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Acqualatina : impianti di dissalazione per le Isole Pontine

Con un costo complessivo di oltre 15 milioni di euro, Acqualatina S.p.A. (www.acqualatina.it) è al lavoro per realizzare impianti di dissalazione sulle isole di Ponza e Ventotene.

Attualmente e da sempre, le isole sono approvvigionate da navi-cisterna che scaricano, nella condotta di adduzione, l’acqua approvvigionata presso i porti di Gaeta e Napoli. Con i dissalatori, invece, per la prima volta nella loro storia, Ponza e Ventotene avranno due sistemi idrici del tutto autonomi.

La soluzione del dissalatore localizzato sull’isola, infatti, eviterà che la popolazione subisca carenze idriche per il mancato apporto dell’acqua potabile con navi, oltreché permettere di massimizzare l’economicità della risorsa idrica.

I dissalatori sono forniti dalla Società spagnola Acciona Agua e si avvalgono della tecnologia dell’osmosi inversa per la produzione del permeato (acqua dissalata) da immettere in rete.

Al fine di preservare l’ecosistema marino e verificare la piena sostenibilità ambientale degli impianti, Acqualatina ha effettuato numerosi studi preliminari, congiuntamente con il Centro di Ricerca e Servizi per l’Innovazione Tecnologica Sostenibile e il dipartimento di Biologia Marina dell’Università La Sapienza di Roma. Gli studi hanno confermato la sostenibilità degli impianti.

È stato evidenziato, inoltre, che, grazie all’implementazione di nuove tecnologie di Smart Tecnology e Innovation, gli impianti presentano un abbattimento medio delle emissioni di CO2 in atmosfera, su base annua, pari a circa il 55%, rispetto al trasporto con navi-cisterna.

Infine, una volta attivati gli impianti, il Dipartimento di Biologia Marina dell’Università La Sapienza di Roma effettuerà un monitoraggio costante delle acque reimmesse in mare e dell’ecosistema marino, mentre un’equipe tecnica esterna coordinata dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS) si occuperà di controllare la qualità delle acque immesse in rete. Sulla base di questa esperienza, l’ISS ha intenzione di porre le basi per un “Protocollo per la Sicurezza delle Acque” da estendere, successivamente, su scala nazionale.

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