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Vivere senz’acqua

Qualche giorno fa mi sono ritrovato senz’acqua in casa. Io sono fatto così, c’era l’avviso in portineria da settimane ma io non ci ho fatto caso.
Non ho caricato taniche, né fatto scorta. Né l’hanno fatto i miei genitori (per un paio di settimane sono stato a casa con loro). Lavori di ordinaria manutenzione alle tubature del palazzo, 6 ore senz’acqua.

Mi sono svegliato come se nulla fosse, ho aperto il rubinetto e nulla. Neanche una goccia. In casa non c’era nessuno, ho gridato un “maaaaa’”, senza ottenere risposta. Erano già in ufficio. Si erano svegliati presto e l’acqua c’era ancora. Io, che mi sono svegliato alle 9, non ho fatto in tempo e avrei dovuto aspettare fino alle 14 per riavere l’acqua, dal momento che anche in frigo non c’erano bottiglie piene.

Perché vi racconto questa storia, a parte per farvi sapere che qualche giorno fa non mi sono lavato fino alle 14.01? Ve la racconto perché questo episodio mi ha messo di fronte, implacabile, all’importanza dell’acqua, troppo spesso data per scontata.
Senza l’acqua, non ho potuto fare niente.

Non mi sono lavato né ho lavato i denti.
Non ho potuto fare il caffè.
Non ho potuto sciacquarmi la faccia, né le mani prima di mangiare un biscotto.
Verso le 10.30 avevo sete. Non ho potuto bere.
Se fossi andato in bagno non avrei potuto tirare lo scarico.
Stavo mentendo. Sono andato in bagno, e non ho potuto tirare lo scarico.
Se avessi voluto innaffiare le piante, non avrei potuto.
Se avessi voluto lavare i vestiti del giorno prima, non l’avrei fatto.
Avevo frutta e verdura in frigo. Ho mangiato una mela, ma non l’ho potuta sciacquare, cosa che faccio sempre.

Il tempo, durante la mattinata, mi è sembrato non passare mai. Ho scritto un po’ al pc, ascoltato un po’ di musica, per fortuna non dovevo uscire, quindi sono rimasto in casa, con la tuta, in attesa che tornasse l’acqua. H20.
Quando è tornata, mi sono sentito di nuovo libero. Mi sono sentito di nuovo bene.

Perché non c’è vita senz’acqua, io lo sapevo già, ma viverlo sulla pelle anche se solo per 6 ore mi ha messo in una situazione limite mai provata, e mi ha fatto subito andare con la mente a tutte le persone che, nel mondo, non hanno accesso diretto all’acqua. E muoiono, ancora nel 2013, per mancanza di acqua.

Sebbene, grazie all’impegno di associazioni e persone, si siano fatti passi in avanti, c’è ancora molto su cui lavorare.
Due dati per capirlo meglio, dal sito dell’Unicef:

 

Attualmente 2,5 miliardi di persone non hanno ancora accesso ai servizi igienico-sanitari. 

Nelle aree rurali dei Paesi meno sviluppati, 97 persone su 100 non hanno acqua corrente e il 14% della popolazione beve acqua di superficie – per esempio da fiumi, stagni o laghi.

Degli 1,1 miliardi di persone che per carenze di gabinetti e fognature sono ancora costrette alla defecazione in luogo aperto, la maggior parte – 949 milioni – vive in aree rurali

Ogni anno, per mancanza di acqua potabile e problemi collegati ad essa, muoiono nel mondo dai 6 agli 8 milioni di persone.

 

Numeri spaventosi, altro che restare 6 ore senz’acqua.
Io alle 14.01 mi sono potuto lavare, ho potuto bere, ho sciacquato la frutta e sono andato in bagno, tirando lo sciacquone. Pensando che ci sarà gente, al mondo, che non potrà farlo mai.

 

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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