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BP, primi giorni senza petrolio in mare. E il futuro?

Continua il cosiddetto test di integrità sul tappo inserito nelle profondità del Golfo del Messico per cercare di porre freno alla fuoriuscita di petrolio. Sembra che non ci siano danni al tappo, posto a 4500 metri di profondità ormai da più di cinquanta ore. Intanto Thad W. Allen, Ammiraglio della Guardia Costiera, ha annunciato la necessità di un giorno in più per capire se questo tentativo di fermare il danno si possa considerare un successo, con il conseguente assestamento della pressione e fine dei danni causati dal pozzo.

Intanto, ricordiamo che dal 20 aprile, quasi tre mesi fa, il pozzo della BP ha scaricato in mare migliaia e migliaia di barili di petrolio ogni giorno, senza sosta, inquinando le coste e il mare di tutta la zona del Golfo del Messico. E se Kent Wells, vicepresidente della BP, si è detto speranzoso e ottimista dopo i risultati di questo test, purtroppo non possiamo dimenticare, negli scorsi mesi, la distruzione totale di un ecosistema, di centinaia di km di costa e di km quadrati di mare, per quello che di sicuro è il più grande incidente ambientale della storia dell’umanità.

Il procedimento di è iniziato giovedì pomeriggio con la chiusura delle valvole con un tappo più grande posizionato sul pozzo, che pare funzionare. In questo modo, dal 20 aprile, questi sono stati i primi giorni senza fuoriuscita di petrolio. C’è da stare tranquilli? Sicuramente si può sorridere, anche se in modo cauto, per questo piccolo successo, spiegato anche in un precedente post.

È tempo di analisi, di riflessioni sulla durata di questo tappo, sulla pressione utile creatasi all’interno del nuovo tappo che è stato posizionato sul pozzo, e che stanno continuando anche in queste ore. Piccoli progressi che portano a ben sperare anche per il prossimo futuro.

Ma questo disastro resta, eccome. I danni provocati dalla Marea nera si sentiranno per decenni, se non di più. Sono tanti i disastri ambientali avvenuti negli ultimi decenni in tutto il mondo, ma questo è di gran lunga il peggiore. Alcuni ricercatori sono certi che ci vorranno più di trent’anni per far sì che le coste del Golfo del Messico si possano ritenere ripulite. I danni, oltre che visibili e immediati, saranno anche “invisibili”, e si rifletteranno negli animali e nella flora della zona per i prossimi decenni. Qualche esperto mostra invece un leggero ottimismo, ritenendo che la natura – soprattutto in una zona come quella del Golfo del Messico – saprà nuovamente vincere contro le folli azioni dell’uomo. Incrociamo le dita.

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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