, per chiedere alla Russia di abbandonare i piani di perforazione petrolifera in Artico.

Pochi giorni fa Greenpeace ha assistito alla prima vittoria. La Shell pochi giorni fa ha annunciato che fermerà per tutto quest’anno le trivellazioni nell’Artico.

Anche questa vittoria è dovuta alla comunicazione. La Shell ha dovuto fare i conti con l’aumentare di una cattiva reputazione, che sicuramente non ha fatto bene al brand. A febbraio scorso un gruppo di attivisti è entrato in azione al porto di Taranki, Nuova Zelanda, ha impedito la partenza di una piattaforma petrolifera della Shell diretta in Alaska. L’azione fece il giro del mondo e ovviamente della rete. Molti hanno iniziato a diffondere la notizia attraverso i social network. Con addosso gli occhi di quasi due milioni di persone, i dirigenti Shell sapevano che qualsiasi errore, anche minimo, non sarebbe passato inosservato. Questo è bastato per far decidere ai dirigenti della Shell di dare uno stop alle trivellazioni, nonostante i 5 miliardi e 700 milioni investiti.

Perché è così importante questa petizione? La battaglia che sta portando avanti Greenpeace è contro la pesca industriale e le perforazioni petrolifere, che mettono a repentaglio l’habitat naturale degli orsi polari e non solo.

L’Artico è una risorsa fondamentale per tutto il pianeta e negli ultimi 30 anni il livello delle sue acque si è ridotto drasticamente, perdendo quasi tre quarti della calotta.

Questo l’appello di Greenpeace

“Si sta sciogliendo a causa del nostro uso di energia sporca da fonti fossili, e in un prossimo futuro potrebbe essere privo di ghiaccio per la prima volta da quando gli esseri umani sono sulla Terra. Questo sarebbe devastante non solo per le persone, gli orsi polari, i narvali, i trichechi e altre specie che vi abitano – ma per tutti noi. Il ghiaccio in cima al mondo riflette nello spazio molto del calore del sole, contribuendo così a raffreddare il nostro pianeta, stabilizzando il clima da cui dipendiamo per le coltivare il nostro cibo. Proteggere il ghiaccio significa proteggere tutti noi”.

 

Per saperne di più www..greenpeace.org