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Combattere l’inquinamento con la pianta di canapa

Il tema dell’inquinamento ambientale è sempre più presente nella nostra vita. Soprattutto quando si parla di siti inquinati che possono essere molto pericolosi per la nostra salute. Secondo recenti statistiche dell’Ispra, in Italia ci sono circa 13mila siti contaminate comprese aree territoriali a forte rischio sanitario. Nello specifico, l’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per sito contaminato si riferisce a quei territori in cui l’insistenza di attività umane ha provocato nel tempo un’alterazione delle caratteristiche qualitative ambientali di suolo, sottosuolo e acque, tale da figurare come un rischio per la salute umana.

Sempre l’Ispra distingue i siti da “potenzialmente contaminati” a “con grave rischio sanitario“, questi ultimi conosciuti anche come Siti di Interesse Nazionale (SIN), di cui si contano 58 aree in tutta Italia. Si tratta, perlopiù, di aree industriali dismesse e in attività, aree protagoniste di importanti incidenti con rilascio di inquinanti chimici, e aree in cui sono stati ammassati o interrati rifiuti pericolosi. Di questi, oltre 3000 si trovano nella regione Lombardia, che occupa il primo posto in classifica come Regione con il maggior numero di aree inquinate in Italia.

Gli interventi

Sono tanti gli interventi posti in essere negli ultimi anni per combattere il problema dell’inquinamento ambientale. Ma al di là dell’intervento della politica, molto utile può essere la natura stessa. La canapa, ad esempio, è una pianta che aiuta a combattere l’inquinamento e che produce molti prodotti utili per la salute, come quelli che possiamo trovare su Cibdol.

Questa pianta ha infatti numerosissime proprietà benefiche per i terreni inquinati, grazie alla capacità di assorbire i metalli pesanti e nocivi dai terreni in cui cresce, come selenio, piombo, cadmio e nichel, pericolosissimi per la salute umana e ormai presenti nelle acque, nei terreni e anche nei beni di consumo che utilizziamo quotidianamente.

Inoltre, attraverso la tecnica della fitoestrazione è possibile recuperare i metalli estratti dal terreno che possono essere successivamente riutilizzati nell’industria.

E’ una metodica già impiegata che permetterebbe di chiudere un cerchio importante: non solo si ripulisce la terra, ma si riescono anche a recuperare i metalli pesanti come cadmio, piombo o rame, che sarebbero addirittura più rispetto a quelli ottenuti con i vari processi di estrazione classica.

La canapa e la fitodepurazione

La canapa ha quindi grandi qualità fitodepurative. Questa pianta cresce rapidamente, raggiungendo il pieno raccolto in soli 180 giorni e produce una sfera di radici che si estende nel terreno da 1,5 ad 2,5 metri.  A quel livello, le tossine possono essere estratte senza la necessità di rimuovere il terreno contaminato dello strato superiore, evitando così la spesa di trasporto verso impianti di smaltimento fuori sede 

Altri fattori che fanno della Canapa la migliore dei “rimediatori” sono:  la sua capacità di crescere non influenzata dalle tossine che accumula. Il suo veloce tasso di assorbimento e la sua capacità di legare i contaminanti composti dell’aria e del suolo, sono altre fondamentali caratteristiche. La Canapa effettivamente rimuove CO2 dall’aria così come elimina i metalli pesanti ed altre sostanze inquinanti dal suolo. 

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