Arte

Giuseppe Carta | Orti di Grazia

Museo Del Costume di Nuoro | 14 giugno – 27 ottobre |

Peperoncini, limoni, cipolle, fragole, olive, grappoli giganti di Uva.  I frutti della terra   in  grande formato dell’artista Giuseppe Carta  occupano – dal 14 giugno al 27 ottobre – gli spazi del villaggio museale del Museo Etnografico di Nuoro. Nel sito ispirato all’architettura tradizionale sarda  è stata inaugurata Orti di Grazia la mostra, un omoaggio a Grazia Deledda,  dedicata all’artista sardo: oltre 180 le opere esposte, tra installazioni, quadri e sculture. Vittorio Sgarbi, curatore del catalogo: “Una fusione perfetta tra modernità e tradizione. Ricorda  l’artista pop Claes Thure Oldenburg ”.  I frutti della terra sono per Giuseppe Carta : “Una  rappresentazione esuberante della vita stessa, un inno alla natura, una denuncia allo sfruttamento incontrollato del pianeta Terra”. 

Un peperoncino di dieci metri d’altezza– immagine al contempo tradizionale e pop, carica di simbolismi – emerge dal piazzale del Museo del Costume e si innalza nel cielo di Nuoro.

14/06/2019 Nuoro, al Museo del Costume di Nuoro la mostra dell’artista Giuseppe Carta dal titolo Orti di Grazia

All’insegna della meraviglia  prende il via il percorso della mostra Giuseppe Carta | Orti di Grazia che raccoglie circa cento ottanta opere, tra sculture monumentali e non – in bronzo, marmo, alluminio e resina – e oli su tela.  È un percorso complesso, che si snoda nelle sale del villaggio museale dell’Etnografico, inserendosi nell’esposizione già esistente per arricchirla, attualizzandola. Un nuovo grande evento promosso e fortemente voluto dall’Isre.

“La mopstra si tiene in un luogo straordinario, il Museo Etnografico di Nuoro, ed è il frutto del lavoro di un artista che io conosco da anni” dice il critico d’arte Vittorio Sgarbi, inaugurando la mostra. “Carta è uscito dal limite della figurazione e da circa cinque anni, più o meno dall’Expo di Milano, è andato espandendosi con i suoi frutti con un’invenzione pop che ricorda Claes Thure Oldenburg ed è diventato l’artista scelto da Farinetti come emblema di Eataly.. Questo fatto porta lui e la Sardegna in scenari non soltanto italiani e scatena energie nuove per l’umanità, conciliando in un museo della memoria la squillante modernità di questi enormi frutti, nel rispetto dei prodotti della terra: in una fusione dunque perfetta”.

La mostra evento Giuseppe Carta | Orti di Grazia, consta di oltre 180 tra dipinti e sculture, in parte inglobate dalla collezione permanente del villaggio museale dell’Etnografico, in parte allestite in tre sale, dedicate alla sola pittura dell’artista di Banari. L’esposizione racconta il percorso artistico dell’autore dei famosi peperoncini e la sua evoluzione perpetua, dove la scultura entra nella pittura e, viceversa, la pittura si fa scultura. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 27ottobre al Museo del Costume di Nuoro.

 

“Sono felicissimo di questo evento” spiega l’artista Giuseppe Carta. “Le mie Germinazioni sono una  rappresentazione esuberante della vita stessa, un inno alla natura, una denuncia allo sfruttamento incontrollato del pianeta Terra. Ho deciso di dedicare le Germinazioni a Grazia Deledda per rendere un duplice omaggio: a una grandissima artista, unico Premio Nobel femminile per la Letteratura in Italia, e alla Terra che l’ha generata”.

“E’ un grande orgoglio per l’Isre inaugurare questo spazio espositivo che Giuseppe Carta dedica alla figura di Grazia Deledda” spiega il presidente dell’Isre, Istituto Superiore Regionale Etnografico, Giuseppe Matteo Pirisi. “Questa mostra antologica è un tributo e un omaggio a un artista di caratura internazionale che affonda le radici nella linfa più vitale della cultura sarda. Le sue Germinazioni – metafora di ogni sviluppo e di ogni rinascita culturale, ambientale e sociale – indicano la via e il percorso: un ritorno consapevole alla terra, il rispetto per l’ambiente, la strada della cultura come unico indirizzo della rinascita. L’arte di Carta, con il suo humus vitale, è substrato dove fecondano i territori più significativi della nostra identità”.

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