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Riscaldamento globale: è possibile evitarlo?

Spesso ne sentiamo parlare, ma ancora più spesso le notizie che riguardano il “riscaldamento globale” ci scorrono via sulla pelle, e se anche riescono a catturare la nostra attenzione dopo poco siamo distratti da altro. Sentiamo parlare di ghiacciai che si sciolgono, di temperature in aumento, ma il problema sembra non riguardarci mai più di tanto. Il motivo? È come se ormai ci fossimo abituati a questo cambiamento, rassegnati a non poter fare nulla per contrastarlo. E questo è vero?

I pareri in merito sono contrastanti, e si dividono tra i pessimisti, che credono che sia ormai impossibile arginare il problema, e gli ottimisti che ritengono che sia ancora possibile fare qualcosa.

Il problema ha iniziato a essere discusso e analizzato anche all’interno dell’opinione pubblica dagli inizi degli anni 80, ma è sempre sembrato qualcosa di distante, non di imminente portata. E invece il futuro è ben più vicino di quanto pensavamo. La quantità invece di anidride carbonica che la popolazione mondiale produce, invece, non sembra voler diminuire. Dovremmo cambiare presto i nostri comportamenti quotidiani, dal momento che la tecnologia, la crescita costante e il progresso portano con sé anche un maggiore inquinamento, e di conseguenza effetto serra e riscaldamento globale.

Ma cosa comporta questo riscaldamento? I primi a essere colpiti sono gli ecosistemi più deboli, che a causa del “global warming” si trasformano, vengono distrutti o modificati.

A causa del cambiamento del clima muoiono e moriranno migliaia di specie animali e vegetali, e nonostante ci siano esperti che gridano alla “normalità” di queste morti (secondo il loro parere, da sempre le specie animali sono destinate a morire, e non è certo il nostro comportamento a influire più di tanto su di loro) noi riteniamo che il riscaldamento della terra sia la causa del loro aumento esponenziale. Ma non solo: il riscaldamento e il conseguente scioglimento dei ghiacci delle calotte polari porta all’ovvio innalzamento degli oceani. E quindi molte città costiere rischieranno di essere sommerse dal livello del mare, sempre più alto. Non c’è da aspettarsi uno scenario alla Waterworld, ma le città di costa di sicuro rischieranno, nei prossimi 60-70 anni di dover progressivamente spostarsi verso l’interno, se non peggio. In più il cambiamento del clima ha portato al diffondersi di un numero sempre maggiore di incendi su scala globale (pensate alla Russia, quest’estate) e al proliferare di uragani e altri particolari e inaspettati eventi climatici, anche in zone fino a vent’anni fa non toccate da simili fenomeni (per non parlare dei problemi relativi alla corrente del Golfo, minacciata dall’acqua fredda sciolta dai poli: il rallentamento di questa corrente potrà causare danni climatici irreparabili).

Cosa fare quindi per cercare di arginare il fenomeno? Secondo alcuni, come ad esempio lo studioso Clive Hamilton, è già troppo tardi e non possiamo fare più nulla: anche arrestando completamente la nostra produzione di anidride carbonica non sarà possibile evitare tragiche conseguenze per il nostro pianeta. Vogliamo invece essere maggiormente fiduciosi e pensare che le politiche nazionali e internazionali, e il buon senso di ciascuno di noi possa, nel breve-medio periodo, ridurre le emissioni di co2, arginare fenomeni tremendi come la deforestazione e quindi procedere, a brevi passi, verso un ritorno alla stabilità. Il tentativo è quello di ridurre entro i prossimi quarant’anni di almeno del 50 % le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Come fare? Con politiche che perseguano le energie alternative e con l’adozione di stili di vita diversi, meno estremi, più attenti alla natura. In questo senso il Protocollo di Kyoto (sottoscritto da 150 nazioni) e le misure adottate anche dall’Unione Europea sono state grandi iniziative, ma non servono da sole.

Anche noi singoli, nel nostro piccoli, dobbiamo impegnarci quotidianamente per inquinare di meno, evitare sprechi inutili, pensare quotidianamente che la terra non è un bene eterno ma un qualcosa che dobbiamo preservare e amare. In questi casi, l’unione fa la forza, io almeno ne sono sicuro.

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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Antonio Benforte

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