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Summit Internazionale contro l’estinzione della tigre

A San Pietroburgo si sta tenendo in questi giorni (fino al 24 novembre) il Forum Internazionale sulla Conservazione della Tigre, a cui stanno prendendo parte i leader dei 13 Paesi in cui vive la Panthera tigris.

Nell’ecosistema asiatico la tigre ha da sempre avuto un ruolo di primo piano sia per gli equilibri naturali che per la cultura locale. Questo finchè la caccia sregolata dell’uomo non l’ha condotta sull’orlo dell’estinzione. La sua sopravvivenza è legata  alla conservazione del proprio habitat naturale sempre più minacciato dall’espandersi dei centri abitati. Se nel XIX secolo erano decine di migliaia gli esemplari che dominavano le foreste asiatiche oggi restano poco più di tremila tigri al mondo. Un accordo tra più stati per tutelarne la sopravvivenza è l’unica soluzione possibile per non permettere l’estinzione di questo splendido felino.

La minaccia più grave tuttavia, più che dalla caccia, arriva dalla forte riduzione degli habitat naturali della tigre, al giorno d’oggi infatti il 93% della loro estensione originaria è andato distrutto. Per questo le 5 sottospecie di tigri rimanenti (4 si sono già estinte) sono state inserite  nella lista delle specie a rischio di estinzione della IUCN.

Proprio a causa di questa critica situazione, durante lo svolgimento del Forum i 13 Paesi che ancora rappresentano un luogo più o meno sicuro per la tigre (Russia,  Bangladesh, Bhutan, Cambogia, Cina, India, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Nepal,  Thailandia e Vietnam), i cosiddetti Tiger Range Countries, si accorderanno per firmare la dichiarazione di San Pietroburgo con la quale si impegnano a mettere in pratica un’azione decisa e coordinata per salvare la tigre dal gravissimo e sempre più verosimile rischio di estinzione.

Tutto il mondo osserva i grandi leader dell’Est confrontarsi sulla distruzione selvaggia di una delle specie più affascinanti del pianeta, dimenticando però il proprio ruolo in un sistema globale devastate. Il modello di sviluppo dell’Occidente, infatti, affiancato dal consumo sfrenato di risorse naturali sono cause grave ed evidenti dell’estinzione di questa specie almeno quanto la sconsideratezza dei governi asiatici e dei loro bracconieri.

foto | nationalgeographic.it

Mattia Marasco

Mattia Marasco, Laureato in Media e Giornalismo con una tesi in Teorie e tecniche dei Nuovi Media. Blogger motivato e appassionato di web, cinema ma soprattutto di comportamento canino ed etologia in generale. Profondamente convinto che il mondo sia come noi lo facciamo. Da circa un anno gestisce i suoi tre blog: Robadamatti.org , Dogcoach.it , Wikiculture.net.

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