Oggi e per qualche giorno, diamo il via ad un approfondimento sul Carpooling. Un metodo economico e ecologico per spostarsi, dividendo: spese, emissioni di CO2 e macchina, con degli amici, colleghi o sconosciuti che devono fare lo stesso percorso.
COME NASCE
La prima volta che ho sentito parlare di Carpooling è stato solo tre anni fa, un’amica è andata a fare l’Erasmus in Germania e mi raccontava che lì è una pratica molto comune. Mi ha raccontato anche che in uno di questi “passaggi” è incappata con un’amica in un tedesco dalla dubbia pulizia e dalla guida un po’ troppo sprint. La cosa mi aveva incuriosita, ma a remare contro la pratica del Carpooling – ho pensato – ci sono culture diverse, modi di fare diversi.
In Europa invece il sistema funziona da anni. Lo utilizzano soprattutto i ragazzi negli ambienti lavorativi o universitari. Quanto ci si trova a doversi spostare da un posto all’altro nella stessa fascia oraria, lì si mettono d’accordo con un punto d’incontro per viaggiare insieme.
L’ITALIA?
Il nostro Paese detiene il non invidiabile primato per il minor numero di passeggeri per auto, significa che utilizziamo la macchina “a mezzo carico”, che le mamme accompagnano i bambini a scuola con il Suv, che prendiamo l’auto anche per piccoli spostamenti, intasando le strade e inquinando l’aria delle città dove viviamo.
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