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Cosa e’ il packaging

Se dovessimo definirlo da un punto di vista essenzialmente materiale potremmo dire che il packaging è: «Nel prodotto, tutto quanto non è il prodotto stesso»[1]. Il packaging è il simbolo che genera attenzione, comunica il prodotto e motiva il consumatore all’acquisto. A volte può diventare l’oggetto principale d’acquisto, o assumere un’importanza pari al prodotto[2].  Il packaging, abbandonata la mera funzione di imballaggio, rappresenta oggi una delle più interessanti componenti del marketing mix.

Il packaging e l’ambiente

«Il problema dei rifiuti, per quanto riguarda i paesi sviluppati, è conseguenza anche della dimensione che il packaging ha assunto nella nostra società dei consumi. […] Gli imballaggi che paghiamo con la nostra spesa rappresentano circa il 60% del volume e il 40% del peso dei rifiuti urbani degli italiani. Le soluzioni finora individuate vanno dal divieto di vendita dei prodotti imballati o quantomeno dal loro spacchettamento, da eseguirsi alle casse o fuori ai supermercati, al cauzionamento dei vuoti a rendere, alla vendita “alla spina” dei prodotti sciolti, come pasta e olio, ma anche detersivi e quant’altro, alla promozione di stoviglie lavabili invece di quelle usa e getta»[11].

Come sottolinea Marco Piciocchi, il problema dello smaltimento del packaging va considerato. Un’attenzione particolare merita la scelta dei materiali e delle tecnologie, rispetto alle necessità e ai principi ecologici, di salvaguardia ambientale, e più in generale, di riferimento ai valori del consumatore. Recenti cambiamenti sul piano valoriale della società, assieme al diffondersi di una cultura consumistica, hanno indotto modificazioni significative nel confezionamento dei prodotti. Il dilemma carta/plastica, il disuso della tecnologia spray, un’attenzione maggiore al riciclo sono solo alcuni degli esempi proponibili in cui la confezione ha dovuto adeguarsi a richieste di carattere sociale[12].

Ancora di più, se investire in ecologia conviene alle aziende, così come si rileva in un recente rapporto della Confartigianato che ha realizzato una classifica delle attività anti-crisi. Fra queste l’ecologia, il benessere, l’alimentazione di qualità e l’informatica, cresciuti nonostante questo periodo di crisi economica[13]. Gli esempi di aziende piccole, medie e grandi, che hanno operato una svolta “verde” a partire anche dal packaging dei prodotti offerti, sono diversi. Iniziano a percorrere una strada di produzione votata all’ecologia, imperniando anche il battage di pubblicità e comunicazione proprio su questo aspetto, dimostrando così ancora una volta la valenza comunicativa della confezione, del packaging, così come detto fin dall’inizio.

“INK Evolution”, è il metodo ideato dalla Ecostore per rigenerare le cartucce delle stampanti, tutto all’interno del negozio è improntato alla tecnologia al servizio dell’ambiente. Gli astucci che contengono le cartucce sono in carta riciclata, il sacchetto con cui il cliente porta via quello che ha acquistato è biodegradabile[14]. Presso gli Ecostore è possibile smaltire stampanti, toner e telefoni cellulari, questo grazie ad un accordo con Legambiente. Questi servizi poi sono offerti con una riduzione dei costi. Come nel caso dei prodotti alla spina. Una pratica antica recuperata a favore dell’ambiente e delle tasche. Nel 2005 a Torino, con il marchio CRAI e i suoi Ecopoint, si è avviata un’inversione di tendenza in materia di sprechi e vuoto a perdere. Caffé, cereali, pasta, riso, caramelle, spezie, ma anche detersivi e detergenti per la casa e l’igiene personale, sono conservati in silos e pronti per la distribuzione nelle quantità richieste dal cliente, in un sacchetto biodegradabile e compostabile, che può essere smaltito senza impatto ambientale. La merce costa in media il 20% in meno, e in un anno possono essere risparmiate 750.000 tonnellate di confezioni.

Ancora, in Inghilterra è nato un packaging rivoluzionario “Belu Bio Bottles” per il confezionamento dell’acqua minerale. La bottiglia è realizzata attraverso la lavorazione del grano e, a detta dei tecnici inglesi, ha dei tempi di decomposizione molto brevi (qualche mese): «Si annuncia quindi essere una rivoluzione, sia dal punto di vista ambientale, permettendo di eliminare quelle vergognose piramidi di plastica e polimeri che si ammassano spesso nelle vicinanze dei raccoglitori d’immondizia, sia dal punto di vista del packaging»[15].

La “Rizieri Scarpe Eco”, che produce scarpe da donna, ha proposto il packaging ecologico legato al glamour e la sua campagna si basa su questo: «Rizieri non ci propone solamente le sue scarpe. – citando il comunicato stampa – Ci parla anche di ecologia e di moda che può veramente essere sostenibile[16]. [..] Rizieri, attento all’ecologia, ha rinnovato così il suo packaging, proponendoci le sue preziose e deliziose calzature, all’interno di scatole di cartone riciclato bianco e rosa. Una confezione chic per scarpe glamour, che fanno bene al nostro ambiente, dando una mano a salvarlo».

Negli ultimi tempi anche grandi multinazionali come la Coca Cola o la Nestlè stanno effettuando ricerche per puntare sul biodegradabile: la prima per ridurre la propria produzione in plastica e alluminio, la seconda addirittura vuole realizzare dei contenitori per il proprio latte che al contatto con l’acqua si sciolgano.

Stessa strada “verde” per Fiat, che ha come slogan “Guidati dal futuro” e fa riferimento a tecnologia ed ecologia. «La riduzione dell’impatto ambientale è un preciso impegno del Gruppo Fiat», si legge sul sito internet[17], per questo fra le attività del 2008, è proseguito il miglioramento continuo del packaging che ha visto coinvolta tutta la catena di fornitura fino ai siti produttivi del Gruppo Fiat, con risultati sia sul fronte della riduzione di utilizzo di materia prima metallica sia di riduzione dell’impiego di imballi a perdere in cartone[18].


[1] Le Pack, BSN Emballage, 1987

[2] Cfr. La comunicazione d’impresa, a cura di Giampaolo Fabris. Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006. Il packaging, di Vanni Codeluppi, p. 333.

[3] Mauro Ferraresi, Il packaging. Oggetto e comunicazione, Franco Angeli, Milano, 2003.

[4] Cfr. La comunicazione d’impresa, a cura di Giampaolo Fabris. Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006. Introduzione di Giampaolo Fabris, Una cabina di regia: l’orchestrazione, p. 9.

[5] Ibidem.

[6] Cfr. La comunicazione d’impresa, a cura di Giampaolo Fabris. Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006. Il prodotto, di Vanni Codeluppi, p. 334.

[7] Cfr. La comunicazione d’impresa, a cura di Giampaolo Fabris. Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006. Introduzione di Giampaolo Fabris, Una cabina di regia: l’orchestrazione, p. 9.

[8] Ibidem, p. 344.

[9] Ibidem, p. 3.

[10] Ibidem, p. 27.

[11] Marco Piciocchi, La gestione dei rifiuti nel mondo, in Galli sulla munnezza, di Rossella Savarese, Franco Angeli 2009.

[12] Cfr. La comunicazione d’impresa, a cura di Giampaolo Fabris. Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006. Il packaging, di Vanni Codeluppi, p. 334.

[13] La green economy raggiunge risultati brillanti, le aziende di questo tipo sono cresciute del 4,2%[13].

[14] www.econote.it.

[15] http://www.marketingroutes.com/2006/05/29/packaging-ecologico/

[16] http://www.stylosophy.it/articolo/rizieri-propone-il-packaging-ecologico/7527/

[17] http://sostenibilita.fiatgroup.com/responsabilita-ambientale/logistica.php.

[18] http://sostenibilita.fiatgroup.com/responsabilita-ambientale/logistica.php.

Marianna Sansone

Giornalista, si occupa di contenuti e crede nell'importanza delle singole parole, delle "e" ed "a" finali, delle virgole e degli spazi. Mamma di Benedetta e Anna, ha fondato Econote nel 2008. La sua mail è marianna@econote.it

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Marianna Sansone

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