L’Unione Europea fornisce la seguente indicazione: “L’uso delle discariche per il rifiuto indifferenziato deve essere assolutamente evitato”. Con la direttiva 1999/31/CE, l’UE ha infatti stabilito che in discarica debbano finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili: in sostanza, dando priorità al recupero di materia, la direttiva prevede il compostaggio ed il riciclo quali strategie primarie per lo smaltimento dei rifiuti.
Questo perché i tempi di degradabilità di molti materiali indifferenziati solitamente conferiti in discarica (per esempio plastica e rifiuti pericolosi) sono lunghissimi, e loro tracce possono essere rinvenute fino a 1000 anni dopo la chiusura della discarica stessa.
In aggiunta, i residui di molti rifiuti, soprattutto di RSU organici, restano attivi per oltre 30 anni e, attraverso i naturali processi di decomposizione anaerobica, producono numerosi liquami (percolato) altamente contaminanti per il terreno e le falde acquifere.
Purtroppo, in Italia la discarica resta il principale metodo di eliminazione dei rifiuti. Dati del 2006 attestano oltre il 50% la percentuale dei rifiuti “smaltiti” in essa.
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