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La tavola del mondo a cura Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre: non solo storia di cibo e bevande

Davvero molto divertente nel suo essere enciclopedico e divulgativo allo stesso tempo, questo nuovo libro Add Editore che esce oggi 3 luglio in libreria e mette al centro il cibo, come esperienza storica, sociale e culturale. Si scoprono così tanti aneddoti leggendolo che anche al termine della prima lettura, viene voglia di sfogliarlo e risfogliarlo per cogliere qualche passaggio magari sfuggito in un primo momento, e saperne qualcosa in più del barbecue, del gin o di altri alimenti, cibi, bevande, dall’acqua frizzante al rum, passando per il tè e il chai, l’olio di palma e molti altri ancora.
C’è un momento dunque, seduti a tavola, in cui la geografia smette di essere un concetto astratto e diventa qualcosa che si può assaggiare. È da questa intuizione che parte La tavola del mondo, il libro curato da Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre che la rivista Le Point ha definito un grande banchetto storico, capace di intrecciare differenze e connessioni tra culture lontanissime fra loro e restituire, piatto dopo piatto, l’intera diversità del mondo.

Gli autori smontano con pazienza da storici e con il gusto affabulatorio di chi sa raccontare bene le mitologie che ogni nazione costruisce intorno al proprio cibo. Si scoprono tante curiosità e storie dietro al cibo, che normalmente non si conoscerebbero, come che il caffè  ha una storia che si intreccia con quella di abusi e violenze su migliaia di schiavi a Santo Domingo, attraversa varie fasi ed epoche (3, secondo alcuni) ma è in realtà ancora più stratificata; leggiamo e scopriamo anche che la prima foto conosciuta di un doner kebab nell’impero ottomano fu scattata nel 1855 da James Robertson, capo incisore della Zecca imperiale ottomana; ancora, che dietro la baguette, simbolo del cibo francese per eccellenza, ci sono varie storie e leggende, tra cui quella che fu inventata da Napoleone I, visto che con la forma allungata era più facile trasportarla nei cappotti della Guardia Imperiale. “Una storia vitale e deliziosa” come la definiscono i curatori nello scritto introduttivo. Ci dicono inoltre che “moltissimi piatti e cibi sono diventati espressione di identità locali o nazionali. Sono nate leggende, come quella della pizza Margherita, così chiamata in onore della regina Margherita di Savoia, i cui tre colori – pomodoro, mozzarella e basilico – evocherebbero la bandiera italiana. Su scala diversa, il Christmas pudding divenne così rappresentativo dell’Impero britannico che, intorno al 1920, alcune colonie si lamentarono con Londra perché i loro prodotti non figuravano nella ricetta […] Questo rappresenta il compimento di un lungo processo. Dal XIX secolo le esposizioni universali divennero i luoghi privilegiati per simili forme di espressione identitaria”.

Foto di Надин Ш da Pixabay

Il punto centrale del libro che raccoglie quasi 100 contributi, però, non è semplicemente aneddotico. Singaravélou e Venayre sostengono una tesi precisa: le origini dei cibi si perdono nella notte dei tempi, e sotto ogni rivendicazione di autenticità si nasconde una storia di spostamenti, contaminazioni, scambi. Quello che chiamiamo “tradizionale” non è mai stato fermo e i cibi, semplicemente, non hanno mai smesso di viaggiare. Ma qualcosa cambia nella seconda metà del Settecento, quando tre fenomeni si intrecciano e accelerano bruscamente questa circolazione: la nascita di nuovi desideri identitari, lo sviluppo dell’industria, l’espansione dei commerci su scala planetaria. È lì che la cucina, per come la conosciamo oggi, comincia davvero a prendere forma.

Il vero punto di forza del volume, dunque è proprio questo, non limitarsi all’aneddotica ma fornire una panoramica completa dei risvolti sociali, culturali, politici quasi, del cibo. Il libro giunge sugli scaffali in un momento in cui il cibo è diventato terreno di battaglia culturale e identitaria in molti paesi, partendo dal nostro: patrimonio da difendere, simbolo nazionale da rivendicare, e proprio per questo suona particolarmente utile. Il celebre motto di Brillat-Savarin, celebre gastronomo francese della fine del Settecento, «Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei», non è mai stato così citato, eppure è spesso frainteso: La tavola del mondo ci racconta che dietro ogni piatto “nazionale” c’è quasi sempre una storia di frontiere attraversate, di mescolanze e popoli che si incontrano. Una storia, appunto, vitale e deliziosa, da leggere con la stessa curiosità con cui si assaggia un piatto mai provato prima.

La tavola del mondo
di Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre
Traduzione di Marco Aime e Magda Redaelli
Illustrazioni di Isabella Bersellini

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Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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