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Clinton vs. Trump. Cosa aspettarci per il clima e l’ambiente dai candidati alle presidenziali USA

Dopo la spinta positiva che la tutela dell’ambiente ha ricevuto in questi ultimi anni grazie all’impegno dell’amministrazione Obama, sorge spontaneo interrogarsi su quale posizione assumerà il prossimo Presidente USA.

Gli Stati Uniti hanno firmato il primo accordo sul clima solo 2009 con la Convenzione di Copenhagen e tuttora il tema dei cambiamenti climatici è ancora fortemente discusso. Sono in molti a negare la responsabilità dell’uomo per il surriscaldamento globale e a non riconoscere l’esigenza di intervenire per cambiare il nostro stile di vita e di consumo.

Se con Obama si sono segnate tappe importanti in difesa dell’ambiente (dall’accordo con la Cina per la riduzione delle emissioni, al Paris Agreement, alle pressanti politiche sulle rinnovabili) e si è raggiunta una forte sensibilizzazione della popolazione, cosa succederà con la nuova amministrazione?

Hilary Clinton ha esplicitato le sue intenzioni dichiarando al New York Times: “La realtà dei cambiamenti climatici è spietata. Non importa cosa dicono i negazionisti”. Un’affermazione che conferma l’intenzione di proseguire e rinforzare la linea dell’attuale capo di Stato, ponendosi come obiettivo di arrivare entro il 2030 a produrre il 33% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili (contro il 20% proposto da Obama).

In più occasioni invece Donald Trump ha affermato di non credere ai cambiamenti climatici, non ultima questa intervista del settembre scorso per la CNN in cui ribadiva anche la sua contrarietà a spendere soldi pubblici per la ricerca sul surriscaldamento globale e gli eventi climatici estremi: “Non credo nei cambiamenti climatici: è il meteo. Il meteo cambia, ci sono tempeste, c’è pioggia e ci sono giornate serene ma non credo dovremmo mettere in pericolo le compagnie della nostra nazione mentre la Cina non sta facendo niente”.

Quel che è certo è che sarà determinante la partecipazione degli elettori più giovani per sostenere la causa ambientalista alla prossime elezioni presidenziali. Secondo gli studi è infatti la fascia dei millennials quella ad avere più a cuore il problema della sostenibilità.
Thomas F. Steyer, milionario ambientalista fondatore di NextGen Climate, ha stanziato 25 milioni di dollari a favore di una campagna di sensibilizzazione che spinga i giovani ad andare a votare, abbracciando la sua causa.

La scelta del prossimo Presidente determinerà insomma la direzione che prenderanno gli USA rispetto al futuro del nostro pianeta. Ignoreranno i problemi che loro stessi contribuiscono in larga percentuale a causare o prenderanno provvedimenti per un futuro più sostenibile?

Giulia Gaido

Designer, specializzata in Ecodesign al Politecnico di Torino. Crede nel progettare “dal cucchiaio alla città”, meglio quando il cucchiaio è compostabile e le città sono molto verdi. Si interessa di cambiamenti climatici ed è fissata con la resilienza. Attualmente fa la grafica. Sogna un mondo più sostenibile e umani migliori. Ama viaggiare, fotografare, fare (e disfare) lavori a maglia e godersi le “sue” montagne.

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