Banksy e il suo messaggio ambientalista
Banksy è un writer di Bristol (o più di uno, chi può saperlo, fa parte del suo fascino), è nato nel 1974 o nel 1975. Uno dei maggiori esponenti della Street Art, predilige la guerrilla art e tira schiaffi al mondo tramite i suoi stencil.
Non ci interessa se il suo vero nome è o meno come dice qualche autorevole giornale, Robin Gunningham. Sappiamo però che con un’immagine comunica in maniera satirica e provocatoria il nostro tempo: politica, cultura, etica.
Il mezzo è messaggio e Banksy lo punta contro la guerra, il capitalismo, le istituzioni. I soggetti sono animali come scimmie e ratti, ma anche poliziotti, soldati, bambini e anziani. Londra è ricca dei suoi Rats, i topi, anche se l’anagramma di “Rat” e “Art” il vero motivo è che i topi sono animali “odiati, cacciati e perseguitati, eppure capaci di mettere in ginocchio intere civiltà”.
Fra le sue opere più famose ci sono quelle sulla barriera di separazione israeliana veri e propri squarci nel muro che permettono di “vedere” cosa c’è dall’altra parte.
Banksy è altersistemico, contro il capitalismo e il consumismo. Nelle sue opere si leggono chiari messaggi a favore dell’ambiente e del pianeta come “I don’t believe in global warming”. E ancora “Mi dispiace! Lo stile di vita che avete ordinato è attualmente esaurito“. O una donna in caduta libera con il carrello del supermercato su una parete di un edificio.
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