Nell’Italia in crisi il settore food riesce ancora a tirare avanti con punte di eccellenza sparse qua e là lungo lo stivale. Tra le bevande la birra italiana è rimasta sostanzialmente stabile per produzione, consumi ed export nel 2013 anche se la crisi ha fatto orientare i consumatori verso i prodotti a minor prezzo1. La birra mantiene numeri da capogiro con 13,256 milioni di ettolitri prodotti, 1,93 esportati e 6,17 importati e ben 17,5 milioni di ettolitri consumati in Italia dove un piccolo record fa capolino: il 59,7% della bevanda è consumato ormai in casa (figura 1). Gli oltre 500 microbirrifici e 16 impianti industriali utilizzano il malto nostrano che, nel 2013, ha raggiunto quota 673.000 quintali.
Il valore economico e sociale del settore birra è impressionante: 136.000 occupati, 300 nuovi microbirrifici in 6 anni e circa 1.000 nuovi posti di lavoro. Sul fronte ambientale la produzione sta diventando sempre più sostenibile (rispetto al 1992) con ben 62.000 tonnellate di CO2 evitate.
Dal punto di vista legislativo, le birre sono suddivise in 5 categorie in base al “grado saccorometrico” o “grado di fabbricazione” che indica la quantità di zucchero disciolto in 100 di mosto prima della sua fermentazione. Il prodotto del grado di fabbricazione per 0,4 da il titolo alcolometrico volumico. Le categorie di birra riconosciute dalla legge sono riportate nella tabella 1.
La Birra Agricola
Il Decreto del 5 agosto 2010 del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha introdotto, di fatto, la produzione di birra e malto tra le attività agricole. L’Agribirra rappresenta un’importante opportunità per le imprese agricole al fine di differenziare l’attività produttiva e, possibilmente, le fonti di reddito. Dall’altra parte alcuni birrifici artigianali hanno deciso di trasformarsi in impresa agricola riuscendo, in tal modo, ad accedere ai possibili incentivi europei e alle varie fonti di finanziamento destinate al settore primario.
Il DM del 5 agosto 2010 ha introdotto soltanto alcune condizioni obbligatorie affinché il coltivatore possa produrre la birra agricola:
produrre direttamente l’orzo da cui ottenere il malto almeno per il 51% del fabbisogno
la maltazione deve avvenire in azienda o in una struttura associativa di cui si è parte
Acqua, cereali, lievito e luppolo rappresentano ancora oggi la base per ogni miscela rendendo la birra, tra tutte le bevande, il prodotto meno calorico e alcolico oltre che meno costoso. Il vero protagonista, tra tutti gli ingredienti e tra i cereali, è l’orzo (genere Hordeum) con le sue diverse varietà regionali. In generali l’orzo da birra è povero di sostanze azotate, ha un alto contenuto in amido, basso contenuto di lipidi di glumelle. Sopratutto negli ambienti meridionali, le varietà di orzo raggiungono rese alte (intorno ai 5,5 t/ha), con varietà principalmente ad habitus primaverile2.
Concretamente, il settore della birra agricola potrebbe permettere a numerose start up di investire nel settore creando posti di lavoro in un ambiente dove, ormai, la tradizione, la riscoperta delle antiche varietà e l’innovazione si mescolano a favore dei giovani imprenditori.
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1Annual Report 2013 – AssoBirra
2“Orzo da birra: proprietà enzimatiche e produttività” – A. Cavallaro, A. Giannettini, F. Toffoli, G. Delogu, A.M. Stanca – L’informatore Agrario 32/2001”
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