Sono soprattutto le spiagge a essere sommerse da una marea di plastica: è il risultato dell’indagine di Legambiente sulla beach litter, ovvero la spazzatura da spiaggia.
L’indagine è stata condotta su un’area di 130.040 mq, pari a quasi 20 campi da calcio, su un totale di 24 spiagge, tutte libere, situate in tutta Italia. Che spazzatura è stata rilevata? Al primo posto bottiglie e contenitori di plastica, poi tappi e coperchi, a pari merito con i mozziconi di sigaretta. E ancora stoviglie usa e getta di plastica, cotton fioc e mattonelle e calcinacci.
La plastica è la categoria di rifiuto più presente, con una percentuale del 65% sul totale di 15.215 rifiuti rinvenuti. Plastica di tutte le forme e dimensioni, dalle bottiglie agli shopper, dai tappi, al polistirolo, i secchi, le stoviglie usa e getta ma anche molti oggetti derivanti dal comparto della pesca. Il 9% degli oggetti plastici rinvenuti (più di 1.500) è costituto da reti, galleggianti, nasse, fili da pesca e da un ingente quantitativo di frammenti di polistirolo. A seguire, ricoprono a tappeto le nostre spiagge i mozziconi di sigaretta (7%, per un totale di 1035 mozziconi, oltre 50 pacchetti di sigarette). Non mancano poi i metalli (6%) con lattine, barattoli e bombolette spray, seguiti dai rifiuti sanitari (5%) come cotton fioc, assorbenti, preservativi, blister; materiali di costruzione al 4% (mattonelle e calcinacci), vetro al 3% (specie bottiglie), rifiuti di gomma (pneumatici, guanti) e tessili (scarpe, vestiti) entrambi al 2%.
I rifiuti marini hanno un impatto pesante sugli ecosistemi ma anche sull’economia e sul turismo. Lo sappiamo bene: uccelli, tartarughe e mammiferi marini possono restare intrappolati nelle reti da pesca o morire perché ingeriscono questi rifiuti. Ogni volta che qualcuno butta un rifiuto in mare deve sapere che sta uccidendo un pesce, o un uccello, che in quelle acque ci vive. Non solo: e microplastiche ingerite dagli organismi acquatici sono la causa principale del disequilibrio della catena alimentare e dell’intero ecosistema marino. Sul fronte economico vanno considerati i danni meccanici alle imbarcazioni e alle attrezzature da pesca, allo stock ittico, i costi di pulizia delle aree costiere e le conseguenze sull’appeal turistico.
Articolo a cura di Sportoutdoor24.
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