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Baby consumatori: la comunicazione ambientale negli alimenti per bambini

Due settimane fa abbiamo introdotto, grazie a Silvia Strozzi, il discorso sull’alimentazione dei bambini.

Abbiamo evidenziato come diventare genitori significhi iniziare a porsi ogni giorno decine di domande sulle scelte migliori da fare per la salute dei propri figli.

L’alimentazione ricopre, infatti, una parte importante delle ansie e preoccupazioni parentali. Specialmente il momento dello svezzamento e dell’introduzione di cibi solidi può provocare non poche perplessità e suscitare numerose dubbi.

Cosa pensare di fronte agli scaffali colmi di prodotti specifici per neonati? Come interpretare in modo critico i messaggi pubblicitari? Possiamo fidarci del pediatra che consiglia l’omogenizzato invece dei cibi preparati in casa o della rivista che propone questa o quella marca?

 

È bene a questo punto ricordare ai genitori che da quindici anni esiste una severa normativa a livello sia europeo sia nazionale per tutelare i piccoli consumatori. Il primo nucleo da cui si è poi sviluppata e aggiornata la Direttiva 2006/141/CE risale, infatti, al 1996 e fu redatta sulla base di un parere dell’allora Comitato scientifico dell’alimentazione umana (ora Efsa – European Food Safety Authority). La normativa da un punto di vista nutrizionale definisce per ogni categoria (prodotti a base di carne, latte, pesce, frutta, etc.) i tenori minimi e massimi nutrienti quali proteine, grassi, carboidrati, zuccheri, vitamine e minerali.

Dal punto di vista della sicurezza invece la direttiva prevede limiti massimi di residui di antiparassitari che sono prossimi allo zero analitico. Per altri contaminanti come i metalli pesanti quali piombo e cadmio, micotossine come aflatossine, ocratossine, patulina, è lo stesso regolamento-quadro CE n. 1881/06 che fissa i limiti di alcuni contaminanti nei nelle materie prime destinate agli alimenti per l’infanzia.

La direttiva europea è stata recepita dal Ministero della Salute in Italia con il decreto n. 82 del 9 aprile 2009. A livello sia europeo sia italiano le leggi regolamentano non solo la produzione e commercializzazione degli alimenti per la prima infanzia, ma anche la loro comunicazione di marketing.

Chi vuole scegliere i cibi per bambini può affidarsi alle grandi ditte produttrici che hanno fatto della pubblicità il loro punto di forza.

Esistono d’altra parte associazioni che utilizzano vari canali, dai siti internet, alle pubblicazioni ai social network per fornire informazioni su alternative all’industria alimentare (si veda ad esempio l’associazione Baby consumers). Questi attori sociali mettono in guardia i cittadini che, a causa della pubblicità e del marketing, potrebbero avere una percezione distorta degli alimenti industriali per bambini come di cibi molto sicuri e richiedono sempre nuovi e più rigorosi controlli per la tutela della salute dei bambini.

Il confronto tra estimatori e detrattori degli alimenti industriali si realizza sul campo della comunicazione e dell’informazione che utilizza valori ambientali per poter attrarre maggiormente il target finale, ossia il consumatore.

La “battaglia” sugli alimenti per bambini sembra passare attraverso la comunicazione di marketing, per quanto riguarda le ditte produttrici, e un tipo di comunicazione dal basso per associazioni e gruppi di genitori che utilizzano social network, newsletter ecc. Interessante notare che entrambi i tipi di comunicazione abbiano, però, un aspetto in comune: le loro campagne utilizzano spesso temi ambientali e esaltano valori naturali per sostenere il proprio operato e i prodotti che commercializzano o al contrario boicottano. Diversi modi di leggere e interpretare la comunicazione che possiamo definire ambientale perché sottende all’ambiente in cui viviamo e ai suoi aspetti più naturali.

Un altro elemento utilizzato e interpretato in modi differenti è probabilmente il concetto di sostenibilità. Le ditte produttrici affermano che i propri prodotti sono rispettosi dal punto di vista della salute dell’ambiente e della salute umana. La loro sostenibilità ambientale viene invece messa in seria discussione dal mondo associazionistico, che sostiene l’uso di cibi preparati in casa come gli unici realmente sostenibili dal punto di vista non solo ambientale, ma anche economico.

Sia che si scelga l’omogenizzato che esalta le proprie caratteristiche naturali e i genuini sapori “di una volta” dallo scaffale della farmacia o del supermercato, sia che si preferisca preparare la pappa in casa con verdure a km0 e carne biologica, i genitori devono sapere che hanno a disposizione una serie di mezzi e tutele – dalla legge alle associazioni che si fanno loro portavoce, dalla ricerca universitaria alla descrizione di best practises – per fare scelte critiche e consapevoli.

Basta poco: la volontà di tenersi informati e di consultare sempre fonti diversificate.

 

Link utili:

L’elenco aggiornato della normativa relativa agli alimenti per la prima infanzia è disponibile sul sito del Ministero della Salute al seguente link: www.salute.gov.it

 

 

Silvia Musso

Dopo aver conseguito la laurea in Antropologia Culturale all'Università Ca' Foscari di Venezia, ha proseguito i suoi studi con un Master in Sviluppo Sostenibile e Promozione del Territorio. Ha coordinato la segreteria di AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale) portando in Italia la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, coordinando le prime due edizioni italiane.

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Silvia Musso

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