“Ci sono un sacco di cose che non sappiamo sui poeti. Ce li immaginiamo con la penna d’oca a struggersi per un amore o a guardare la luna smarriti, in attesa del verso che rimarrà in eterno. E invece ci sono poeti che hanno fatto cose orribili, lontanissime dall’animo nobile che siamo soliti affibbiagli, dall’idea che osservino la vita dall’alto di un piedistallo”.
Partendo da questo assunto, Paolo Agrati – poeta, performer, speaker e molto altro – ci porta per mano in un mondo poco noto, su cui sicuramente si è scritto non spesso, e ci racconta storie affascinanti, a volte poco poetiche, surreali, orribili, reali, su poeti e scrittori.
Un modo per mostrare sicuramente la debolezza, la normalità della poesia, e per strutturare un libro molto interessante, “Postumi da poesia” da poco pubblicato da Neo Edizioni nella collana “I nei”.
Agrati stesso si definisce poeta, addirittura mettendolo sulla carta di identità per anni. Non per un vezzo, per reale necessità. Non per essere presuntuoso, lo scrive nelle prime pagine del libro. E senza alcuna presunzione anzi, con un’ironia e una cura per la parola sorprendente, Agrati scrive in questo volume tante cose ben poco note su poeti e scrittori: ad esempio, pescando a caso tra le pagine che W. Burroughs ha fatto il disinfestatore, per un breve periodo. O che Patrizia Cavalli si è mantenuta giocando a poker. Molti più lavori li ha fatti nella sua turbolenta vita Dino Campana, probabilmente il “poeta che per sostentarsi ha cambiato più lavori”.
Il libro è originale, ben strutturato e ricco di aneddoti – nasce da un podcast e a novembre diventerà uno spettacolo prodotto dalla Fondazione Solares e dal Teatro delle Briciole di Parma. Attraverso le pagine i poeti e gli scrittori ci appaiono improvvisamente più vicini, più reali e umani. Agrati poi, che ha messo insieme questo collage di pezzi di vita e versi, non dimentica di inserirci tante, belle poesie – scanzonata quella di Giacomo Sandron, in apertura di volume, su a cosa servono i poeti.
È un libro inaspettato ed esilarante, sulla vita di poeti famosi e meno noti, da Leopardi a Bukowski, passando per Szymborska e Merini. In mezzo ai tanti nomi noti, ai tanti poeti che amiamo e stimiamo, scopriamo che anche Churchill, Obama e il nostro Sandro Bondi nella loro vita hanno scritto poesie. Spesso non all’altezza dell’inchiostro e della pagina su cui sono state scritte.
Agrati è poi superlativo quando racconta la storia della “Casa editrice Pulcino Elefante” di Alberto Casiraghi, che pubblica le sue opere usando la stampa a mano con caratteri mobili e realizza piccole edizioni di pregio a tiratura limitatissima. Negli anni ha pubblicato tra gli altri Alda Merini e Allen Ginsberg, onore a questa bella realtà.
Il vero punto di forza del libro è la scrittura dell’autore, in grado di rendere la poesia accessibile e divertente, rompendo l’immagine stereotipata del poeta come una figura seriosa e tormentata. Perché in fondo, come sottolineato anche da Agrati in uno dei capitoli più riusciti del volume, “conviene sempre fingere”, ispirato a uno dei poeti a cui sono maggiormente legato, Fernando Pessoa, che scriveva: “Il poeta è un fingitore / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente”.
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