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Il dolore e la rabbia della terra dei fuochi

Si è celebrato ieri il funerale della piccola Marianna, nove anni, stroncata dalla miseria umana che le ha profanato le vene, inquinato il sangue: leucemia. La terra dei fuochi è soprattutto questo: natura che sovverte le gerarchie del tempo e dello spazio, genitori che sopravvivono ai figli e uomini soli che imbracciano croci cariche di atroci bestemmie.
La terra dei fuochi sono i letti vuoti di chi paga per conto d’altri, le vesti discinte di chi resta, e prosegue nel calvario. Perché da queste parti morte è indifferenza.

Della classe politica, del popolo, che subisce impunemente questo genocidio. “A Caivano le ruspe della polizia forestale continuano a squarciare la terra. L’impressione è forte. Decine di fusti riemergono dalle viscere di nostra madre. Il fetore è nauseabondo” – scrive Padre Maurizio Patriciello su Avvenire.

Rifiuti tossici smistati a buon mercato, una terra svenduta, compromessa, come la dignità e il diritto ad avere un destino. Invece qui si nasce per morire, non c’è percorso, qui si nasce perchè l’esistenza si risolva in una testimonianza: che si è corpo e si muore, in silenzio, mentre tutto procede, come se nulla fosse. Il paese va avanti, c’è la D’Urso a Canale 5, Berlusconi e il Senato, i mondiali in Brasile, i talent show.
Le industrie del Nord, la criminalità organizzata, le connivenze governative? La teoria tripartita della morte (post-reparto di oncologia, chiaro) è un teorema incontrovertibile. In silenzio, perché qui morte è indifferenza.
E in tutta questa bailamme, la commozione di un uomo è un sospiro di salvezza, la fede cristiana radicata nella forza delle braccia, nella potenza dello spirito che non lascia il fronte.

Le parole di Sergio Costa, comandante della Forestale non hanno bisogno di commenti: “Sono stato ore e ore ad assistere al dissotterramento di fusti tossici e di morchie esauste da uno splendido terreno agricolo a Caivano. Di tutta la tristezza della giornata, di questo tremendo terricidio, porto l’immagine di padre Maurizio Patriciello che, ad un certo punto della mattinata, ho visto ai confini dell’area sequestrata osservando cosa quella ricca terra vomitava fuori. Mi sono avvicinato, era silenzioso, ci siamo guardati senza proferire parola. Eravamo solo noi due e lui, nella sua meravigliosa e unica umiltà cristiana, si è chinato e mi ha baciato le mani”.

Di Giovanni Ibello

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