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Guiyu: la città tossica

Situata nella provincia meridionale del Guandong, Guiyu è il più grande centro per lo smantellamento ed il riciclaggio di materiale tecnologico. In questa città arrivano infatti apparecchi elettrici ed elettronici da tutto il mondo: da telefonini a lavatrici, da frigoriferi a stampanti. Insomma tutto l’hardware planetario ha trovato la sua necropoli in questa remota zona della Cina votata sempre di più alla crescita imperialista. Da una parte troviamo le aziende esportatrici (appartenenti a paesi occidentali, benestanti e democratici) di questi materiali, che in questo modo evitano di pagare gli alti costi relativi allo smaltimento secondo le rigide procedure dei paesi di origine. Dall’altra abbiamo invece la Cina (paese orientale, in fase di crescita e sottoposta ad un regime repressivo) che risulta essere firmataria della Convenzione di Basilea del 1989, la quale proibisce l’importazione di scarti elettronici a scopo di riciclaggio. Questo accordo però per le autorità cinesi sembra essere poco più di una insignificante postilla, visto che il paese è oggi più che mai affamato di qualsiasi materiale e finisce per accogliere qualsiasi tipo di rifiuto elettronico. Al centro della vicenda abbiamo invece i cittadini di Guiyu che dallo smembramento degli scarti della modernizzazione sembra aver trovato la loro fortuna. La popolazione della zona si è arricchita e si è venuta a costituire una realtà di piccoli artigiani, una vera classe media che trae il suo profitto grazie a piccole botteghe nelle quali si riducono questi apparecchi nelle loro componenti essenziali. Dai fili elettrici viene recuperato il rame, i circuiti stampati sono messi in un bagno acido per separare i metalli preziosi (tra i quali oro e palladio), la plastica la si recupera o la si brucia per separarla dai pezzetti di metallo. Questo lavoro viene fatto senza nessun minimo riguardo della salute dei lavoratoti (se la classe media è locale, i manovali sono invece immigrati dalle province rurali del Sichuan, Anhui, Henan), che maneggiano questi materiali a mani nude, senza occhiali, mascherine o qualsiasi altro tipo di protezione.

Lo scenario è davvero degradante: fumi, ceneri, sostanze tossiche rilasciate nell’aria e nel suolo. I corsi d’acqua sono inquinati e pieni di rifiuti, il prezzo dell’acqua in queste zone è 10 volte maggiore volte che nella vicina Chendian. In questo ambiente mortifero si muovono e vivono ogni giorno migliaia di persone, tra le quali una significativa percentuale di bambini. Un rapporto del 2003 dell’ospedale universitario di Shantou ha riscontrato tra i residenti un’elevata percentuale di danni alle ossa, gastriti e ulcere intestinali. Tra i 165 bambini esaminati, tra 1 e i 6 anni, si è riscontrato in circa l’82% di essi un’alta concentrazione di piombo nel sangue e l’accumulo diventa maggiore nei figli di chi ricicla circuiti stampati rispetto a chi recupera plastica.

L’e-waste, neologismo inglese che sta per rifiuto digitale, rappresenta l’elemento più problematico del ciclo di vita dei prodotti elettronici. A causa del loro alto impatto ambientale e dell’alto costo per il loro smaltimento in condizioni i sicurezza, può essere considerato il lato oscuro della “tecnologia a portata di tutti”. Un problema che mette a repentaglio non solo l’equilibrio (sempre più precario) dell’ecosistema, ma soprattutto la salute di chi lavora o vive in prossimità di queste discariche digitali. La Cina cerca di far passare la situazione quanto più possibile sotto silenzio, anche se ultimamente diventa sempre più difficile. Nel giugno del 2007 compaiono su internet le foto di un interessante reportage a Guiyu proprio sul digital dump, anche se le prime immagini più o meno ufficiali di questa città compaiono nel 2005 in un video musicale, quello dei Planet Funk: Stop Me.

La discarica digitale di Guiyu può essere considerato un significativo dato strutturale della conformazione del sistema-mondo contemporaneo, una conferma potrebbe ritrovarsi nella creazione di altri centri per lo smaltimento di apparecchi elettronici in India e in Nigeria. I paesi che si trovano nella periferia o nella semi-periferia dello sviluppo economico globale si affannano per raggiungere le stesse condizioni di vita dei paesi occidentali, che però risultano essere gli unici a trarre vantaggio da questo rapporto. I nostri rifiuti vengono ingeriti da donne, uomini e bambini che non sappiamo neanche che faccia abbiano mentre all’orizzonte sembra profilarsi un disastro ambientale senza precedenti.

G.E.

Marianna Sansone

Giornalista, si occupa di contenuti e crede nell'importanza delle singole parole, delle "e" ed "a" finali, delle virgole e degli spazi. Mamma di Benedetta e Anna, ha fondato Econote nel 2008. La sua mail è marianna@econote.it

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