Ogni giorno lavorativo milioni di persone percorrono la distanza che separa l’abitazione dal luogo di lavoro, in auto, in treno o con i mezzi pubblici. Il gesto è così abituale da passare inosservato, eppure il viaggio quotidiano verso la sede è una delle voci con cui ciascuno contribuisce alle emissioni dei trasporti, e il suo peso cresce con la distanza, con il mezzo scelto e con il numero di volte in cui lo spostamento si ripete nel corso dell’anno.
Le giornate svolte da casa interrompono questa ripetizione, ed è per questo che il lavoro da remoto rientra tra le leve della mobilità sostenibile, al pari della scelta del mezzo con cui ci si sposta. Alcune ricerche recenti ne hanno quantificato l’effetto, mettendo a confronto la giornata trascorsa in ufficio e quella passata nella propria abitazione.
Il peso del pendolarismo sull’ambiente
Il peso del pendolarismo sulle emissioni individuali ha oggi una misura precisa grazie allo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, insieme alla Banca d’Italia. L’indagine, illustrata dall’ENEA in un comunicato di maggio, si basa sulle 4.255 risposte a un questionario somministrato al personale dell’istituto, che dal 2022 applica un modello di lavoro ibrido con un massimo di cento giornate da remoto all’anno e di dieci al mese. Circa l’80% di chi ne usufruisce lavora dalla propria abitazione.
Il confronto tra le due giornate restituisce una distanza netta. In una giornata trascorsa in sede, lo spostamento produce in media 4,1 kg di CO₂ equivalente, l’unità che riporta i diversi gas serra all’effetto dell’anidride carbonica. Una giornata di lavoro da casa ne genera invece circa 1,1 kg, attribuibili ai consumi energetici aggiuntivi dell’abitazione e mediamente costanti nel corso dell’anno. Le emissioni giornaliere scendono così di circa quattro volte, con una riduzione fino al 75%.
A determinare il divario sono la lunghezza e le modalità del tragitto. Il percorso medio di andata rilevato dall’indagine è di 22,2 km, coperti in circa 42 minuti, e i chilometri si dividono soprattutto tra treno (39%) e auto privata (38%), mentre il 13% dei dipendenti raggiunge la sede soltanto a piedi e meno del 4% usa bicicletta, monopattino elettrico o moto. Per i dipendenti in telelavoro, che svolgono l’attività prevalentemente da casa, la sede dista in media 78,4 km, con circa 87 minuti di viaggio. Il beneficio ambientale cresce quindi con la distanza, perché ogni giornata a casa evita un tragitto più lungo e una quota maggiore di emissioni.
Che cosa chiede alla connessione una giornata di lavoro da casa
Per chi lavora in smart working, gli strumenti dell’ufficio dipendono dalla rete domestica, con una connessione che deve essere in grado di sostenere per ore videochiamate, accesso ai sistemi aziendali e scambio di file in cloud. Il modo in cui la linea viene impegnata cambia rispetto all’uso familiare e con esso cambiano i criteri con cui valutare un’offerta wi-fi per la casa.
La differenza principale riguarda la direzione dei dati. La visione di un film in streaming impegna quasi soltanto la velocità di ricezione, il download, mentre in una videochiamata la linea invia voce e immagini nello stesso momento in cui le riceve, e lo stesso avviene quando si caricano documenti in una cartella condivisa. Nelle giornate di lavoro conta quindi anche la velocità di invio, cioè l’upload, insieme alla stabilità del collegamento, da cui dipende la continuità delle riunioni online. Il carico aumenta quando più persone usano la rete nello stesso momento, per esempio con un familiare impegnato in una lezione a distanza o con un televisore collegato a una piattaforma di streaming.
Sul piano tecnologico, la fibra fino all’abitazione (FTTH) porta la fibra ottica fino all’interno della casa e consente velocità elevate anche in invio. Il quadro italiano si muove in questa direzione: secondo l’Osservatorio sulle comunicazioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), le linee FTTH sono cresciute di 1,22 milioni in un anno, e a marzo 2026 le connessioni con velocità pari o superiore a 100 Mbit/s rappresentavano l’85,1% del totale, contro il 63,4% di quattro anni prima. Nello stesso periodo la quota delle linee commercializzate con velocità di almeno 1 Gbit/s è passata dal 13,7% al 37,6%.
L’incremento è supportato da una proposta sempre più ampia e variegata, che al giorno d’oggi può essere vagliata direttamente online grazie ai siti comparatori. Si tratta di portali come Facile.it, che permette di confrontare le offerte wifi per la casa più interessanti del momento, comprese alcune proposte esclusive che non si trovano altrove, dando la possibilità di esaminare aspetti fondamentali come la tecnologia di connessione, la velocità massima della linea e l’eventuale costo di attivazione.
Il lavoro agile si consolida nelle grandi imprese e nella pubblica amministrazione
La questione della connessione domestica riguarda una platea ampia, perché il lavoro agile è una componente stabile dell’organizzazione di molte imprese e amministrazioni. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia le persone che lavorano almeno in parte da remoto sono circa 3,57 milioni. Nelle grandi imprese lavora da remoto il 53% del personale, pari a 1.945.000 persone, mentre nella pubblica amministrazione i lavoratori agili sono 555.000, il 17% dei dipendenti pubblici, con una crescita dell’11% in un anno.
La diffusione poggia su un’organizzazione definita. Le iniziative di lavoro agile sono presenti nel 95% delle grandi imprese e nel 67% delle amministrazioni pubbliche, quasi sempre con progetti strutturati che stabiliscono policy o linee guida. Anche l’utilizzo è costante, perché nelle grandi imprese soltanto il 15% dei lavoratori resta da remoto meno giorni di quelli previsti dagli accordi, di solito per urgenze che richiedono la presenza in sede. Su una platea di queste dimensioni, il risparmio di emissioni misurato dallo studio ENEA e Banca d’Italia per ogni singola giornata acquista un peso rilevante.
Il margine di crescita resta ampio. Tra chi oggi lavora sempre in sede, il 21% ritiene di poter svolgere almeno metà delle proprie attività da un luogo diverso dalla sede aziendale, con la stessa efficacia e la stessa dotazione tecnologica. Secondo l’Osservatorio si tratta di un potenziale di circa 3 milioni di nuovi lavoratori agili, che porterebbe il totale vicino ai 6,5 milioni, con un numero ancora maggiore di tragitti evitati ogni settimana.
Il lavoro da remoto tra le misure dei piani di mobilità aziendale
Una parte di questo potenziale dipende dalle scelte organizzative delle imprese, che per molte realtà si intrecciano con un obbligo di legge. Il lavoro da remoto rientra infatti tra le misure che le aziende possono inserire nel piano degli spostamenti casa-lavoro, lo strumento con cui organizzano la mobilità del personale per ridurre l’uso dell’auto privata. In particolare, il riferimento è rappresentato dal decreto interministeriale 179 del 12 maggio 2021, che chiede alle imprese e alle pubbliche amministrazioni con più di cento dipendenti in una singola unità locale, situate nei capoluoghi di regione e di provincia, nelle città metropolitane o nei comuni con più di 50.000 abitanti, di adottare il piano entro il 31 dicembre di ogni anno e di nominare un responsabile della mobilità aziendale, il mobility manager.
Le linee guida ministeriali per la redazione dei piani indicano, tra gli interventi possibili, il ricorso al lavoro agile accanto alle convenzioni con il trasporto pubblico. La scadenza di fine anno arriva mentre le aziende dispongono di strumenti di valutazione più precisi: secondo il gruppo di ricerca dell’ENEA, le stime ottenute sul personale della Banca d’Italia possono diventare un riferimento per imprese e istituzioni, che potrebbero così calcolare con maggiore accuratezza le emissioni indirette legate al lavoro da remoto dei propri dipendenti.
Il ruolo del lavoro da remoto come leva energetica trova conferma anche a livello internazionale, perché l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) lo include tra le misure raccomandate per contenere la domanda di energia. Per le organizzazioni che redigono il piano, le giornate di lavoro svolte da casa potrebbero così diventare una voce misurabile della strategia di mobilità, da affiancare agli interventi sul trasporto pubblico.

