Stare su un’altalena sospesa nel vuoto, a testa in giù e con un giornale tra le mani. Così ci si sente leggendo Il cielo è nero la terra blu, il sorprendente esordio di Rossella Sorbara. Pubblicato dagli abruzzesi di Neo Edizioni, questo romanzo è stato selezionato durante la seconda edizione del Premio Neo Edizioni, arrivando secondo. Pur non vincendo, secondo la casa editrice meritava di essere pubblicato, e anche secondo me, che l’ho appena letto.
Era voltata di spalle e se ne stava in piedi vicino a una roulotte circondata da piccole luci bianche. Con una mano si stringeva uno scialletto rosso sulle spalle e aveva quel vestito, il mio preferito, un vestito blu a pois bianchi. Il gigante col frac si era sistemato su una sedia e la teneva per un polso. La tirava un poco a sé e le faceva un gran sorriso, con tanti denti.
Rossella Sorbara irrompe nel panorama letterario con questa storia illuminata e travolgente. Sin dalla citazione in esergo da David Bowie, Space Oddity, si comprende la sensibilità e la visione del mondo di questa autrice, che mette sulla pagina un romanzo intimo che parla di violenza, d’amore, di libertà, e di quanto sia immensa e spaventosa la vita, soprattutto per un’adolescente costretta in un rapporto di incomunicabilità con la madre.
“Nel paese in cui mi capita di vivere, l’unica cosa che succede è la nebbia”, in questa prima frase si racchiude forse il senso intimo di tutto il romanzo, le pieghe di questo racconto intenso, malinconico, come le strade e le case chiuse del posto che viene raccontato. Il titolo gioca sull’inversione cromatica, suggerendo un mondo dove le regole della natura e della morale sono capovolte.
La protagonista assoluta è Nico, che vive in una Pianura Padana chiusa e a tratti maledetta. E’ un’adolescente, vive la sua vita turbolenta, silenziosa, si apre e parla col suo taciturno, quasi muto amico Cosimo, e litiga con la donna che vive in casa sua: quella donne che pare sia sua madre, così dicono, ma che in realtà sembra odiarla: la odia da quando è tornata a casa con la sorellina in braccio, e una depressione post-partum impossibile da superare.
E i capitoli si susseguono in una storia famigliare, cupa e triste, tra le quattro mura di casa che sembrano collassare, una famiglia che si sfalda mentre fuori Cosimo diventa un’ancora di salvezza. Così come sua sorella, che studia filosofia nella grande Torino e canta Leonard Cohen e i Velvet Underground. Quando è in casa, Nico si chiude in bagno, e piange, o legge. Solo nel cesso trova la sua libertà. Le lacrime scorrono, come la vita.
E intanto la scuola continua, va avanti: il prof di musica chiede alla classe di usare l’immaginazione per andare verso l’alto e guardare il mondo intero. Proprio come l’astronauta Gagarin, che era un contadino russo che mandarono nello spazio, dice Nico, e che dall’alto dell’astronave vide la terra e sentenziò: Il cielo è nero la terra blu, lassù nello spazio non c’era una poesia di colori, ma tutto era scuro.
Il circo arrivato in città per il carnevale invece si piazza in uno spiazzo di cemento tra il bosco e il benzinaio, è pieno di luci e voci. Il rapporto tormentato con la madre si intreccia con l’arrivo del circo, perché anche lì c’è una donna, e allora Nico non ha dubbi, è lei la sua vera madre, “lei come era prima”… e forse quelli del circo l’hanno rapita, sostituita, e ora vorrebbe scappare con lei.
La scuola va avanti, alla sua ristretta cerchia di amici di aggiunge anche Nadir, il piccolo zingaro che gira col circo e sa far roteare in aria le palline, mentre la piccola Nico prova a ritagliarsi – con difficoltà – il suo posto nel mondo, tra sensi di colpa, lacrime, accettazione di se stessa e degli altri.
Un bel libro davvero, commovente e sofferto, che sa giocare con la lingua e la scrittura, e tiene sempre alta la tensione narrativa e senza mai tradire le aspettative. Il cielo è nero la terra blu è un esordio potente e doloroso, un libro che scuote nel profondo.
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