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Usare le alghe per diminuire l’anidride carbonica nell’atmosfera

In tutto il mondo sono sempre di più gli scienziati che dedicano le loro vite e le loro conoscenze alla ricerca sul riscaldamento globale. Nello specifico, nel tentativo di realizzare soluzioni che possano risolvere il problema.

Tra loro, ci sono anche i due scienziati inglesi Chris Rapley e James Lovelock che in passato hanno immaginato un’interessante alternativa, per certi versi un po’ difficile, ma molto suggestiva, che ho voglia di riproporre, per riflettere insieme sulle sue possibilità di attuazione.

Nel dettaglio, i due hanno proposto in passato di pompare acqua dalle profondità degli oceani verso la superficie, attraverso degli enormi tubi che permettano all’acqua di muoversi solo in un senso, dal basso verso l’alto.

In questo modo, secondo gli scienziati, l’acqua proveniente dal basso, molto più ricca di sostanze nutrienti rispetto a quella in superficie, permetterebbe una volta in alto alle alghe di crescere e svilupparsi in modo maggiore, e di conseguenza lo sviluppo delle alghe aiuterebbe la rimozione di gas serra nell’atmosfera.

Le alghe in questo modo potrebbero assorbire tutta l’anidride carbonica in eccesso che è poi tra le cause principali del riscaldamento globale, e poi una volta finito di svolgere il loro compito di “spazzini dell’atmosfera”, finirebbero sul fondo degli oceani portando con sé l’anidride carbonica inglobata.

Questa soluzione, molto intrigante, potrebbe davvero aiutare a far diminuire i livelli di CO2 nell’atmosfera? Questi tipi di interventi di geo-ingegneria, da sempre molto affascinanti, alle volte hanno difficoltà a superare la prova di fattibilità.

In questo caso, nel dettaglio, di quanti “enormi tubi” avremmo bisogno? Dopo quanto tempo le alghe nuove riuscirebbero a svilupparsi, e dopo quanto ancora inizierebbero a svolgere il loro lavoro? E soprattutto: è permesso all’uomo di modificare radicalmente la natura, snaturando gli habitat come gli oceani, moltiplicando il numero di alghe? Sono passati ormai alcuni anni dalla loro proposta, ma forse può essere utile tornare a rifletterci. O, in alternativa, immaginare nuove soluzioni al problema dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Voi ne avete?

 

 

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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