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Decine di milioni di rifugiati ambientali nel nostro futuro

Chi sono i rifugiati ambientali?

Persone che non possono più vivere sul proprio territorio a causa della siccità, erosione del suolo, desertificazioni, deforestazione o innalzamento del livello del mare.

Nel 2000 erano circa 25 milioni.

Questo numero potrebbe raddoppiare entro il 2010, dal momento che in molti paesi si stanno già sentendo gli effetti dei cambiamenti climatici.

Nel 2050 i rifugiati potrebbero raggiungere i 200 – 250 milioni. La stima è fornita dall’IOM (International Organization for Migrations) e da Christian Aid.

Secondo uno studio dell’ONU presentato nei giorni scorsi, le cause principali di migrazioni ambientali sono soprattutto tre:

  1. Riduzione della piovosità in America Centrale e in Africa Occidentale: l’immagine qui a fianco (clicca per ingrandire) mostra ad esempio la situazione centroamericana. Nella maggior parte dei territori la disponibilità di acqua si potrebbe ridurre almeno del 25% nella seconda metà del secolo.
  2. Riduzione dei ghiacciai in Asia: questo porterà a inondazioni nel breve periodo e a siccità estive nel medio-lungo periodo. E’ appena il caso di ricordare che lungo i fiumi che scendono dall’Himalaya vivono 1,4 miliardi di persone.
  3. Innalzamento dei mari, con conseguente riduzione della terra abitabile e salinizzazione. Un metro in più farebbe muovere oltre 23 milioni di persone nel delta del Nilo, Gange e Mekong, con una perdita di 1,5 milioni di ettari di terreni agricoli.

Secondo l’ONU, la maggior parte dei futuri migranti non riuscirà a fuggire abbastanza lontano da evitare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. I luoghi raggiunti potrebbero essere precari come quelli lasciati.

Per questo, l’ONU fornisce una serie di raccomandazioni in cui in sostanza si dice che occorrerebbe aiutare di più chi è più a rischio. Semplice e sensato, ma ci sarà qualche governo a raccogliere la sfida?

Sembrerebbe di no, dal modo in cui Nature ha dato la notizia. Secondo la celebre rivista, lo studio dell’ONU “smonterebbe il mito” secondo cui i rifugiati busserebbero alle porte dei paesi ricchi.

Peccato che nel documento non si dica nulla di tutto questo, ma anzi si specifchi che “The report does not attempt to indicate specific geographical destinations for migrants in the future.” Sembra che Nature voglia più che altro tranquillizzare i suoi lettori che la vita continuerà business as usual.

Un ringraziamento a Paolo per la segnalazione.

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