Le fonti ufficiali sono sempre state poco chiare. Fin dall’inizio del disastro non è mai stata chiarita la gravità della situazione. Adesso men che prima. In base a delle analisi su immagini del reattore, la parete sud del reattore 4 non c’è più. Il crollo potrebbe esser avvenuto agl’inizi di dicembre. Questo crollo accentua l’instabilità della struttura, già severamente danneggiata.
L’eventuale crollo di altre pareti esporrebbe ancor di più l’ambiente all’inquinamento radioattivo.
Il rapporto “Impacts of the Fukushima Nuclear Power Plants on Marine Radioactivity” dichiara che nei pressi del luogo del disastro i livelli di Cesio radioattivo sono 50 milioni di volte superiori ai valori normali. La radioattività risulta talmente elevata che, se la struttura venisse compromessa ulteriormente, “potrebbe rendere inabitabile l’area del Giappone orientale” (EneNews).
Le sostanze liberate non solo mettono in serio pericolo la popolazione in modo diretto, ma colpiscono anche flora e fauna locale, contaminandole per molto tempo. Infatti queste particelle radioattive hanno un periodo di decadimento (tempo affinché “scarichino” la loro radioattività divenendo inerti) di molti decenni.
Ciò che spaventa non è solo la gravità e le conseguenze di uno dei più grandi disastri nucleari che siano avvenuti, ma anche il silenzio “tossico” mediatico e d’informazione che aleggia attorno a Fukushima.
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