Arte

Kokocinski in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Fino al 5 giugno il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si arricchisce di una nuova collezione, una mostra personale di Alessandro Kokocinski. La vita e la maschera: da pulcinella al clown, che è l’ideale prosecuzione dell’esposizione di Roma del 2015.

La mostra si articola in sei sale, a partire dal “salone della meridiana” al primo piano ed è composta da oltre settanta opere messe a disposizione sia dall’artista sia dalla fondazione a lui intitolata.

Dipinti, sculture, altorilievi, filmati, disegni, versi . Si ispira alla metamorfosi della maschera, e tra i personaggi pulcinella (simbolo della città che ospita la mostra), Petruska (marionetta resa celebre dai balletti russi musicati da Stravinskij), i clown e gli arlecchini.

Apprezzabile è l’accostamento delle opere agli affreschi pompeiani e delle ville vesuviane, l’esposizione infatti condivide gli stessi ambienti occupati dagli intonaci recuperati e trasferiti a Napoli nel secolo scorso, riempendo e integrandosi con la collezione permanente.

Personaggi, temi, il circo

Non si tratta di semplici maschere, se ci si accorge che oltre le apparenze si propongono come spettacolo della fragilità umana, nelle mani di kokocinski le maschere sono l’espressione di un mondo ingannevole, pulcinella quindi si fa sinonimo di inquietudine ed il clown è un essere umano che cede all’egoismo e all’indifferenza.

Kokocinski fa un  uso magistrale delle maschere  non come velo dietro cui nascondersi ma come mezzo da lui privilegiato per esporre i valori in cui crede ed i temi che intende trattare.

Temi come la consapevolezza che l’umanita ha bisogno di cambiare direzione, gli angeli, il tema taurino, molto spesso rappresentati in uno scenario circense, retaggio dell’esperienza lavorativa giovanile dell’artista.

Perché Napoli

L’artista è nato in Italia ma fin da piccolissimo si è trasferito con la propria famiglia all’estero, i primi contatti con Napoli li ha avuti al suo arrivo a Buenos Aires dove stabilì un rapporto di empatia con una famiglia napoletana così stretto da sentirsi adottato.

“dopo il buio della notte viene la luce del sole che mi illuminava con una musica che veniva dalla parte dei los tanos (napoletani)…  il mio nome è Alik ma loro non pronunciavano la k chiamandomi Alì, nomignolo che in Argentina mi rimase cucito addosso per lungo tempo… chiedevo del babà questo dolce esuberante e la ragazza sorpresa, guardandomi e non sapendo dare una spiegazione  diceva: ‘o babbà è ‘o babbà…  “

La mostra dunque oltre ad essere l’occasione per conoscere l’opera di un uomo che ha vissuto alcuni dei più grandi avvenimenti del novecento ci da la possibilità di ammirare i lavori di un’artista che ha vissuto una delle più dinamiche stagioni dell’arte, gli anni settanta.

Lo stesso Kokocinski si definisce come un comunicatore che utilizza gli strumenti dell’artigianato e dell’arte, perché ciò che più gli interessa è comunicare.

La mostra è stata promossa ed organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo con la collaborazione tecnica di Civita.

Nicola Chiarizia

Appassionato di escursioni sia sulla costa che in montagna, vivo e lavoro a Telese Terme ed è sulle sponde del suo laghetto che mi è venuta voglia di fotografare paesaggi, voglia che col tempo si è trasformata in una piccola passione, che si concilia con quella di viaggiare e vivere la natura (grazie anche ad Econote). Sogno di camminare fino a Santiago.

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Nicola Chiarizia

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