Per quanto ancora vivrà l’uomo sulla Terra? –All’infinito, per sempre– sarebbe bello rispondere. Eppure da quando l’uomo ha deciso di essere tale e distinguersi, in una maniera che ancora sfugge, dal resto degli animali, si è innescato un processo evolutivo unico. Un processo provvidenziale e deleterio al tempo stesso, che ci sta conducendo ad una crisi di sistema.
Tale crisi si è avvicinata anno dopo anno come conseguenza delle nostre azioni, in particolare della nostra civiltà dei consumi di massa. Abbiamo determinato tangibili conseguenze incapaci di inserirsi nel ciclo dell’ecosistema senza danneggiarlo. Tali pratiche produttive ecocide sono oggi arrivate al punto di mettere in discussione l’equilibrio naturale, nonché la nostra stessa esistenza. Imbarazzante l’auto-estinzione per un essere sofisticato come l’uomo, no?
Tra meno di 50 anni la popolazione mondiale subirà una maggiorazione del 40%; un aumento, in accordo con il progressivo sviluppo delle industrie e delle attività umane, le cui implicazioni sono immaginabili. Nello specifico determinerà una richiesta di acqua maggiorata del 55%; si stima che già entro il 2025 avremo bisogno di 1000 chilometri quadrati di acqua in più, quasi il 30% in più degli attuali consumi. Una richiesta che di questo passo, non siamo in grado di sostenere.
In aumento si prospettano anche emissioni dannose alla vita e importanti modificazioni della temperatura globale, che interferirà sull’assetto naturale quale siamo abituati. Secondo le previsioni OCED e altri studi un’impennata dell’inquinamento atmosferico del 50% è previsto entro il 2050; a causarlo saranno in prevalenza i paesi in via di sviluppo come India e Cina. A questo ritmo, entro 40 anni lo smog costituirà la prima causa di morte al mondo, a causa del solo particolato si parla di più di 6 milioni di morti l’anno. Al secondo posto sul terribile podio si posiziona l’uso di acqua non potabile, seguito dalle scarse condizioni di igiene.
Dando uno sguardo alla biodiversità, ad oggi siamo già responsabili dell’estinzione di un terzo delle specie di acqua dolce; entro il 2050 il patrimonio biologico perduto sul totale delle specie spazierà tra il 15 e il 30%.
Quando la salute dell’ecosistema peggiora, anche i sintomi diventano più rilevanti. L’aumento della temperatura e la debolezza della capacità autoriparatrice determinano la moltiplicazione di catastrofi naturali, nello specifico quelle legate al clima, come tornadi, inondazioni o siccità, creando problemi persistenti e localizzati in determinate aree del pianeta.
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