Parte del syngas è utilizzato per la produzione di energia elettrica necessaria all’autosufficienza dell’impianto stesso. I rifiuti da sottoporre a pirolisi, dopo un primo processo di vagliatura per l’eliminazione delle frazioni ferrose e metalliche, e dei materiali plastici e vetrosi, devono essere sottoposti a processi di compressione ed essiccazione in modo da ottenere dei cubi, in cui sia rimasta la minor quantità d’aria possibile e un’umidità residua del 10% circa.
Della nuova tecnica ne ha parlato all’ANSA Angelo Moreno, ricercatore dell’Enea: “In questo modo si consente la minimizzazione dell’impatto ambientale, vale a dire, un minor numero e minore uso delle discariche, che e’ tra i primi obiettivi ambientali nella gestione rifiuti in Italia. Inquinanti quali i composti dello zolfo, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio diminuiscono fino alla meta’ mentre quelli pesanti si riducono del 40%. Se poi – prosegue il ricercatore dell’Enea – un tale sistema venisse accoppiato con una tecnologia ad alta efficienza, quali le celle a combustibile ad alta temperatura che possono sfruttare in maniera ottimale il syngas prodotto, questa potrebbe rappresentare la soluzione tecnologica ottimale al problema dei rifiuti, dal punto di vista ambientale, energetico, sociale ed economico”.
A.C.
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