Cultura dello scambio: le banche del tempo

Nel mondo dell’economia sostenibile si fanno sempre più spazio le banche del tempo: sistemi che permettono alle persone di scambiarsi servizi attraverso scambio di tempo, anziché di moneta.

 

La banca del tempo è un’attività che permette agli utenti di fornire e ricevere servizi, attraverso lo scambio equo dei saperi e la libera circolazione delle professionalità. Per avviare una banca del tempo, occorrono un piccolo gruppo di persone, uno statuto e un regolamento.

L’attività prende il nome di banca proprio perché ne acquisisce le prassi e le terminologie: ogni utente ha il suo conto corrente e il libretto di assegni; le sue ore di credito e di debito. Ogni utente gestisce la propria e altrui disponibilità attraverso l’accumulo di ore.

Ai gestori delle banche vengono segnalate richieste e disponibilità: attraverso un semplice sistema di smistamento delle richieste e delle offerte, ogni correntista riesce a soddisfare la propria esigenza specifica.

Per chi è vantaggioso l’uso di banche del tempo?

Per chiunque abbia del tempo libero e necessiti di saperi altrui: disoccupati, studenti e pensionati sono i clienti ideali. Sono persone che hanno tempo da offrire ma anche piccole necessità o hobby da approfondire, che in questo modo diventano accessibili, a costo zero.

Dove si può fissare la sede di una banca del tempo?

Lo spazio richiesto da una banca del tempo è minimo: si può decidere di attivarla anche in locali comunali, ad esempio presso un informagiovani, o in altre strutture associative o di volontariato.

Aprire un conto in una banca del tempo equivale a fare volontariato?

No, in quanto il volontariato consiste nel fornire assistenza e servizi a chi è bisognoso e in una situazione di inferiorità rispetto al volontario. Con le banche del tempo invece, lo scambio di servizi è alla pari, e si offre tempo col preciso intento di riceverne altrettanto, in altre forme o in altri ambiti. Può funzionare anche con scambio della stessa identica attività, come accompagnare i ragazzi a scuola o in palestra, o fare e portare la spesa a domicilio.

 

L’attività di una banca del tempo è sostenibile? Ci sono dei costi?

La banca del tempo deve versare una quota assicurativa annuale, e ha pochissime spese, spesso sostenute attraverso patrocini da enti pubblici;come si legge sul sito ufficiale associazionenazionalebdt.it:

In generale le banche del tempo hanno bisogno di poco denaro, se un’ente pubblico interviene con la sede, le spese telefoniche, internet e poco altro, è sufficiente il versamento da parte degli iscritti di una piccola quota associativa annua; tutto dipende dalla convenzione scritta (dove esiste)  fra l’ente pubblico e l’associazione.
Se mancano queste cose evidentemente  la banca del tempo deve fare ricorso a finanziamenti che possono giungere dalla partecipazione a progetti, da enti e sponsor privati, da pubbliche sottoscrizioni.

 

La banca del tempo si dimostra, quindi, un grande esempio di scelta sostenibile e che ci riavvicina all’idea di comunità aerta e collaborativa. Leggi anche i nostri articoli su progetti originali e sostenibili: viaggiare sostenibile con Ecobnb e donare attraverso il “te lo regalo, se vieni a prendertelo”.

Delia Garzarella

Vive in Abruzzo, ha due bimbi, le piace scrivere, leggere, scoprire novità. Cerca di fare scelte ragionate anche quando risultino inusuali e strambe. Entusiasta quanto basta, riflessiva un bel po', critica un po' troppo. Le piace pensare che il web sia rimasto uno dei luoghi più liberi e sostenibili di tutte le realtà comunicative. Cura un blog personale, Enigmamma, dedicato alla genitorialità.

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Delia Garzarella

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