Il tono di questi poliziotti è giustamente autoritario, sbarrano la strada. Il loro equipaggiamento non l’ho mai visto da vicino, fa molto assetto da stadio. Davanti a me ce ne sono per la precisione due, uno navigato ma la fisionomia del buon padre di famiglia, l’altro è un ragazzo più giovane con la faccia pulita. E’ soprattutto in lui che si vede il disagio dall’inizio.
A mano a mano un piccolo gruppo affolla quell’entrata che presidiano e inizia il chiacchiereccio. Passano i minuti, le ore, il piccolo gruppo si assottiglia, gli argomenti sono la politica, lo Stato, la raccolta differenziata che non parte, ognuno dice la sua e a volte gli animi si scaldano in questa serata così fredda. Sandro Ruotolo va via con il suo staff, sono le 23.30.
Rimaniamo solo noi, mio padre, mia madre e i due poliziotti. Il poliziotto giovane racconta della Cecenia, quello maturo del suo stipendio da fame. Non vorrebbero stare da quella parte della barricata ma non è pensabile neanche una totale anarchia o il blocco delle strade così come va avanti da settimane. E’ inevitabile pensare anche a quanto sia duro per loro tutto questo.
Oltre il cordone si alternano al microfono diverse persone su questo “Titanic” diventato un palco.
La notte scende, il freddo pure. L’unica concretezza è che la situazione è molto grave, per tutti.
M.Sans.
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