In base alla loro tipologia, esistono diversi tipi di smaltimento.
E’ necessario quindi analizzarli per poi stabilire il centro di raccolta e lo smaltimento che si ritiene più adatto.
L’insieme di attività di smaltimento prevede sia il recupero che il deposito preliminare dei rifiuti. Questo deposito temporaneo deve comportare una corretta separazione dei rifiuti senza creare alcun tipo di inquinamento.
La fase successiva è quella del trasporto: i rifiuti pericolosi devono essere trasportati con un apposito codice, il CER, ossia codice operativo Europeo, che indica la provenienza, l’origine ed il tipo.
Prima di decidere presso quale impianto trasportare questi rifiuti, si effettuano delle analisi su dei campioni. Successivamente avviene il trasporto dei rifiuti utilizzando degli appositi big bag per rifiuti pericolosi (omologati secondo normativa) presso l’apposito impianto di recupero o smaltimento.
Possiamo citare anche i rifiuti pericolosi a rischio infettivo, che sono generalmente quelli sanitari. Si tratta di quelle sostanze che derivano da ambienti di isolamento infettivo e quindi il pericolo è quello di una trasmissione biologica aerea. Vengono inclusi in questa categoria anche i rifiuti da sepoltura, da cremazione, da attività veterinaria.
Esistono anche rifiuti pericolosi prodotti nel settore agricolo come ad esempio prodotti da oli vegetali esausti, pneumatici usati, materie plastiche.
E’ chiaro che non bisogna mai abbandonare o disperdere nell’ambiente questi rifiuti poiché dannosi per l’uomo e per l’ambiente.
Esistono leggi che stabiliscono i modi, i tempi, dello smaltimento di questi rifiuti, in base alla tipologia.
A tal proposito nell’art. 190 del DL 152/2006, viene stabilito che, chi produce queste sostanze pericolose deve avere un registro in cui si annotano la quantità ed il tipo di queste sostanze. In questo modo si ha traccia dell’operazione che può essere visionata dall’autorità di controllo.
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