Libri e ebook

Storie di inventori e grandi imprese: “Fare biciclette” di Marco Ballestracci (2026)

Ci sono libri, che quando li prendi tra le mani sai già che ti accompagneranno per giorni, raccontandoti storie e aneddoti appassionanti. Fare Biciclette di Marco Ballestracci, da poco uscito per Add Editore, è uno di questi. Perché esiste un modo di scrivere di ciclismo che parte dalle gambe, le fatiche, i campioni, le salite; e c’è un modo che parte dalle mani. Fare biciclette appartiene alla seconda categoria, ed è proprio questa scelta a renderlo un libro originale e necessario nel panorama della letteratura sportiva italiana.

Marco Ballestracci è musicista, giornalista e scrittore: ci porta nelle fucine in cui hanno preso forma le bici dei campioni e quelle che utilizziamo tutti i giorni, passando da Tullio Campagnolo a Shozaburo Shimano, fino a Keith Haring, da Edoardo Bianchi al genio di Dario Pegoretti. Non è un libro di storia della tecnica, e non è nemmeno un catalogo di marchi e brevetti. È qualcosa di più sottile e più ambizioso: un tentativo di restituire dignità narrativa a chi ha costruito il mezzo prima che qualcuno ci salisse sopra. Il sottotitolo, ben lo spiega: Storie di inventori e grandi imprese.

Non importa che siano cantine, garage polverosi o laboratori di alta tecnologia, perché se la componente umana, l’emozione e la passione rappresentano l’essenza del ciclismo sportivo, la stessa importanza ce l’hanno i luoghi dove si forgiano pezzi e si modellano telai. Anche lì si nasconde la medesima intramontabile passione. È questa la tesi implicita del libro, e Ballestracci la dimostra capitolo dopo capitolo – con la discrezione del narratore che sa quando narrare di sé, quando fermarsi, quanto raccontare e quanto lasciare solo intendere.

Anche chi non è propriamente amante della bicicletta viene rapito dalle storie, dalle imprese, ma anche dalle normali vicende della vita dei protagonisti. Si tratta non tanto dei corridori ma degli artigiani, visionari, ingegneri che hanno passato la vita a “fare biciclette”, e che dire, a farle benissimo. Personaggi per nulla noti alla massa, o comunque non famosissimi nella storia del ciclismo che Ballestracci porta al centro, con una decisa e evidente capacità di trasformare la biografia minore in epica quotidiana.

Dietro la storia delle biciclette quindi, questo è il messaggio principale che prevale durante la lettura del volume, c’è soprattutto la storia dell’industria italiana del Novecento, quasi sempre nel nord-est del paese, e della manifattura artigiana che ha dovuto per forza di cose convivere con la produzione di massa. Il messaggio sottointeso di questo libro è che, forse, siamo stati noi italiani particolarmente bravi nella nostra storia recente a “fare cose”, a costruirle, a sperimentare in bottega, e non a caso siamo unanimemente riconosciuti in tutto il mondo come un popolo di straordinari artigiani. Cosa che oggi, forse, nella produzione di massa a nelle aziende piccole che chiudono, forse non può dirsi come un tempo.

Molto interessanti sono alcune delle storie contenute verso la fine del volume: quella in cui si racconta la “Silicon Valley” delle biciclette, nell’area del Veneto che quasi è paragonabile, per paesaggi e concentrazione di aziende/capannoni, a quella californiana. Qui la concentrazione di attività legate alla bici e alle sue componenti è strabiliante. Poi, si parla in un altro capitolo di Dario Pegoretti “Pego” e dei suoi artistici telai, davvero simili a tele da museo; infine quello dedicato a Vito Favero, secondo al Tour 1958, alla Ciclo Piave, ad alcuni altri interessanti aneddoti su questo mondo. E si conclude con una frase perfetta per qualsiasi libro sulle biciclette: “L’ho guardato finché non è sparito giù sulla strada che va verso Cappella Maggiore. Sono diventati mano a mano piccini piccini. Lui, la bicicletta, lo zaino e l’ombrello. E’ stato forse quella mattina che per la prima volta ho pensato che con la bicicletta si potevano fare cose grandiose, che qui in pese neppure potevamo immaginare”

Fare biciclette è quindi un libro per chi ama il ciclismo, ma anche per chi ama le storie di persone che hanno dedicato la vita a fare una cosa sola nel modo migliore possibile. Che è, in fondo, una delle forme più pure di passione che esistano.

Foto di wal_172619 da Pixabay

 

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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