Rifiuti

Archeoplastica, un progetto social bello, doloroso e interessante

Archeoplastica è un progetto di sensibilizzazione sull’inquinamento del mare causato dalla plastica, sfruttando vecchi rifiuti spiaggiati. L’ho scoperto per caso su Instagram, mentre cercavo dei reel su località di villeggiatura. E’ stata una scoperta inaspettata, orribile e affascinante.

Enzo Suma, il creatore del progetto, lavora da più di dieci anni come guida naturalistica ad Ostuni (Br). Tra le varie cose, ha fondato MILLENARI DI PUGLIA una realtà dell’alto Salento impegnata nella fruizione, nella valorizzazione del territorio, nell’educazione ambientale e anche nel volontariato naturalistico.

E dal 2018 è iniziato anche l’impegno, costante e quotidiano, per sensibilizzare sul tema dell’inquinamento da plastica. La plastica ha da decenni invaso i mari, le spiagge, d’Italia ma di tutto il mondo. Ma cosa accade: i mari sono così grandi e i rifiuti che vediamo quando andiamo d’estate a fare un bagno sembrano sempre pochi, poco pericolosi.

E INVECE…

Invece i rifiuti e le plastiche nei nostri mari sono tantissimi: per questo il progetto di Suma serve anche a organizzare giornate di raccolta collettiva durante la quale partecipano decine di persone.

@archeoplastica Lo “spruzzino” degli anni ’70 per stirare i vestiti #archeoplastica ♬ Summer – Instrumental – Devinney

Sulle spiagge si trova di tutto, addirittura rifiuti di plastica che hanno anche più di cinquant’anni. Messi davanti a un contenitore di yogurt dell’85 o a un flacone di detersivo degli anni 60, gli osservatori non possono che essere portati a riflettere da un’altra prospettiva sul problema inquinamento plastica nel mare.

E così è successo a me. Ho visto quasi tutti i video dell’account instagram (il progetto è anche su tutti gli altri social) e sono rimasto scioccato. Sono rimasto per i giorni successivi a pensarci, all’impatto devastante della plastica, che tra l’altro già ovviamente conoscevo.

Il progetto Archeoplastica però non finisce qui: è anche un museo virtuale dove osservare tutti i reperti e acquisire informazioni e tante mostre, soprattutto nelle scuole, dove poter vedere dal vivo ciò che il mare ci ha restituito.

Complimenti davvero per questo progetto: un progetto che sta avendo sempre più followers, e che probabilmente ha fatto innervosire qualche grande ditta, visto che ora sul sito ufficiale appare un disclaimer: “Il progetto Archeoplastica attraverso questo sito ha la sola finalità etica di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento dei mari determinato dall’utilizzo della plastica e, nello specifico, dalla scorretta gestione del fine vita della stessa. Non sussiste alcuna volontà da parte di Archeoplastica di accusare e denigrare le aziende produttrici dei prodotti rinvenuti in mare ed esposti nel presente museo virtuale, né tantomeno sussiste alcuna volontà di agganciamento ai marchi stessi. I marchi citati sono riportati al solo fine di dimostrare la datazione dei rifiuti rinvenuti.”

@archeoplastica La pipa gelato un cult degli anni ’80 che il mare ci restituisce di tanto in tanto #archeoplastica ♬ Fairy Dust – Abaco Music Library

Se così non è, la precisazione appare utile ma non strettamente necessaria: pur non essendoci intento denigratorio, è evidente che prima del recente greenwashing che ha coinvolto tantissime aziende, queste ultime hanno prodotto tonnellate e tonnellate di plastica, spesso inutile e ovviamente dannosa. Speriamo in una netta e rapidissima inversione di tendenza, anche nel consumatore finale.

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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