Nel 1850 un filosofo tedesco, Ludwig Feuerbach, si inserì in un vivace dibattito sull’alimentazione che aveva luogo in quegli anni, pronunciando la famosa frase “L’uomo è ciò che mangia”. Parole sacrosante, che trovano ai nostri giorni un’eco nella filosofia alla quale è improntata tutta l’industria del biologico. Dopo decenni di entusiasmo per fast food e cibi pronti, con i quali ottimizzare i tempi di una vita sempre più frenetica, prende piede una rinnovata attenzione per la qualità degli alimenti e l’ecocompatibilità dei processi produttivi, anche in corrispondenza di un ritorno al cosiddetto slow living.
I numeri, d’altra parte, parlano chiaro: il volume di affari del mercato del biologico ha superato nel 2014 i 60 miliardi di euro. Le statistiche attuali rivelano che più del 10% della superficie agricola del nostro paese è coltivata con metodi biologici. L’Italia, in particolare, si distingue per la crescita impressionante del mercato del vino bio. Con i suoi 72.361 ettari di terreno destinato a colture vitivinicole biologiche, lo Stivale è al secondo posto in Europa, preceduta dalla Spagna: tra le regioni più “virtuose” si annoverano Sicilia, Puglia e Toscana. All’estero, poi, il vino bio italiano è apprezzatissimo: si calcola che le esportazioni abbiano un valore complessivo di 140 milioni di euro e interessino soprattutto la Germania (38%), dove i vini bio nostrani godono di una popolarità e un’autorevolezza senza pari.
La concorrenza tra le aziende vinicole, le enoteche e tutte le altre attività che ruotano attorno al vino è più accanita che mai. Spesso, i vecchi mezzi promozionali risultano ormai inadeguati e non più al passo con i tempi. Anche le imprese più tradizionali si stanno rendendo conto di come lo strumento di pubblicità più potente ed efficace sia costituito dalla rete. Se si considera che il 25% dei consumatori si informa sui prodotti bio sul web, ne consegue quanto sia importante per qualsiasi business legato alla produzione e al commercio di vino biologico avere una solida presenza in rete. La strategia vincente è diversificarsi. Per una cantina o un’enoteca, ad esempio, ha molto più senso registrare uno dei nuovi domini.bio o .wine (in vendita sul sito dei principali web provider, come 1&1), al posto di un anonimo .it o .com: gli utenti della rete potranno così farsi sin da subito un’idea del contenuto della pagina e le probabilità che la visitino aumenteranno.
Immagine: FlickrWine Glass by Alex Ranaldi CC BY 2.0
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