Le radiazioni sono importanti agenti mutanti, ossia che causano danni di entità variabile al DNA. Questi danni possono portare alla distruzione dei tessuti oltre a formazioni neoplastiche e quindi al cancro.
Gli esperimenti, ancora in atto, potrebbero ricalibrare i piani di sicurezza dei paesi mondiali in questo senso.
“Attualmente, negli Usa e in molti altri paesi con un livello di radiazioni 8 volte superiore alla norma, si procede all’evacuazione totale delle aree coinvolte. Tuttavia, dopo un’esposizione di 5 settimane a livelli 400 volte superiori, non abbiamo riscontrato danni significativi per il Dna. Non ci sono dati che sostengano che simili tassi di radiazione facciano male” ha spiegato la Yanch.
Se i risultati a lungo termine dovessero dimostrare la sovrastima nei confronti dell’inquinamento radioattivo, potrebbe esser più che buona notizia per tutti noi. Ma è anche vero che determinati studi, in cui i fenomeni sono di dimensioni statistiche e le conclusioni possono esser tratte solo dopo lungo periodo, non possono esser considerati legge assoluta e quindi invalidare l’attenzione nei confronti di un rischio per la salute che c’è e che, in non pochi casi, si è visto.
Nonostante il principio di precauzione non sia assolutamente la panacea per tutti mali, è comunque chiaro che, seppur ci fosse una sovrastima del pericolo radioattivo a lungo termine, nessuna attività o libertà umana può esser intaccata dall’attenzione e prevenzione.
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