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Immaginare l’antimateria: la prima fonte di energia

Eccoci qui: fame di energia per crescere e crescere ancora da una parte, abitudini non più sostenibili dall’altra, e noi in mezzo affannati in cerca di una via di uscita, le energie rinnovabili. Avvolti nell’irriducibile necessità di mutare il nostro appetito energetico e optare per scelte più consapevoli, ci facciamo strada tra nuove tecnologie e fonti di energia pulita per far fronte alle necessità sociali e ambientali. Tutto ciò non senza difficoltà pratiche e politiche nella diffusione delle idee green e la dismissione di pratiche consolidate.

Abbiamo un bel da fare insomma e la nostra attenzione va all’entità reale dei consistenti problemi cui ci troviamo di fronte. Tuttavia ogni tanto può essere utile divagare dalla consueta visione, e chiudendo un attimo gli occhi lasciando da parte la dimensione sotto il nostro naso, incontriamo una candidata molto interessante: l’antimateria.

Cos’è l’antimateria?

Foto di Kennysarmi

L’antimateria è l’opposto della materia da noi generalmente intesa, nel senso che è uguale alla materia in tutto e per tutto, meno che per il segno di carica. Per esempio: abbiamo l’idrogeno e il suo corrispettivo antimaterico anti-idrogeno. Questi due elementi sono identici, solo che il primo è composto da un elettrone e un protone, il secondo da un elettrone di segno di carica opposta (positrone) e un anti-protone. Sappiamo che la nostra mano è fatta di atomi, e gli atomi a loro volta sono composti da elettroni, neutroni e protoni, particelle ancora più piccole. Se cambiamo la carica a queste particelle più piccole (dal segno più al segno meno o viceversa) abbiamo una mano di anti-materia. Potremmo parlare d materia e anti-materia scambiando tranquillamente i termini, poiché in realtà entrambe le ipotesi di segno sono stabili (possono esistere in qualità corporea) e nessuna delle due è più o meno “valida” dell’altra.

Come può creare energia?

Mettiamo che la nostra mano e quella fatta di antimateria si stringano. Al solo contatto le due mani spariscono, si annichiliscono. Questo vicendevole annullarsi tuttavia trasforma la massa scomparsa in energia. Stiamo parlando di un’enorme quantità di energia, a parità di massa l’annullamento di materia con anti-materia produce quattro miliardi di volte l’energia che produce la combustione del petrolio.

Laboratorio Fermi, predisposto per lo studio di antiprotoni. Foto di Michael Kappel.

Una strada creativa da percorrere nell’ottica di un futuro sempre più esigente in termini di produttività e altresì rispettoso per l’ambiente. L’annichilazione non si limiterebbe poi a produrre energia, ma potrebbe essere impiegata al contempo per eliminare masse indesiderate, come rifiuti irrecuperabili e scarti di altro genere.

Il problema per cui il nostro salto nell’immaginazione si ferma qui e non va oltre, è una questione complessa anche per gli addetti ai lavori. L’antimateria non è facilmente reperibile. Il nostro universo, per quanto conosciuto, si presenta con una consistente prevalenza di materia e un’esigua parte di anti-materia. Al momento crearla in laboratorio comporterebbe costi spropositati e cercarla non è semplice. Nonostante ciò il sogno è più che appetibile e molto vicino alla reale utilizzazione da parte nostra, solo un piccolo passo ci distanzia da questa opportunità. Proprio per l’allettante risultato prospettato si stanno escogitando metodi di “raccolta” di antimateria dispersa nell’universo. Una fantasia fuori dalla nostra portata ancora per un po’, ma un valido motivo per continuare ad immaginare.

Silene Gambino

Studia filosofia, le piacerebbe lavorare coniugando i suoi due interessi, ovvero scienza e politica, in cui è attualmente coinvolta. Collabora con testate online e cartacee col principale scopo di divertire e divertirsi scrivendo. Adora chiacchierare di tutto con tutti, specialmente con le volpi: come prendono in giro loro le persone non lo fa nessuno.

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