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Non chiamateli mostri, i faroesi

Animali di serie A e di serie B

Sempre più persone contestano la caccia alle balene alle Faroe, spinte forse più da un’onda emotiva del momento piuttosto che da valori etici ed ambientali, ma quanti s’interessano dei massacri quotidiani ai danni degli altri animali?

Vivono in un luogo incontaminato, dispersi nell’Atlantico a stretto contatto con la natura, che spesso detta legge. Alcuni non guardano quasi mai l’orologio e non conoscono lo stress. Tutto il mondo, però, li odia. La loro colpa? Mangiare da sempre le balene-pilota che nuotano nelle loro acque. Per questo vengono definiti mostri e c’è chi diffonde voci false pur di boicottarli. Gli abitanti delle isole Faroe sfruttano quel poco che la natura offre, in modo sostenibile e senza sprechi: pecore, uccelli, pesci, balene, qualche mucca. Tutto il resto viene importato a caro prezzo dall’estero tramite lunghi trasporti via nave. Chi li critica probabilmente non conosce a fondo la realtà locale, ma soprattutto ignora quanto siano orgogliosi e rispettosi della loro terra, più di quanto lo siano certi Paesi più avanzati: un minuto arcipelago di 18 isole spoglie e frastagliate, luoghi spettacolari e vergini dove la mano dell’uomo si fa notare con garbo, abitati da persone oneste, amichevoli e umili, che vivono in mezzo e grazie alla natura.

Non si discute su quanto le balene siano esseri straordinari e da tutelare, ma coloro che, con le proprie proteste, impongono ai Faroesi di cambiare abitudini dovrebbero innanzitutto chiedersi come reagirebbero loro stessi ad una simile richiesta, se rinuncerebbero mai a qualcosa, se ridurrebbero mai i consumi di carne e di pesce, se non siano anch’essi responsabili direttamente o indirettamente di altrettante atrocità. Cani scuoiati vivi per inserti di pelliccia, ingozzamento delle oche per il foie gras, pesca non sostenibile del tonno rosso per il sushi, commercio di animali, circhi, zoo, acquari, delfinari, pali e corride sono alcune delle attività, non indispensabili e rivolte solo a soddisfare interessi economici, vizi e capricci, che gettano nell’ombra tutti i Paesi del mondo.

 Nel mondo c’è quanto basta per le necessità di tutti, ma non per l’ingordigia di certuni – Gandhi

La sfortuna per i Faroesi è che la caccia avviene a cielo aperto, sulle coste, davanti agli occhi di tutti: una sorta di mattatoio senza pareti. Gli allevamenti intensivi del bestiame, al riparo da qualsiasi occhio indiscreto, sono responsabili del maltrattamento e dell’uccisione di milioni di animali ogni giorno. Bovini rinchiusi in stalle fin dalla nascita, imbottiti di farmaci e cereali per accelerare l’ingrassamento o la produzione di latte, sfruttati fino allo sfinimento, maltrattati, trasportati vivi in condizioni disumane, vitelli separati dalla madre appena nati e uccisi per destinare il latte materno alla produzione di latte e derivati. Galline costrette in minuscole gabbie metalliche, senza luce solare, costrette a produrre uova senza sosta. I pulcini maneggiati e lanciati come oggetti su un nastro o l’altro, i maschi tritati vivi perché non utili alla produzione di uova. L’elenco degli orrori potrebbe continuare a lungo.

Ciò che i Nazisti hanno fatto agli Ebrei, gli umani lo stanno facendo agli animali – Isaac Bashevis Singer (Ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento)

I Faroesi non si nascondono dietro scopi scientifici, non minacciano l’estinzione delle balene anche se associazioni rispettabilissime come Sea Shepherd non sono dello stesso parere. Il ricavato della caccia alle Faroe appartiene esclusivamente alla popolazione, che lo condivide gratuitamente ed equamente. La carne di balena, insieme allo spirito di fratellanza che contraddistingue i Faroesi, ha salvato l’intera nazione in occasione di pesanti crisi economiche negli anni ’50 e ’90 dove molte persone hanno perso tutto e c’è chi ne sta tuttora pagando le conseguenze. Mantenere viva la caccia oggi significa garantir loro sicurezza per il futuro, in quanto, vista la loro fragile economia, non si escludono nuove crisi economiche e petrolifere (aumento prezzo petrolio = aumento costo importazioni) che potrebbero mettere nuovamente in seria difficoltà l’intero sistema interno.

Il boicottaggio dei prodotti locali e del turismo, tanto auspicato da molti, al contrario di quanto si possa pensare sarebbe solo controproducente, poiché renderebbe le Faroe economicamente più deboli e ancor più dipendenti dalle risorse naturali lì presenti, gratuite e a chilometri zero. Solo trascorrendovi le vacanze si potrebbe probabilmente contribuire all’estinzione della caccia, a favore di maggiori importazioni grazie ad una economia più forte.

 

Ma è giusto costringere i Faroesi a cibarsi di prodotti animali industriali importati? Invece di vivere grazie a quanto madre natura offre nel proprio contesto, rispettando il sano principio dei chilometri zero, si è diventati ormai schiavi in tutto il mondo dei prodotti industriali, basati su un sistema speculativo, consumistico, pesantemente inquinante, non sostenibile per l’ambiente e non rispettoso degli animali. La caccia, non interferendo mai in tutto il ciclo vitale delle balene, per lo meno permette loro di condurre una vitanormale, anche se indiscutibilmente si tratta di un atto brutale, tanto cruento, però, quanto i massacri del bestiame perpetrati in tutto il mondo, ma certamente meno ingiusto rispetto alle violenze gratuite inferte in certi “spettacoli” quali pali e corride.

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà – Emile Zola

Detto questo non voglio prendere le difese di nessuno in particolare, piuttosto l’intento è quello di invitare tutti a puntare il dito innanzitutto contro sé stessi. E’ troppo facile chiamare mostri gli altri (credendosi migliori).

Non è più tempo di chiudere gli occhi, far quindi finta di niente e di demandare al prossimo di cambiare le cose. Urge una presa di coscienza globale in quanto siamo tutti responsabili con le nostre azioni, con i nostri acquisti, con le nostre abitudini di terribili sofferenze ai danni di creature innocenti e senzienti.

Se mai un giorno i Faroesi dovranno rinunciare alla carne di balena, allora per coerenza in tutto il mondo, soprattuto nelle nazioni più sviluppate, dovremo rinunciare a certi lussi come il tonno rosso, gli inserti di pelliccia, le abbuffate di carne e pesce, i circhi, e così via. Ben vengano quindi le battaglie in difesa degli animali, ma che siano eque per tutte le specie: non esistono animali di serie A e di serie B. La sofferenza è uguale per tutti.

“Non Uccidere” non si applica all’omicidio di una sola specie, bensì a tutti gli esseri viventi e questo comandamento fu scritto nel cuore dell’uomo molto prima di essere proclamato sul Sinai – Lev Tolstoj

 

Alessio Mesiano

Alessio Mesiano, fotografo e architetto di Milano, grazie alla specializzazione in bioarchitettura si è avvicinato al mondo della sostenibilità e dell'etica. L'amore per la natura è diventata negli anni una filosofia di vita che lo ha portato a maturare sempre più la convinzione che il cambiamento per un mondo migliore debba partire dal basso e ognuno debba fare la sua parte. È diventato così vegano, animalista, antispecista, ambientalista ed attivista. Approda su Econote.it grazie alla foto di un cucciolo in un canile in Romania, dove Alessio presta servizio per l’Associazione Save the dogs.

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