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La Groenlandia: perché gli Usa vogliono questo territorio?

La Groenlandia è una delle ultime “frontiere” minerarie del pianeta. Con lo scioglimento dei ghiacci dovuto al cambiamento climatico, l’accesso alle sue vaste risorse naturali è diventato più semplice, rendendo l’isola un punto focale della geopolitica mondiale.

L’interesse degli Stati Uniti per la questo sconfinato territorio non è una novità recente (se ne parla ciclicamente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale), ma negli ultimi anni è di nuovo al centro del dibattito internazionale per ragioni geopolitiche, economiche e climatiche. Trump, nelle ultime settimane, ha rilasciato una serie di dichiarazioni che lasciano intendere come, in un’ottica strategica e politica, l’annessione della Groenlandia agli Usa sia una priorità.

L’ultima, in ordine di tempo, al Forum Economico Mondiale: “Vogliamo colloqui immediati per l’annessione della Groenlandia, ma non useremo la forza”. La Groenlandia è però un territorio autonomo del Regno di Danimarca. Copenaghen versa ogni anno un sussidio (il block grant) di circa 500-600 milioni di euro, che copre metà del bilancio dell’isola.

Sono numerosi i motivi principali per cui gli USA considerano la Groenlandia un asset strategico fondamentale:

La Groenlandia si trova esattamente sulla rotta più breve tra il Nord America e la Russia. Controllare quest’area significa monitorare i movimenti della flotta russa dall’Artico all’Atlantico.

Poi, c’è sicuramente un motivo collegato alle risorse naturali: con lo scioglimento dei ghiacci, l’accesso alle risorse del sottosuolo è diventato più semplice e redditizio. La Groenlandia possiede alcuni dei più grandi giacimenti al mondo di terre rare (neodimio, praseodimio, etc.), essenziali per la produzione di smartphone, auto elettriche, turbine eoliche e armamenti sofisticati. Attualmente la Cina detiene quasi il monopolio di questi materiali, e gli USA cercano alternative.

Altri giacimenti presenti in Groenlandia, che fanno gola agli Usa, sono:

  • Grafite: Essenziale per le batterie agli ioni di litio.
  • Zinco e Piombo: Presenti in grandi quantità, specialmente nel nord.
  • Nichel, Rame e Cobalto: Minerali strategici per le infrastrutture elettriche e industriali.

Inoltre, si stima che sotto i fondali groenlandesi ci siano enormi riserve di petrolio e gas naturale ancora non sfruttate. Tuttavia, nel 2021 il governo groenlandese ha deciso di interrompere il rilascio di nuove licenze per l’esplorazione petrolifera per proteggere l’ambiente.

Ancora, c’è un motivo geografico e collegato alla navigazione: il riscaldamento globale, infatti, sta rendendo navigabile il Mar Glaciale Artico per periodi sempre più lunghi. Se queste rotte diventassero stabili, i tempi di navigazione tra Europa, Asia e America si ridurrebbero drasticamente rispetto al passaggio per i canali di Suez o Panama. Quindi, chi controlla le basi di appoggio nell’Artico avrà un enorme potere commerciale.

Infine, il grosso messaggio che gli Usa vogliono dare al mondo con il tentativo di annettere la Groenlandia, è collegato a motivi di contenimento di Russia e Cina, da sempre nemiche della superpotenza occidentale. Con la conquista della Groenlandia gli Usa eviterebbero che Russia e Cina acquisiscano un’influenza eccessiva in quella zona.

Ancora non sappiamo come finirà questa trattativa, ma sappiamo che terrà banco per le prossime settimane, forse mesi. Al centro, tematiche geopolitiche, ambientali, sociali molto importanti. Bisogna anche sottolineare che tutte le possibilità che, secondo Trump, sono offerte dal territorio della Groenlandia, devono però fare i conti con la realtà dei fatti: nonostante la ricchezza teorica, l’estrazione su larga scala è frenata dalla mancanza di infrastrutture: strade e porti sono quasi inesistenti, oltre che dai costi elevati: operare in un clima artico è estremamente dispendioso e dal fatto che il governo locale sta seguendo una linea molto cauta, dando priorità alla sostenibilità rispetto al profitto immediato.

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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