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Turismo enogastronomico in Salento: il consiglio degli esperti

 

L’uomo è ciò che mangia, diceva Feuerbach. Ma la parte più drammatica di questa affermazione è la risultante del suo capovolgimento: l’uomo non è ciò che non mangia. Al di là di dialettica spicciola e tautologica, il senso di questa retorica verbale è la promozione del turismo enogastronomico.
Partiamo da alcune precisazioni: non occorre esagerare nell’interpretazione di turismo enogastronomico. Non vuol dire andare in Thailandia per mangiare le cavallette o in Cina per mangiare riso. Vuol dire piuttosto, che se vai una settimana in un luogo, specie se ha una ricca tradizione gastronomica, non è il caso di andare a mangiare al McDonald’s.

E parlando di luoghi con una forte tradizione enogastronimica, vien subito da pensare al sud Italia. Nello specifico, parliamo di Salento, e lo facciamo insieme ai responsabili del portale turistico villaggi-turistici-salento.it.

La soluzione dei villaggi e resort è storicamente legata ad un contesto in cui è generalmente possibile avere tutto a portata di mano: intrattenimenti, comfort, servizi, cibo. Una sorta di oasi curtense, in cui per avere ciò che desideri, devi solo schioccare le dita e, al massimo, muoverti di qualche metro.

Anche i villaggi, però, stanno subendo delle trasformazioni, in risposta al crescente sviluppo del turismo sostenibile e della ricerca delle tradizioni, specie in ambito enogastronomico. E va da sé che queste trasformazioni sono recepite con maggiore anticipo ed efficacia in quelle regioni in cui turismo e tradizione formano un connubio inscindibile”.

 

Anche qui è necessario fare alcune precisazioni: partendo dal presupposto che i villaggi turistici sono generalmente dei meltin pot di turisti provenienti da ogni dove, sarebbe impossibile pensare di abolire o sostituire integralmente le classiche “colazioni con buffet continentale” a vantaggio di qualcosa di strettamente tipico. Il passaggio però, in questi colossi della ricettività, avviene ed avviene in maniera graduale.

E’ sempre più facile infatti trovare nei buffet e nei menu di pranzo e cena, intere sezioni dedicate alla cucina regionale, come suggerimento per chi, anche in un resort, preferisce scoprire la bontà dei “Ciceri e Tria”, della “Scapece” e del “Pasticciotto Leccese”, piuttosto che mangiare una pizza o un hamburger”.

Pare tra l’altro che questo modus operandi ottenga un duplice beneficio: da una parte, soddisfa i turisti alla ricerca dello slow food e delle tipicità regionali; dall’altra, insinua il tarlo della curiosità nel turismo di massa, innescando un processo di richiesta non già previsto, attraverso il quale poi legare tutta una serie di attività collaterali che vanno dalle escursioni in cantine vitivinicole, in masserie, ecc.

Per un elenco delle attività enogastronomiche e delle specialità pugliesi e salentine, è possibile anche consultare il Portale Ufficiale del Turismo in Puglia alla sezione enogastronomia.

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