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Tuo figlio non conoscerà mai il Panda

 

Questo simpatico orso bianco e nero da sempre attira su di se sguardi curiosi e pieni di dolcezza: chi non vorrebbe un panda da abbracciare, almeno di peluches? Purtroppo il nostro orso non se la cava moto bene e in una decina di anni potremmo trovarci a poter abbracciare solo panda di pezza. E in più c’è una riforma, una riforma politica-economica che da una parte porta all’estinzione, dall’altra al raddoppio della popolazione.

Al momento si contano superstiti meno di 1600 esemplari di panda.

Cosa sta succedendo?

L’habitat naturale dei panda si sta impoverendo o sta scomparendo del tutto a causa dell’attività umana, comportando la decimazione diretta delle popolazioni dell’animale. Il cibo preferito dal panda è il germoglio di bambù. A regime incontaminato, nella stessa regione forestale coesistono diverse specie di bambù e l’habitat fruibile è sufficientemente esteso e ben connesso. Il disboscamento e l’impiego di porzioni di foresta per scopi umani ha ridotto le tipologia di bambù e isolato porzioni di foresta in modo tale che i panda non si possano più trovare sostentamento adeguato, né possano spostarsi in aree migliori per sopravvivere. La frammentazione dell’habitat impedisce inoltre la corretta socializzazione tra individui di diverse aree, impoverendo la varietà genetica della specie, sempre più debole.

Foto di Dan

Rovina totale o rinascita?

In Cina è stata recentemente approvata una riforma elaborata nel 2008, che riguarda direttamente la preservazione del panda. La riforma consente la vendita a fine commerciale di 1,8 milioni di metri quadrati di foresta attualmente abitata dai pochi individui rimasti. L’area destinata alla compravendita costituisce il 15% dell’habitat del panda la sua commercializzazione e antropizzazione saranno letali per l’animale. A meno che non si emanino direttive che impongono l’impegno attivo e immediato per la preservazione della specie, possiamo dire addio al panda. Infatti alcuni ricercatori hanno studiato diversi modelli di sviluppo della situazione e suggeriscono che qualora alla deleteria riforma del 2008 venissero affiancati stretti vincoli di compensazione ecologica a carico di acquirenti e Stato, l’estinzione potrebbe invece invertire rotta, portando ad una crescita del 40% sull’attuale numero di panda. Uno scenario traballante, un esito in bilico per il nostro amico morbido e peloso. Tutto dipende da come si deciderà di dare ascolto ai ricercatori.

Un panda nella riserva di Chengdu, città nella provincia del Sichuan, in Cina. La provincia del Sichuan ospita più dell’80% degli esemplari di Panda. Foto di Pwitzel

Non si può “conservare” il panda in zoo o sedi distaccate e poi reintegrarli?

Il Panda è un animale molto legato al suo territorio d’origine, la sua intelligenza e memoria gli permettono di osservare la disposizione di risorse sul territorio e di farne una “mappa” per gli anni a venire. Gli esemplari reintegrati in natura dalla vita in cattività hanno molti problemi di sopravvivenza proprio perché difficilmente si muovono nel nuovo ambiente. Inoltre il tasso di natalità dell’animale è molto basso in natura: una femmina può avere 1-2 cuccioli, e spesso può occuparsene solo di 1. In cattività è ancora più difficile ricreare le condizioni favorevoli alla riproduzione, con un conseguente modesto aiuto alla ripopolazione.

Foto di Stèfan

Importantissimo è quindi concentrarsi direttamente sull’ambiente naturale di questi animali, preservandolo e aiutandolo a rifiorire, affinché un domani anche i nostri figli possano desiderare di abbracciare un panda vero.

Silene Gambino

Studia filosofia, le piacerebbe lavorare coniugando i suoi due interessi, ovvero scienza e politica, in cui è attualmente coinvolta. Collabora con testate online e cartacee col principale scopo di divertire e divertirsi scrivendo. Adora chiacchierare di tutto con tutti, specialmente con le volpi: come prendono in giro loro le persone non lo fa nessuno.

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Silene Gambino

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