Chiunque si sia occupato (per hobby, per passione o per mestiere) di ecologia si sarà prima o poi imbattuto in un termine originale, una unione di due parole solo apparentemente distanti, ma invece legate nel profondo: eco-femminismo.
Di cosa si tratta? Digitando la parola ecofemminismo su Google si trovano numerosi risultati in inglese, un po’ di meno in italiano – ma questo è ovvio – ed è interessantissimo leggere contributi su questo movimento, nato alla fine degli anni sessanta.
Il termine fu coniato dalla scrittrice Francoise d’Eaubonne nel 1974, nel suo libroLe féminisme ou la mort, unendo ovviamente il movimento del femminismo e quello dell’ecologia. Secondo l’autrice, i due movimenti erano strettamente legati, e entrambi puntavano alla salvaguardia del pianeta dall’incuria e dai comportamenti degli uomini.
Un punto di vista interessante, condivisibile o meno, che pone l’accento sulla prospettiva femminile e sull’impegno delle donne nei confronti della natura. Più attente al pianeta e alla cura della vita e del prossimo, in grado di fare rete, di agire tutte insieme verso un comune obiettivo, di donarsi interamente ad una causa importante, le donne occupano da sempre un ruolo di primo piano in questa battaglia per la salvezza della terra. E in più, l’ottica dell’ecofemminismo riflette sulla questione di un mondo dominato dall’uomo, che estende il suo potere e la sua oppressione – che si manifesta nei modi più svariati – non solo sulle donne, ma anche sulla natura.
Grazie all’ecofemminismo sia donne che natura cercano di trovare il loro spazio, di non essere poste ai margini della vita sociale, economica e politica, sfruttate ed escluse. E non si tratta di contestazione fine a se stessa, ma di un movimento altamente propositivo. Nello stesso tempo, tra i capisaldi dell’ecofemminismo c’è una sorta di “cura” nei confronti della terra e del diverso, una sorta di materno abbraccio nei confronti di un mondo, già negli anni settanta, sottoposto ad ogni sorta di ingiustizia da parte degli uomini.
Evitando estremismi e accanimenti nei confronti del sesso forte, ci sembra questo un punto di vista eticamente interessante, soprattutto perché pone un collegamento tra due movimenti importanti e due “categorie” costantemente a rischio, le donne e la natura. Dobbiamo tutti riflettere su questo, soprattutto noi giovani. Guardarci intorno, in modo critico, e assumerci le nostre responsabilità nei loro confronti, e nei confronti di tutti coloro che fin troppo spesso subiscono soprusi e ingiustizie.
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