Il vecchio poeta e il suo silenzio: il nuovo romanzo di Pierangelo Consoli

Silenzio di Pierangelo Consoli (Neo Edizioni, 2026) è un libro intenso, che mi ha preso subito dalle prime pagine.

Come al solito la casa editrice indovina la copertina, che pur non avendo legami diretti col tema del romanzo è evocativa e memorabile: un ragazzino glabro sott’acqua, trattiene il respiro e non ne vediamo che il corpo, la bocca e parte degli occhi.

 Il protagonista è un poeta anziano di cui non sappiamo il nome: chi lo incontra lo chiama Zio, Maestro, Dottore, Capo, Nonno, a seconda dei casi. La figlia Claudia è una delle sue principali interlocutrici, e cura il Meridiano che raccoglierà la sua opera, mentre lui, come accade ogni tanto, ricompare tra i candidati al Nobel.

Stiamo parlando dunque di uno scrittore monumentale, ma schivo, chiuso in se, ermetico come le sue poesie.

Intanto in casa vive Danilo, diciannove anni, cresciuto tra istituti e mandato lì da un prete salesiano, con pochi vestiti e un coltello sempre in tasca. Il poeta lo spia di nascosto, quasi innamorato, tenendo a bada delle ricorrenti pulsioni omosessuali, divorato da desiderio e vergogna.

Seguiamo, nei brevi ma intensi capitoli che compongono il volume, la storia di questo vecchio che sembra odiare il mondo («è un morbo essere vecchi, una malattia»). Un uomo che odia uscire di casa e si comporta in modo confuso e strano.

Si interfaccia con un giornalista di Repubblica, a un certo punto, il grande poeta italiano candidato al Nobel, in uno dei capitoli che più mi ha confermato la precisione di questo romanzo: i due interagiascono e si studiano, il giornalista è grassoccio e iperteso, con gli occhialini e il dolcevita, e fa domande forse un po’ banali. Il poeta lo guarda, viene chiamato dal giornalista Maestro, poi parlano del Nobel, dell’età, della morte, della poesia… di molte cose, che poi sarebbero dovute non essere scritte nell’articolo, e che invece escono, con rammarico.

Una parte fondamentale della sua poesia è il SILENZIO: «non esiste un nucleo centrale però, certo, il silenzio ecco, questa è una cosa che ho cercato sempre di raccontare. Il silenzio, tutto quello che rimane escluso dai discorsi e che però è importante»

Conosciamo il poeta a poco a poco, attraverso tante scene, personaggi. La storia è raccontata al presente, e proprio dentro questo presente si apre il passato attraverso Roberto, l’amico di gioventù partito per il Cile negli anni della dittatura e tornato mutilato e taciturno, amato in segreto per tutta la vita. Anche questi capitoli sono intensi. Perché «le persone come Danilo o come Roberto, sono meravigliose e oscure».

La lingua è sicura e netta, e i capitoli brevi e intimi compongono un arcipelago di spunti su questo poeta misterioso e scontroso, che detesta il mercato e soprattutto i critici. Che nasconde la sua omosessualità e che tiene stretto i suoi sentimenti.

Il ritratto di questo intellettuale che Consoli traccia è amaro e divertente allo stesso tempo, e sebbene all’inizio questo anziano ci faccia quasi repulsione, al termine della scrittura, quando ci avviciniamo alla Cerimonia del Nobel, gli si finisce per voler bene quasi senza accorgersene.

Un romanzo atipico, quello scritto da Consoli, adatto a chi ama i personaggi stonati e spigolosi, i testi ben scritti e profondi, quelli che continuano a rimanere dentro dopo aver girato l’ultima pagina.