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Siamo arcipelaghi, non isole. Recensione di “Come arcipelaghi” di Caterina Perali

Con “Come arcipelaghi”, da pochi giorni uscito per Neo Edizioni, Caterina Perali chiude la trilogia della casa di ringhiera che aveva iniziato con Crepa e proseguito con Le affacciate, pubblicato quest’ultimo sempre da Neo. L’autrice e producer video milanese dimostra anche in questo libro una scrittura fluida, diretta e tagliente, e una innata capacità di unire fiction e tematiche sociali, in una storia che, come le precedenti, si ambienta a Milano, precisamente tra gli abitanti di una tipica casa di ringhiera. A questa tipologia di case, la scrittrice rivolge anche la sua dedica: “A Milano, coi suoi ballatoi”.

In questo libro, dopo Le affacciate con cui l’autrice raccontava già in modo molto originale la storia di Nina, una donna che improvvisamente perde il lavoro, insieme ad altri suoi colleghi, ora la Perali racconta la maternità, “mantenendo il più possibile un tono ironico e brillante”.

Come sottolinea l’autrice nell’articolo uscito qualche giorno fa su Il Libraio: “Non che non se ne parli abbastanza ultimamente, ma ero da poco uscita da quel presente sospeso, noto a molti della mia generazione, che precede prima, la decisione di avere una discendenza o meno, e poi, di verificarne l’effettiva fattibilità, accettando che la percezione che abbiamo di noi stessi non coincide sempre con la nostra età anagrafica”.

La storia ha come protagonista Jean, che vive in una casa di ringhiera milanese, che già nella pagina del libro incontra, o meglio sente la voce di Chiara, una nuova inquilina, grida al telefono con la mamma “mi basta il suo sperma”. Sono così distanti, Jean e Chiara, due vite così diverse. Jean – si chiama così perché la nonna era di Marsiglia, almeno così dice – ha una rubrica su instagram con delle dirette di “sostegno generico”, chiacchiere e consigli che gli fruttano un gruzzolo insieme alla rendita della casa della nonna. Così vive in casa la sua quotidianità, e fuori casa il caotico mondo del ballatoio della casa di ringhiera. Vive con Carlo, che lavora a Roma come Direttore Creativo e con cui è fidanzata dai tempi dell’università, lui architettura, lei lettere. Chiara, invece, è una single desiderosa di diventare mamma, ma da sola non può farla, soprattutto non in Italia. La ricerca di maternità di Chiara può realizzarsi solo in Spagna. No, in Italia non è concesso.

Dall’incontro tra queste due donne così diverse nasce uno stimolante incontro, uno scambio, e tutt’intorno a loro si muove un mondo di donne e di situazioni. La coppia, Jean e Carlo, è un po’ bloccata “in una finta giovinezza che non riesce ad evolversi in maturità”, una sorta di mondo tardo adolescenziale.

Chiara è decisa ad avere un figlio a tutti i costi. Le basta un donatore, anche anonimo, e una clinica in Spagna. Nel libro, progressivamente, si sviluppa questo delicato, potente, commovente percorso verso la maternità, anche atipica, ma non per questo meno dignitosa e necessaria. E quindi il percorso di inseminazione artificiale che va di pari passo alla consapevolezza di dover diventare o non diventare genitore, le ansie, le paure, la rassegnazione. L’istinto materno che in un caso è fortissimo, nell’altro quasi inesistente. Per Jean è una scoperta, una novità imprevista. Per Chiara, quest’amicizia è un sostegno fondamentale.

Insieme le due donne affrontano un’esperienza unica e nuova, seguendo la maternità. Intorno a loro si muovono altre figure, ma sostanzialmente sono loro due, a interrogarsi, in viaggio tra Italia e Spagna, Milano e Valencia, sull’avere un figlio al giorno d’oggi. “Siamo arcipelaghi, non isole” dice a un certo punto la protagonista e leggendo questo libro si comprende quanto tutte le nostre esistenze siano unite in qualche modo, pur noi restando spesso soli, coi nostri pensieri enormi sulle spalle.

Il risultato di questa profonda riflessione è questo romanzo originale, malinconico, attuale. Per scriverlo, l’autrice ha realizzato ricerche, interviste a medici, associazioni e studi legali che sostengono e studiano i nuovi modelli famigliari, addirittura affiancando per più di un anno una donna nel suo percorso di donna single alla ricerca di una maternità tanto desiderata. Un libro che fa riflettere e coinvolge emotivamente, senza fare distinzioni. Un libro che osserva e analizza le nostre differenze, i nostri sentimenti, le emozioni. Non è giusto o sbagliato, avere o volere figli. Siamo come arcipelaghi. Come le quattro mani della bella copertina del libro, che tirano i fili colorati e intrecciati delle nostre esistenze.

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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